Mutui trainati dalle surroghe, ma i prestiti per l’acquisto crescono solo del 4,7%. Torna positivo il credito al consumo

Nei primi mesi dell’anno i mutui dedicati all’acquisto della casa sono cresciuti del 4,7% rispetto al 2014. Sono invece più che raddoppiati gli altri tipi di mutuo, trainati dalle surroghe, addirittura quadruplicate. L’Osservatorio Assofin-Crif-Prometeia, distinguendo tra i tipi di finanziamento, giustifica il divario tra i dati delle erogazioni – che da mesi stanno registrando, soprattutto secondo l’Abi, un vero e proprio boom – e quelli sulle compravendite, che nel primo trimestre hanno registrato addirittura una frenata (seppur giustificata dalla tassazione più favorevole sull’acquisto di prime case entrata in vigore da inizio 2014, che ha comportato, secondo le Entrate, un incremento analogo delle transazioni nel medesimo periodo, “falsando” così il dato di inizio 2015).

Lo scenario
Secondo la trentottesima edizione dell’Osservatorio sul credito a dettaglio presentata questa mattina, 17 giugno, “nel corso del 2014 e nel primo trimestre del 2015 il mercato del credito alle famiglie ha mostrato segnali incoraggianti di distensione delle condizioni di offerta e di aumento della domanda, che si sono progressivamente riflessi nella crescita delle nuove erogazioni, sia nel comparto del credito al consumo sia in quello dei prestiti per l’acquisto di abitazioni”. La situazione finanziaria delle famiglie italiane “è rimasta solida, tuttavia i segnali di ripresa ancora deboli e la conseguente perdurante incertezza le hanno indotte a ricorrere al credito in modo ancora molto cauto”.

Il trend dei mutui
Nello specifico, i mutui per l’acquisto di abitazioni nel 2014 fanno segnare +6.6%, mentre “la componente residua degli “altri mutui” (aggregato che comprende mutui di surroga, di sostituzione, di liquidità, mutui per costruzione e ristrutturazione e mutui per il consolidamento del debito) fa registrare un aumento del +44.5%. Nel corso del primo trimestre 2015 la crescita si rafforza, nonostante una evoluzione più contenuta dei mutui d’acquisto (+4.7%), grazie all’impennata degli “altri mutui” (+129.1%). Tale trend è legato al boom delle surroghe (+319.3% nel 2014 rispetto all’anno precedente, +710.7% nel primo trimestre del 2015) tornate a essere convenienti per i bassi livelli dei tassi applicati ai nuovi mutui”.
Nel complesso – continua la nota diffusa da Assofin- Crif-Prometeia – “nel primo trimestre 2015 le surroghe rappresentano una quota pari al 20% del totale sia in termini di flussi di nuovi mutui erogati, sia in termini di numero di contratti di mutuo stipulati”. La quota coperta dal tasso fiso raddoppia rispetto all’inizio del 2014 e sfiora il 30% dell’erogato, mentre si riducono importo medio erogato e durata anche per effetto della componente di surroga.

La rischiosità
Secondo l’analisi dell’Osservatorio, il rischio legato al credito non ha subito sostanziali cambiamenti nell’ultimo anno, anche se il 2015 “si è aperto con indicazioni di miglioramento”. Di conseguenza, a marzo il tasso di default (ovvero l’indice di rischio che misura le nuove sofferenze e i ritardi di 6 o più rate nell’ultimo anno di rilevazione) del credito al dettaglio considerato nel suo complesso è lentamente sceso, attestandosi al 2,3%, allontanandosi ancora un po’ dal punto di massimo registrato all’inizio del 2010.
Per quanto riguarda il segmento dei mutui immobiliari, il tasso di default rimane stabile all’1,8%. Nel credito al consumo c’è invece una riduzione al 2,4%.

