Perché siamo tanto ottimisti nell’acquistare appartamenti o nell’avviare attività… e perché è un bene

Gli ottimisti dominano il mondo. Gli imprenditori ottimisti che guidano l’economia, i politici ottimisti che vogliono ottenere molto e naturalmente noi, che quando siamo ottimisti non possiamo essere fermati.

Perché è un bene? Immaginiamo questa situazione. Siamo alla ricerca con il partner di un appartamento per dare vita a una famiglia e ci imbattiamo nella casa dei nostri sogni. Facciamo quindi i conti: calcoliamo gli stipendi di ognuno, ipotizziamo in che modo possa cambiare la situazione da qui ai prossimi venti anni, valutiamo le varie spese e prendiamo la decisione. “Lo compriamo”. Chiediamo un mutuo e ci imbarchiamo nella più grande spesa della vita.

Un momento. E se lo rifiutano a uno dei due? E se lo rifiutano a entrambi? Se i pagamenti vengono sospesi? Se aumenta il valore dell’Euribor? Perché siamo tanto ottimisti? Secondo gli psicologi dell’età evolutiva, c’è una spiegazione all’irrefrenabile ottimismo che pervade gli esseri umani: per la società in generale, è meglio essere ottimisti che pessimisti.

Immaginiamo questa scena 50.000 anni fa: un inverno durissimo, un’era glaciale che non finiva mai (l’ultima è terminata 12.000 anni fa), l’attacco di un virus che ha colpito intere tribù, vedere i propri figli morire per malattie sconosciute, vedere le donne morire di parto, avere fame, spostarsi da un luogo all’altro a piedi, invecchiare a 50 anni, subire inondazioni, affrontare guerre.

Chiunque avrebbe potuto essere pessimista e dire “mi ritiro nella caverna e mi lascio morire, questo mondo è un disastro”. Ma, come spiegato dal fisico e scrittore statunitense Leonard Mlodinow, nonostante tutti questi ostacoli apparentemente insormontabili, la natura ci ha fornito i mezzi per avere un atteggiamento ottimistico forse poco realista, ma di grande aiuto.

Nelle circostanze avverse, ciò che ha sempre aiutato l’essere umano è l’ottimismo, non il pessimismo. A volte si tratta di un ottimismo irrazionale, ma non era quello di cui parlava Steve Jobs? Nel suo libro “Subliminal, come il tuo inconscio governa il tuo comportamento”, Mlodinow ha spiegato: “Quando affrontiamo la vita, l’ottimismo poco realista può essere l’ancora di salvezza che ci mantiene a galla”. Secondo gli evoluzionisti questa caratteristica è stata regolata, perché le tribù più ottimistiche o che hanno sviluppato un ottimismo irrazionale sono quelle che sono sopravvissute.

Anche oggi, nel bel mezzo della crisi, cerchiamo sempre di essere ottimisti e quando dobbiamo prendere decisioni economiche, come acquistare una casa o investire in Borsa, vediamo il futuro con ottimismo. Naturalmente, a volte sbagliamo. E perché? Perché mentiamo a noi stessi. Questo è ciò che fa un ottimista: mentirsi. A tal proposito, secondo Mlodinow “il nostro inconscio ci dà il meglio quando ci aiuta a creare un sentimento positivo e amabile del nostro io, una percezione di potere e controllo in un mondo pieno di situazioni più grandi di quelle che può affrontare un essere umano”.

Sul posto di lavoro amiamo gli ottimisti che ci tirano su il morale quando siamo giù: “Forza ragazzi, possiamo farcela”. Mlodinow ha spiegato: “Chi sta bene con se stesso si mostra più disposto a collaborare nelle negoziazioni, a trovare una soluzione costruttiva. Gli ottimisti riescono anche meglio a risolvere i problemi, sono più motivati e perseveranti nelle sfide”.

