Detrazioni ristrutturazione e riqualificazione energetica: invio dati alle Entrate entro il 31 gennaio

Entro il 31 gennaio, i contribuenti che hanno sostenuto spese per gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica dovranno inviare i dati all’Agenzia delle Entrate. Le modalità di trasmissione sono state chiarite dalla Gazzetta Ufficiale n 17 del 22 gennaio 2016.

Secondo quanto previsto dal decreto legislativo n 175/2014 le informazioni disponibili in Anagrafe tributaria, i dati trasmessi da soggetti terzi e i dati contenuti nelle certificazioni verranno utlizzati dall’Agenzia delle Entrate per elaborare il 730 precompilato relativo ai redditi del 2015.

Secondo quanto si legge in Gazzetta, infatti, “Con riferimento ai bonifici relativi a spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riquali- ficazione energetica degli edifici, i cui dati sono già trasmessi da banche e Poste Italiane S.p.A., per le finalità di controllo di cui all’art. 3 del decreto ministeriale del 18 febbraio 1998, n. 41, così come modificato dal decreto ministeriale del 9 maggio 2002, n. 153, le comunicazioni contenenti l’ammontare delle spese sostenute nell’anno d’imposta precedente e i dati identificativi del mittente, dei beneficiari della detrazione e dei destinatari dei pagamenti, sono trasmesse all’Agenzia delle entrate in via telematica, anche ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi da parte dell’Agenzia delle entrate, entro il 31 gennaio di ciascun anno, a partire dai dati relativi al 2015″. 

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Investimento immobiliare Italia: tiene il rendimento del residenziale, crescono gli uffici e commerciale sempre al top

L’investimento immobiliare in Italia chiude il 2015 con rendimenti stabili nel settore residenziale (5,1%) e box (4,9%); cresce il segmento uffici (6,9%), mentre cala il commerciale, nonostante si confermi ancora il prodotto più redditizio, con un tasso pari al 7,2%. È quanto rileva l’ufficio studi idealista, che mette in relazione i prezzi di vendita e affitto delle diverse tipologie immobiliari per calcorare il loro rendimento lordo.

Più in generale acquistare un immobile di qualsiasi tipologia per metterlo a reddito produce rendimenti superiori a quelli dei Buoni del Tesoro a 10 anni (1,5%).

Secondo Vincenzo De Tommaso, dell’ufficio studi idealista, “il periodo si presenta particolarmente propizio per quei risparmiatori che vogliono assicurare i propri risparmi, trovando un’alternativa a banche e finanza, anche se bisogna mettere in conto una pressione fiscale maggiore sulla casa da mettere a reddito”.

Rendimenti nel residenziale

Tra le città capoluogo italiane, Biella (7,3%) resta il centro che garantisce i ritorni maggiori, seguita da Novara (6,6%) e Ragusa (6,5%). A livello di grandi centri, la redditività media lorda più alta spetta a Milano (5,5%) con rendimenti sopra la media nazionale. Il capoluogo meneghino precede Roma (4,9%) e Napoli (4%),che registra tassi tra i più bassi d’Italia. Oltre al capoluogo partenopeo, sono 4 i centri con redditività inferiore: Bolzano (3,9%), Salerno (3,7%), Cuneo (3,5%) e Siena (3,4%).

Rendimenti dei locali commerciali (no capannoni)

I locali commerciali sono il prodotto con i maggiori tassi di rendimento nelle città italiane monitorate, anche se accusano un calo dell’0,8% nell’ultimo trimestre che denota una moderata ripresa del settore retail, sopratutto sulle location premium. Nel segmento commerciale Rimini (14,1%) comanda la graduatoria dei rendimenti su Bergamo (12,8%) e Como (13,2%). Tra i capoluogi di regione bene Palermo (10%), Milano (9,8%) e Bologna (9%). Anche Napoli (8,5%) e Roma (8,4%%) presentano rendimenti sopra la media nazionale. Le città con meno appeal per gli investiotori sono Pescara (6,4%), Reggio Calabria (4,0%) e Firenze (2,6%).

Rendimenti degli uffici

È l’unico segmento che registra un lieve rialzo nell’ultima parte dell’anno sotto l’impulso dei primi chiari segnali di ripresa dell’occupazione. Ravenna (7,5%), Prato (7,2%) e Catania (6,8%) sono al top dei ritorni per i proprietari. Tra i grandi centri, Milano (6,8%), Roma (6,1%) e Napoli (5,7%) fanno un passo avanti rispetto all’ultimo quarter. Sul fondo della graduatoria troviamo Pesaro (3,8%) e Brescia (4,9%).