Il credito al consumo
Prestiti personali e finalizzati sono al centro dell’analisi dell’Osservatorio e registrano per la prima volta il segno più dopo anni negativi. I flussi finanziati hanno infatti fatto registrare un aumento del 2,5%, il numero di operazioni di finanziamento del 5,6%. E nel primo trimestre del 2015 la crescita accelera: i volumi erogati fanno segnare un +9,3%, le operazioni finanziate un +15,8%. Hanno trainato il mercato gli acquisti di auto e moto (+10,4% nel primo trimestre), insieme a quelli via carte rateali-opzione (+15,7%), “tipologia quest’ultima che, negli anni, ha mostrato una maggior tenuta”.
I finanziamenti finalizzati all’acquisto di altri beni/servizi (appartenenti a settori quali arredo, elettronica ed elettrodomestici, e altri beni e servizi finanziabili, tra i quali viaggi, spese mediche, palestre) dopo la flessione del 2014 (-3,2%), nel primo trimestre 2015 mostrano complessivamente una ripresa (+4,3%), “cui ha concorso la buona performance dei finanziamenti per arredo trainati dalla componente a tassi promozionali (spesso in abbinamento al c.d. “bonus mobili”)”.

Le prospettive
Per il futuro gli analisti si dicono moderatamente ottimisti: “Il consolidamento delle tendenze della prima parte del 2015, rafforzato dal graduale miglioramento macroeconomico, favorirà una ripresa della crescita delle consistenze di credito alle famiglie a partire dalla seconda parte dell’anno. Dopo le importanti restrizioni degli ultimi anni, le politiche di offerta saranno più distese per la rimozione dei vincoli di liquidità e l’aggiustamento patrimoniale già realizzato. Tuttavia, permangono alcuni elementi di incertezza prevalentemente legati al processo regolamentare, che potrebbero rappresentare un elemento di freno nelle strategie creditizie. Complessivamente, la crescita delle consistenze di credito complessivo si rafforzerà gradualmente nel biennio 2016-2017 (+3% medio annuo)”.

Annunci

Fondo garanzia mutui, 30 milioni alle giovani coppie

È entrato nel vivo il fondo di garanzia per i mutui per l’acquisto, ristrutturazione o accrescimento dell’efficienza energetica di case da adibire ad abitazione principale. Da febbraio a maggio, infatti, sono stati concessi alle giovani coppie finanziamenti garantiti per 30 milioni, mentre 82 sono in fase di erogazione.

A rendere noti i numeri relativi alla prima parte dell’anno, è stata l’Abi che ha comunicato i dati aggiornati. Secono l’associazione dei bancari italiani, il 53% dei mutui erogati con la garanzia del Fondo hanno riguardato la fascia di età fino a 35 anni mentre un altro 23% fino a 45 anni. La maggior parte dei finanziamenti (36%) è compresa fra i 100 e i 150mila euro. I tempi medi di erogazione sono di 27 giorni.

il Fondo rappresenta un fondamentale esempio di collaborazione tra banche e Istituzioni, a vantaggio delle famiglie che ancora scontano gli effetti della crisi ma aspirano ad acquistare l’abitazione principale. L’obiettivo è, infatti, continuare a favorire l’accesso al credito a nuclei in difficoltà, e soprattutto giovani coppie, con una dotazione da 600 milioni di euro che potrebbe garantire finanziamenti potenziali per 12-15 miliardi di euro.

Il Fondo – secondo l’ABI – contribuisce all’ulteriore spinta del mercato dei mutui che già registra una fase di grande rilancio, con un’impennata nei primi quattro mesi del 2015 di oltre il 55% rispetto allo stesso periodo del 2014″. Per quanto riguarda il suo funzionamento  il “Fondo di garanzia per la casa” controgarantito dallo Stato prevede il rilascio di garanzie a copertura del 50% della quota capitale dei mutui ipotecari erogati per l’acquisto, o la ristrutturazione per l’accrescimento dell’efficienza energetica, degli immobili adibiti a prima casa, con priorità di accesso per le giovani coppie o ai nuclei famigliari monogenitoriali con figli minori, nonché di giovani con contratti di lavoro atipico con età inferiore a 35 anni.

Relativamente ai requisiti per accedere al Fondo, va ricordato che la garanzia può essere richiesta da coloro che, alla data di presentazione della domanda di mutuo, non risultino proprietari di altri immobili ad uso abitativo, salvo quelli di cui abbiano acquistato la proprietà per successione e che siano in uso a titolo gratuito a genitori o fratelli.

