Quale sarà l’effetto della politica monetaria della Bce sui mutui a tasso fisso e variabile?

L’annuncio del presidente della Bce Mario Draghi, che si è detto disposto ad aumentare gli stimoli monetari a sostegno dell’economia a partire da dicembre, potrebbe avere importanti conseguenze sui mutui a tasso fisso e variabile. 

Secondo un articolo di Vito Lops, pubblicato sul Sole24ore, se già i tassi hanno risentito positivamene delle politiche di Quantitative easing, i nuovi stimoli potrebbero innescare un ulteriore ribasso degli spread. In particolare, per quanto riguarda i mutui a tasso variabile, l’annuncio di Draghi potrebbe portare sotto la soglia dello zero anche l’Euribor a sei mesi (a dire il vero il meno utilizzato per l’indicizzazione dei finanziamenti), che si unirebbe al tasso a tre mesi e un mese che ormai da gennaio viaggiano su valori negativi. Un fatto mai visto nella storia dell’eurozona.

Attualmente gli indici possono portarsi fino alla soglia del -0,2% che è l’attuale tasso sui depositi delle banche presso la Bce. Se però quest’ultima – come ipotizzato da alcuni – portasse i tassi al -0,3%, allora si potrebbe aprire un ulteriore scenario. Con un Euribor al -0,3% sarebbe infatti più difficile per le banche mantenere le politiche adottate con i nuovi contratti che stabiliscono che i tassi applicati non possono mai essere inferiori allo spread. Ovvero che in parole povere impediscono la somma algebrica tra lo spread e un Euribor negativo. Ma tale politica vale anche oggi solo per i nuovi contratti, provvisti di tale clausola, per gli altri, gli istituti di credito sono costretti a sottrarre allo spread l’Euribor negativo.

Conseguenze sui mutui a tasso fisso

Un’ulteriore espansione della politica di quantitative easing implicherebbe anche un nuovo acquisto di Bund tedeschi, con un conseguente ridimensionamento dei rendimenti. Considerando che L’Eurirs, ovvero l’indice di riferimento per i mutui a tasso fisso, è legato ai rendimenti del Bund, se questi scendono, scenderebbe anche il primo. L’effetto sarebbe quindi un ulteriore abbassamento ( a spread invariato) in termini nomali di 10-20 punti dei tassi applicati ai mutui a tasso fisso.

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