Rendimento dei box

I box auto sono il prodotto meno profittevole per gli investitori in quasi tutti i mercati monitorati, con rendimenti lordi comunque nettamente superiori ai buoni a 10 anni, anche nei “casi limite” di Firenze (1,8%) e Genova (2,9%). All’opposto, nelle città, dove trovare parcheggio può essere estremamente difficoltoso, i box possono rendere più dell’abitazione, come dimostrano i dati di Milano (7%) e Roma (6,5%), dove possedere un box è decisamente profittevole.

Draghi: “La Bce continuerà ad agire nell’ambito del suo mandato”

Nel replicare ai membri della Bce contrari a una politica ultra espansiva e a un ulteriore abbassamento dei tassi di interesse, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha fatto sapere che “la Bce continuerà a fare la sua parte per supportare la fiducia, la stabilità dei prezzi e una ripresa solida”. Draghi ha sottolineato che non sono i tassi bassi a bloccare le riforme e, per confutare questa tesi, ha citato gli esempi delle riforme del mercato del lavoro portate avanti da Spagna e Italia quando i tassi erano già scesi e delle riforme che sta ora portando avanti la Francia.

Conto termico, le novità per incentivarne l’utilizzo

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo del Mise approvato in Conferenza unificata, dopo l’accordo raggiunto con l’Anci e le Regioni, entra in vigore il provvedimento che dà il via libera al nuovo conto termico.

Si tratta della “disciplina per l’incentivazione di interventi di piccole dimensioni per l’incremento dell’efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili secondo principi di semplificazione, efficacia, diversificazione e innovazione tecnologica”. L’auspicio è che adesso si assista a un aumento della produzione di energia termica da fonti rinnovabili e degli interventi di efficienza energetica di piccole dimensioni.

Con l’accordo raggiunto, infatti, sono state introdotte importanti semplificazioni: l’eliminazione dell’iscrizione ai registri per gli impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore, elettriche o a gas, e caldaie a biomassa aventi potenza termica superiore ai 500 kW, la predisposizione di una lista di “prodotti idonei”, l’erogazione di importi non superiori a 5.000 euro in una unica rata, l’anticipo dei tempi di pagamento a 90 giorni dalla data di attivazione del contratto e la previsione di semplificare le modalità di compilazione della domanda attraverso il portale del Gse-Gestore dei servizi energetici (Portaltermico).

Con le modifiche in arrivo, per la Pa ci saranno tre nuovi interventi: trasformazione in “edifici a energia quasi zero” (Nzeb); sostituzione dei sistemi per l’illuminazione con dispositivi efficienti; installazione di tecnologie di gestione e controllo degli impianti termici ed elettrici degli edifici (building automation), inclusi sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore.

Vengono poi semplificate le modalità di prenotazione dell’incentivo da parte delle amministrazioni e la platea dei beneficiari viene allargata a cooperative sociali e società di patrimonio pubblico.

Il contributo, inoltre, sale al 50% per le opere di isolamento termico nelle zone climatiche E/F e al 55% se accompagnato dall’installazione di nuovi impianti di climatizzazione; arriva invece al 65% per la trasformazione in edifici Nzeb e la sostituzione dei sistemi illuminanti.

I privati, invece, avranno la possibilità di consultare sul sito del Gse (entro 90 giorni dall’entrata in vigore del Dm) un catalogo di prodotti, ad uso domestico, con requisiti tecnici idonei all’incentivazione: apparecchi con potenza termica fino a 35kW o superficie (collettori solari) fino a 50 mq, che sarà possibile selezionare direttamente, senza dover riportare i dati nella scheda-domanda e riducendo i tempi di presentazione e valutazione delle richieste.

Per attestare le spese sostenute saranno ammesse anche modalità di pagamento online e tramite carta di credito; i termini per l’erogazione del contributo, dalla conclusione della procedura, vengono dimezzati e passano da 180 a 90 giorni; mentre viene elevata la soglia affinché l’incentivo possa essere erogato in un’unica annualità: l’ammontare totale non dovrà superare i 5mila euro.

Banche commissionate e crisi del Monte dei Paschi: ma c’è davvero pericolo per i risparmiatori?

Quanto è avvenuto sul finire del 2015 a Banca dell’Etruria, Banca delle Marche e Casse di rispario di Ferrara e di Chieti, appena prima che entrassero in vigore le regole del bail in, ha messo tutti gli altri istituti di credito italiani sotto una costante lente di ingrandimento, nonché fissato un campanello d’allarme nelle teste di tutti i risparmiatori, pronto ad accendersi a ogni segnale.

Di motivi perché l’allarme scatti nei confronti del Monte dei Paschi di Siena ce n’è più di uno. Quasi inevitabile che, in una fase di mercato di per sé già piena di fibrillazioni, sull’istituto toscano si accentrassero tante diverse attenzioni.