Il modulo di domanda consente la richiesta di accesso per un massimo di due beneficiari; in caso di altri richiedenti potranno essere compilati ulteriori moduli di domanda, da inoltrare allegando i relativi documenti di identità. Ad ora – conclude l’ABI – sono oltre 130 le banche che via via stanno aderendo al Fondo, rappresentando più del 60% del mondo bancario. La lista è consultabile presso il sito del Gestore Consap www.consap.it. 

CREDITO DI IMPOSTA, CHE COS’E’? E COME SI CALCOLA?

Nuovo Documento di Microsoft Office Word (2)

IN TEMA DI CREDITO DI IMPOSTA : novita’ a seguito della circolare n. 17/E del giorno 24 aprile 2015.
L’agenzia delle Entrate (Direzione Centrale) con la circolare suddetta ha fornito alcuni chiarimenti in ordine, tra l’altro, al credito di imposta per il riacquisto prima casa.
CHE COS’E’?
Il credito di imposta per riacquisto “prima casa” sorge quando il contribuente, entro un anno dalla vendita di immobile acquistato con i benefici prima casa, procede all’acquisto di ulteriore prima casa.
In tal caso il credito di imposta che matura in capo alla parte acquirente è pari al minore degli importi tra l’imposta assolta in sede di primo acquisto e l’imposta assolta in sede di secondo acquisto.
La Circolare fa il seguente esempio: in sede di primo acquisto l’imposta corrisposta è di euro 4.500;
in sede di secondo acquisto l’imposta è di euro 3.200: il credito di imposta è quindi euro 3.200 e la differenza (euro 1300) è irrimediabilmente persa.
Ora si ponga il caso che vi sia nel secondo acquisto (sempre secondo l’esempio della circolare) una deduzione da preliminare di euro 1800: in tal caso il credito di imposta si utilizza solo per euro 1400 (3200-1800).
La novità del circolare consiste nel sancire la possibilità di utilizzare la parte di credito di imposta non fruita in sede di secondo acquisto agevolato ( pari ad euro 1800, che corrisponde alla imposta versata in sede di contratto preliminare) in diminuzione dalle imposte sui redditi delle persone fisiche o in compensazione di somme dovute ai sensi del dlgs 241/1997 (ritenute di acconto, contributi, premi assicurativi contro infortuni sul lavoro).
COME SI CALCOLA?
Calcolare il credito d’imposta è molto semplice.
Prima di tutto è necessario riconoscere il modo in cui è stata versata l’imposta in sede di primo acquisto.
Infatti un contribuente potrebbe aver versato l’imposta in sede di primo acquisto, a registro o ad IVA.
Per facilitare di seguito riportiamo 3 esempi:
1- il nostro contribuente in sede di primo acquisto ha versato l’imposta a registro, in questo caso in sede di secondo acquisto ( se l’imposta è sempre a registro) potrà scorporare immediatamente la vecchia imposta da quella nuova che sta per versare.
2- La stessa cosa avviene se in sede di primo acquisto ha versato l’imposta ad IVA e oggi sta riacquistando ad imposta di registro.
3- Diverso invece se in sede di primo acquisto il nostro contribuente ha versato l’imposta ad IVA e oggi ricompra ad IVA; in questo caso il credito d’imposta potrà essere applicato in sede IRPEF ovvero potrà essere scontato l’ano successivo in dichiarazione dei redditi.

Tasi-Imu: entro il 16 alla cassa, ECCO COME SI PAGA Aliquota aggiornata in oltre 1.200 Comuni

Scatta l’appuntamento con le tasse sulla casa. La prima chiamata allo sportello per Tasi e Imu è fissata per il 16 giugno e riguarderà sia proprietari che inquilini. La Tasi è infatti dovuta infatti da chiunque possieda o comunque detenga un immobile adibito ad abitazione principale; sugli altri immobili, invece, si somma all’Imu. Lo Stato ha fissato le aliquote minime e massime applicabili, lasciando poi libertà alle amministrazioni comunali nel fissare sconti e agevolazioni. La base imponibile per il calcolo della Tasi è la stessa utilizzata per l’Imu: quindi bisogna rivalutare del 5% la rendita catastale e moltiplicarla per 160.
ABITAZIONE PRINCIPALE: l’aliquota minima è dello 1 per mille, quella massima invece può arrivare allo 2,5 per mille. I Comuni possono alzarla di un ulteriore 0,8 per mille, portandola al 3,3 riconoscendo però detrazioni a favore delle famiglie numerose o delle fasce più deboli della popolazione.
SECONDE CASE: Si potrà arrivare all’11,4 per mille complessivo. Su seconde case e tutti gli altri fabbricati – uffici, negozi, capannoni e così via – si pagano sia l’Imu che la Tasi.
IMMOBILI DI LUSSO: Le 73mila case accatastate nelle categorie di pregio (A/1, dimore signorili; A/8, ville e A/9, castelli) continueranno a pagare l’Imu anche sulla prima casa, con un’aliquota massima del 6 per mille. Su queste case si pagherà anche la Tasi, sempre con aliquota massima del 3,3 per mille, ma il totale di Imu e Tasi non potrà superare il 6,8 per mille.
IMMOBILI IN AFFITTO: Anche in questo caso si pagherà sia l’Imu che la Tasi con il limite massimo dell’11,4 per mille.
L’Imu verrà pagata interamente dal proprietario, mentre la Tasi peserà anche sulle spalle dell’inquilino che dovrà versarne una quota compresa tra il 10% e il 30% a seconda della delibera comunale.
QUANDO SI PAGA: Le rate sono due, con scadenza il 16 giugno e il 16 dicembre. Nell’acconto che si pagherà a breve basterà versare il 50% di quanto pagato nel 2014, tenendo conto delle aliquote e delle detrazioni applicabili nel 2014. Non tutti i Comuni hanno infatti pubblicato le delibere con le nuove aliquote, avendo tempo per farlo fino al prossimo 28 ottobre. Il conguaglio in base alle novità disposte dalle amministrazioni verrà dunque effettuato con la rata di dicembre. Nei Comuni dove l’aliquota è già stata fissata (circa 1.200) si potrà pagare sia in base alla nuova delibera – eventualmente anche in un’unica soluzione – sia in base a quella dello scorso anno, senza incorrere in errore.
COME SI PAGA: Alla Posta o in banca, con bollettino di conto corrente postale o con modello F24 (come per l’Imu).
RAVVEDIMENTO OPEROSO: Per chi non riuscirà a pagare in tempo entro il 16 di questo mese, sarà comunque possibile versare l’importo dovuto anche con qualche giorno di ritardo, pagando una minima soprattassa.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

AGGIORNAMENTI DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Agenzia delle Entrate: doccia fredda sulla casa, -3% le transazioni nel primo trimestre del 2015

Dopo i dati positivi dell’ultimo trimestre del 2014, il primo trimestre del 2015 è una doccia fredda per la casa: -3% le compravendite rispetto allo scorso anno, -3,4% per l’intero comparto immobiliare. A dirlo è la Nota Omi dell’Agenzia delle Entrate, che però invita a leggere questi dati alla luce della tassazione più favorevole introdotta lo scorso anno.

Nei primi tre mesi del 2015 le compravendite degli immobili sono scese del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una flessione più marcata per il settore produttivo (-7,1%), per il terziario (-6,4%) e il commerciale (-5,2%). Secondo la nota, il dato è da leggere tenendo conto degli effetti dell’agevolazione fiscale introdotta dall’articolo 10 del Dlgs n. 23/2011.

A tal proposito, la nota ha specificato che i primi tre mesi del 2015 sono stati raffrontati con quelli del 2014, periodo in cui sono stati formalizzati molti acquisti che erano di fatto conclusi a fine 2013, proprio per avere i vantaggi fiscali rappresentati dall’applicazione di aliquote ridotte. Quindi, analizzando lo stesso dato depurato dalle transazioni avvenute nel primo trimestre 2014 per il nuovo regime fiscale agevolato, emerge nel primo trimestre 2015 un leggero rialzo del mercato immobiliare delle abitazioni, che segna un +0,8%, rispetto al dato osservato al lordo dell’effetto fiscale, che invece registra un calo del 3%.

Il mercato delle abitazioni

Nel primo trimestre del 2015 le compravendite di abitazioni sono state 95.448, in calo del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La perdita maggiore è stata registrata al Centro (-7,3%), che segue una serie di rialzi, anche in doppia cifra, rilevati nel corso di tutto il 2014. Al Nord è stato registrato un -2,4%, un valore poco al di sotto del dato nazionale, mentre al Sud è stato riportato un -0,8%.