Innanzitutto proprio per un effetto perverso del bail in, per l’applicazione del quale pure esistono ottime ragioni. Dato che questo prevede la partecipazione all’eventuale salvataggio anche dei correntisti con depositi superiori ai 100.000 euro, basta un sospetto, fondato o meno, per decidere che sia meglio far cambiare aria ai propri risparmi. Un effetto panico che nasce agli sportelli prima ancora che in Borsa, ma si ripercuote poi anche su di essa.

Nel caso di Mps fondamenti ce ne sono. Una settimana fa la procura di Milano ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini a carico di 13 persone, tra cui gli ex vertici dell’istituto, ex manager di Deutsche Bank e di Nomura, per una serie di operazioni finanziarie con le quali sarebbero state coperte le perdite dopo l’acquisto di Antonveneta. Nella nota di relazione di chiusura dell’inchiesta si legge che “nel bilancio consolidato di Mps dell’anno 2011 è stata rappresentata una perdita di circa 4,5 miliardi di euro, in luogo dei 6 miliardi effettivamente subiti.

Inevitabilmente l’istituto guidato da Fabrizio Viola è diventato immediatamente bersaglio. Nessuno ha voglia di fare la fine, se azionista, di quelli delle quattro banche di cui sopra, evitata per un soffio dai correntisti più abbienti. Dunque via i soldi dai conti e i titoli dal portafoglio. Chi ha subodorato ll’affare è partito in quarta con vendite allo scoperto. Tant’è che poi la Consob le ha vietate per due giorni.

A nulla sono valse le dichiarazioni dello stesso ceo, secondo il quale“l’andamento del tutto anomalo del titoli non ha alcun riscontro neifondamentali della banca”. Aggiungendo che i conti sono in miglioramento, grazie a uno sforzo straordinario. L’intenzione è di metterlo nero su bianco al più presto, tanto che è stato deciso di anticipare dal 5 febbraio al 28 gennaio la presentazione della trimestrale.

Anche il finanziere Davide Serra aveva cercato di fornire, in qualche modo, un assist all’istituto, affermando che per la prima volta la sua Algebris si stava interessando alle obbligazioni senior e subordinate delll’istituto senese. Che, da parte sua, le prova tutte per accaparrarsi liquidità, collocando sul mercato una cartolarizzazione da 1,62 miliardi con sottostante contratti di leasing a piccole e medie imprese e privati originati dall’istituto.

Il rimbalzo in Borsa

Ma l’emorragia non si arrestava. Dall’inizio dell’anno al 20 di gennaio Montepaschi aveva perso il 56% della sua capitalizzazione, scendendo abbondantemente al di sotto dei 2 miliardi. Poi, in un colpo solo, è arrivato il +43% di giovedì 21. Un risultato dettato sicuramente dall’esito della riunione della Bce, al termine della quale Mario Draghi ha indistintamente parlato di situazione solida del sistema bancario europeo. Specificando che anche in Italia non c’è bisogno di alcuna ricapitalizzazione. Ma la seduta di Mps è andata ben al di là di quella degli altri istituti di credito nostrani. Segno che, per molti, era giunto il momento delle prese di profitto vista la valutazione raggiunta dalle azioni (che erano arrivate a 0,51 centesimi).

Se è stato l’inizio di un recupero si vedrà (intanto venerdì la seduta di Mps si è aperta senza riuscire a fare prezzo per eccesso di rialzo). Il premier Matteo Renzi ha affermato che la banca di piazza del Campo avrebbe bisogno di un partner ed è un ottimo affare. Ma, finora, tutti i nomi accostati al dossier si defilano.

Nuove regole sui mutui: maggiore trasparenza e più tutele per i consumatori

Con l’approvazione del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2014/17/Ue, il governo ha fatto un passo importante verso il recepimento di una normativa che cambierà il mondo dei mutui, garantendo maggiore trasparenza e più tutele per i consumatori.

Pausa di riflessione prima della firma

Tra le principali novità della direttiva Med (Mortgage credit directive) c’è sicuramente la cosiddetta “pausa di riflessione”. L’aspirante mutuatario ha infatti diritto a un periodo di riflessione di almeno sette giorni durante il quale potrà confrontare le offerte sul mercato e valutarne le implicazioni per prendere così la decisione migliore.

Merito creditizio dell’aspirante mutuatario

Il consulente finanziario dovrà informare il consumatore nel caso in cui una richiesta di credito comporti un peso difficilmente sostenibile per il creditore. Le banche potranno controllare le banche dati che contengano informazioni importanti sul consumatore.