La situazione nelle grandi città

Tra le principali città, ha fatto un balzo in avanti il mercato delle abitazioni a Palermo (+11,2%), seguito da Napoli (+3,6%) e Milano (+2%). Situazione pressoché stabile a Bologna (-0,1%) e Firenze (-1%); in calo, invece, Genova (-18,9%), Roma (-11,4%) e Torino (-9,5%). Rispetto ai Comuni capoluogo, che hanno perso il 4,6%, quelli non capoluogo sono riusciti a contenere le perdite, assestandosi a un -2,2%.

MUTUI

mutui

Chi vuole accendere un mutuo nel mese di giugno 2015, per quale soluzione deve optare? Meglio il tasso variabile (sceso sotto la soglia dell’1,5%,) o quello fisso (intorno al 2,5%)? Diamo uno sguardo alle condizioni, alle spese e alle migliori offerte del momento.

Tasso variabile e fisso per prestiti 20 anni

I tassi variabili di mercato più convenienti per prestiti da 100mila euro, da resituire in 20 anni, per l’acquisto di una casa del valore di 200mila euro sono quelli di IWBank Private Investments, Bancadinamica, Intesa Sanpaolo, Banca Popolare Commercio e Industria, Unicredit, i cui tassi e rate mensili sono adesso rispettivamente di 1,45%, 1,49%, 1,40%, 1,45%, 1,49% e 480 euro, 482 euro, 478 euro, 480 euro, 482 euro. I tassi fissi (sempre a 20 anni) migliori sono quelli di Intesa Sanpaolo, Hello Bank! Chebanca!, Banca Carige Italia, Webank con tassi di 2,35%, 2,55%, 2,50%, 2,58%, 2,69% e rate di 523 euro, 532 euro, 530 euro, 534 euro, 539 euro.

Tasso variabile e fisso per prestiti 30 anni

Se si prendono in considerazioni prestiti da restituire in 30 anni, per quanto riguarda i tassi variabili le banche che offrono condizioni più interessanti sono IWBank Private Investments, Banca Popolare Commercio e Industria, Unicredit, Hello Bank!, i cui tassi e rate mensili sono rispettivamente pari a 1,45%, 1,45%, 1,40%, 1,49%, 1,60% e 343 euro, 343 euro, 340 euro, 345 euro, 350 euro. I tassi fissi migliori sono quelli di Intesa Sanpaolo, Chebanca!, Hello Bank!, Webank, Bnl – Gruppo Bnp Paribas con tassi di 2,35%, 2,54%, 2,65%, 2,72%, 2,65% e rate di 387 euro, 397 euro, 403 euro, 407 euro, 403 euro.

NUOVA NORMATIVA APE

Si preannuncia un’estate molto ‘calda’ dal punto di vista del risparmio energetico. Sono in arrivo infatti novità importanti che riguardano la normativa sull’ape. La prima è l’entrata in vigore a luglio del decreto attuativo dell’articolo 5 del dl del fare, che ha lo scopo di rendere più omogenea e coordinata l’applicazione delle norme su tutto il territorio nazionale. Ma vediamo quali sono tutte le novità in arrivo.

Ape e decreto del fare

Il d.l. 4 giugno 2013 n. 63 (decreto fare), convertito in legge dalla l. 3 agosto 2013 n. 90, contiene infatti le disposizioni per il recepimento della direttiva 2010/31/ue, sulla prestazione energetica degli edifici, definendo un nuovo quadro legislativo riguardante i limiti di legge per nuovi edifici e ristrutturazioni rilevanti e il nuovo schema delle certificazioni energetiche.

Il 1º Luglio 2015 entrerà in vigore il decreto attuativo dell’articolo 5 del decreto fare, che ha aggiornato il d.lgs 192/2005, ossia il decreto che aveva introdotto in Italia, tra le varie cose, il concetto di certificazione energetica.

Tale decreto, necessario per aggiornare i contenuti del dpr 59/09 e del dm 26 giugno 2009 (linee guida nazionali in ambito energetico) si applicherà alle regioni e province autonome che non avranno ancora recepito la direttiva 2010/31/ue. Esso conterrà le nuove linee guida nazionali per l’attestazione della prestazione energetica degli edifici, che definiranno criteri generali, nuovi metodi di calcolo adeguati alla metodologia europea, classificazione degli edifici in base alla destinazione d’uso, procedure amministrative, nuovi format e nuove norme per il monitoraggio e il controllo della regolarità amministrativa e tecnica, requisiti minimi da rispettare per gli edifici nuovi, soggetti a ristrutturazione importante o a riqualificazione energetica.

Con le innovazioni introdotte dalla l. 90/13 la valutazione delle prestazioni energetiche sarà basata su un criterio relativo e non assoluto, come fatto attualmente; in altre parole l’edificio reale verrà confrontato con lo stesso edificio, dotato di involucro e impianti di prestazioni “minime”, definite per legge. Ciò significa che l’edificio di riferimento avrà caratteristiche geometriche, ubicazione, orientamento, destinazione d’uso identici all’edificio reale, ma caratteristiche termiche e parametri energetici di riferimento determinate dalla legge.

Un obiettivo della legge è definire più chiaramente i consumi energetici, consentendo all’utente di individuare meglio il consumo totale di energia e la quota di energia rinnovabile utilizzata, la qualità dell’involucro e degli impianti.

Altro scopo delle nuove linee guida sarà rendere più omogenea e coordinata l’applicazione delle norme per l’efficienza energetica su tutto il territorio nazionale, ad oggi estremamente varia a causa dell’autonomia regionale a cui abbiamo assistito in fase di recepimento della direttiva 2002/91/ce.

Attestato di prestazione energetica edifici pubblici e privati

Il decreto attuativo riguarda gli edifici pubblici e privati esistenti sottoposti a ristrutturazione, o di nuova costruzione e introduce quattro tipologie di interventi, ognuna caratterizzata da prescrizioni specifiche diverse, in funzione della percentuale di superficie disperdente dell’involucro interessata e del coinvolgimento o meno dell’impianto termico.

All’interno del decreto sarà presente, per la prima volta, una definizione tecnica di “edificio a energia quasi zero” e saranno previsti nuovi requisiti minimi sempre più stringenti (nuove trasmittanze per strutture opache e trasparenti) rispetto agli attuali. Tali requisiti, aggiornati almeno ogni 5 anni, prevedono che dal 1 gennaio 2021 tutti gli edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazioni importanti dovranno essere ad energia quasi zero.

Metodi di calcolo ape

Infine, l’ape cambierà aspetto, sia per quanto riguarda il format, sia nei contenuti, in quanto saranno introdotti nuovi metodi di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici e entrerà in vigore anche la parte 3 delle uni ts 11300:2010, che definisce le procedure per valutare il fabbisogno energetico per la climatizzazione estiva.

Tra le novità principali si segnala che l’indice di prestazione energetica globale dell’edificio e la conseguente classe saranno finalmente determinati in funzione di tutti i servizi presenti nell’edificio (climatizzazione invernale, climatizzazione estiva, acqua calda sanitaria, illuminazione e ventilazione).

L’ape conterrà anche gli indici di climatizzazione estiva, di illuminazione, l’indicazione dell’energia prelevata dalla rete e i vantaggi legati alle diagnosi energetiche ed agli interventi di riqualificazione energetica, con lo scopo di rendere più reali le raccomandazioni già oggi presenti sull’attestato.

Classi energetiche edifici

I limiti tra le classi di efficienza energetica non dipenderanno più dal fattore di forma dell’edificio, ma dall’indice di prestazione globale dell’edificio di riferimento, perciò ogni edificio avrà la sua scala.

L’indice di prestazione verrà sempre espresso in kwh/m2 di superficie,
Per tutti gli edifici (residenziali e non residenziali). Questa novità è fondamentale per continuare un processo iniziato nel 2005 con l’introduzione della certificazione energetica in Italia (d.lgs 192/2005) che, purtroppo, per diverse ragioni e, forse,  per un limite legato ai contenuti del certificato stesso non è mai stata recepita completamente.

La scommessa per tutti gli attori coinvolti nei vari processi legati al risparmio energetico degli edifici (sviluppatori, costruttori, installatori, professionisti, ecc.) sarà quella di comprendere il potenziale reale di questa nuova certificazione che, con tutti i contenuti descritti nei passi precedenti, permetterà di avere una fotografia molto più realistica dei reali consumi di un edificio o di un’unità immobiliare.