Mutuatari morosi

Si tratta di uno dei capitoli più interessanti della nuova direttiva. Impone alle banche di esercitare un ragionevole grado di tolleranza prima di dare avvio a pignoramenti ed esecuzioni forzate su immobili su cui grava un’ipoteca. Inoltre viene stabilità l’esdebitazione in seguito della vendita all’asta: se in seguito all’esecuzione forzata dell’immobile rimane una parte del credito in capo alla banca, questo credito può essere cancellato

Valutazione standard degli immobili

I finanziatori dovranno adottare metodi standard per la valutazione degli immobili ai fini della concessione di un’ipoteca.

Coefficienti Istat per la rivalutazione degli affitti di gennaio 2016

L’istituto di statistica nazionale ha pubblicato l’indice dei prezzi al consumo (foi) relativo a gennaio 2016 che deve essere preso in considerazione anche per l’adeguamento del canone d’affitto.

Molti contratti non specificano rispetto a quale calcolo si adegua il canone di locazione, se con scatto mensile o annuale. Ma diversi proprietari per prassi applicano la media annuale. Alcuni contratti prevedono inoltre che il calcolo dell’adeguamento istat si applichi al 75%,  mentre altri al 100%

L’ultima rivelazione istat dell’indice dei prezzi al consumo dell’istat è la seguente:

Indice generale FOI  107, 2

Variazione % rispetto al mese precedente 0,0

Variazione % rispetto allo stesso mese dell’anno precedente 0,0

Variazione % rispetto allo stesso mese di due anni precedenti +0, 1%

Dati positivi per i prezzi delle case in Europa, che nel terzo trimestre del 2015, su base annua, hanno segnato un aumento del 2,3% nella Ue-19 e del 3,1% nella Ue-28. In controtendenza il nostro Paese dove i valori delle abitazioni sono diminuiti del 2,3%.

I prezzi delle case negli Stati Membri

Nel terzo trimestre del 2015, l’aumento maggiore si è registrato in Svezia 8+13,7%), Austria (+9,3%), Irlanda (+8,9%), Danimarca (+7,2%). Scendono i prezzi in lettonia (-7,6%), Croazia (-3%), e Francia (-1,2%).

Crescono del 3,1% i prezzi delle case in Europa, ma in Italia segnano -2,3%

Rispetto al trimestrer precedente, il prezzo delle case è aumentato dell’1,0% nell’eurozona e dell’1,3% nell’Ue-28. Crescono dello 0,3% i valori in Italia. I rialzi più forti si sono avuti a Malta (+6,2%), Irlanda (+4,5%), Austria (+4,1%), Svezia e Regno Unito (+3,9% ciascuno), mentre i cali più marcati si sono avuti in Ungheria (-5,9%), Slovenia (-3,5%) ed Estonia (-1,9%).

Al via la tessera professionale europea: giù le barriere lavorative per gli agenti immobiliari

Da ora in avanti per gli agenti immobiliari si apre un mercato  di ambito europeo. Entra in vigore, infatti, lunedì 18 gennaio la nuova tessera europea dei professionisti, una sorta di passaporto, grazie alla quale sarà più facile ottenere il riconoscimento delle proprie qualifiche da parte degli altri Paesi, con un taglio di tempi e costi burocratici.

Tessera professionale europea 2016

La novità –  che per il momento interessa cinque categorie: inferimieri, farmacisti, fisioterapisti, guide alpine e appunto agenti immobiliari – è contenuta nel decreto legislativo che recepisce la direttiva 2013/55. Il testo è stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri a novembre scorso per essere sottoposto al parere della Conferenza Stato-Regioni e delle competenti Commissioni parlamentari, prima dell’approvazione definitiva dell’Esecutivo.

La ‘card’ è una procedura elettronica che velocizza il riconoscimento dei titoli professionali negli altri Paesi. Un ‘passaporto’ elettronico che testimonierà come il professionista abbia superato ogni procedura per ottenere il riconoscimento della qualifica professionale nel Paese ospitante. Riguarda sia i professionisti italiani che intendono esercitare in un altro Paese sia – viceversa – i professionisti europei che vogliono esercitare in Italia.

Qualifiche professionali ue

Sarà più facile il trasferimento, anche solo temporaneo, dell’attività in un altro Paese dell’Unione, o anche il riconoscimento del tirocinio professionale svolto all’estero. Basterà collegarsi al sito dell’Unione Europea e registrarsi, compilando i campi richiesti dalla domanda telematica. Una volta inviata la richiesta, si dovrà attendere alcuni giorni: tre settimane per le domande di esercizio temporaneo all’estero; fino a 3 mesi invece per chi intende stabilirsi definitivamente in un altro Paese Ue.