Gli allenatori sportivi e i neurologi sanno che quando il corpo umano è soddisfatto e appagato rilascia dopamina, mentre quando si deprime produce cortisolo, che inibisce e induce in errore. L’ottimismo aiuta a superare i problemi. Negli Stati Uniti c’è un detto: “Fingi fino a quando non è verità”. Gli psicologici definiscono questa attitudine “campo di distorsione della realtà” e consiste nel convincere se stessi e gli altri che si può ottenere ciò che si desidera.

La maggior parte dei successi provengono da persone che, in misura maggiore o minore, hanno creduto in loro stesse, nel loro progetto e nelle loro decisioni. Mlodinow ha aggiunto: “E’ molto probabile che i più grandi successi dipendano dal grado di ottimismo della persona”.

Ricordate quando Steve Jobs ha detto ai suoi dipendenti che dovevano realizzare un cellulare rivoluzionario? Tutti hanno risposto: “Steve, è impossibile, produciamo computer”. E Jobs ha replicato: “Daremo vita al miglior cellulare del mondo”. Che ottimista! Hanno pensato alcuni ingegneri.

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Come sfruttare al massimo il proprio balcone e trasformarlo in ciò che si desidera

Un balcone può essere trasformato in tutto ciò che si desidera. Con un po’ di gusto è possibile rendere lo spazio accogliente. Ecco qualche interessante idea per arredarlo e sfruttarlo al meglio.

Doveri e obblighi per l’ agente immobiliare

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L’ agente immobiliare non é solo una persona che mette in contatto chi affitta o vende con chi sta cercando casa. Fa molto di piú e ció che fa é viene disciplinato dalla legge. Vediamo allora i doveri e gli obblighi a cui é sottoposto l’ agente immobiliare.

L’ agente immobiliare non é una persona che si improvvisa mediatore e richiede una provvigione al cliente, vediamo quali sono i doveri ed i diritti di una figura cosí importante al momento di concludere un contratto di locazione.

Sottostá alla legge con veri e propri doveri e obblighi che ne definiscono la sua figura come agente immobiliare.

Vediamo allora cosa deve garantirti un vero agente immobiliare.

Affidare ad una terza persona la vendita, affitto o la ricerca della tua casa, significa mettere nelle sue manid elle risorse dalle quali dependerá il tuo futuro stesso.

In primis quindi bisogna assicurarsi che questa persona sia un profesionista e possa essere all’altezza della tua fiducia.

L’ agente immobiliare infatti debe essere iscritto al R.E.A della Camera di Commercio e al Registro delle imprese, dati che, in caso contrario, non si ha diritto a richiedere una provvigione o indennizzi di nessun tipo .

Si tratta quindi del primo dovere che deve soddisfare un agente immobiliare e di un tuo diritto a richiedere che questa condizione sia adempiuta.

Un secondo dovere dell’ agente immobiliare é quello di porsi come asistente, nella guida dei suoi clienti, e non come mero mercante.

Debe infatti guidare i clienti dell’acquisto, vendita o affitto secondo le reali necessitá e bisogni, aiutandoli ad individuare la soluzione ideale per loro.

L’ agente immobiliare pertanto é tenuto a:

  • effettuare una corretta valutazione immobiliare, che può essere eseguito a titolo oneroso oppure gratuito, per determinare il valore di mercato dell’immobile.
  • Richiedere al venditore tutti i documenti e le informazioni utili affiché la tratativa vada a buon fine.
  • Fornire i documenti richiesti alla controparte, mostrando la reale situazione dell’immobile, senza nascondere informazioni disincentivanti la conclusione della tratativa.
  • Segnalare a entrambe le parti i costi che la contrattazione porterá. Per rendere limpida la trattativ senza spiacevoli sorpresa.
  • Fornire assistenza in ogni tappa della contrattazione, fino alla stipula del contratto e in alcuni casi anche dopo.

In conclusione essere un agente immobiliare significa essere la persona di fiducia in un momento importante dei propri clienti, non significa solo rispettare la normativa, ma è fondamentale far sí che i propri clienti possano dare piena fiducia e che siano consapevoli di averla ben riposta.

Per guidarti nella ricerca del tuo agente immobiliare di fiducia ti invitiamo a leggere anche il nostro post “Scegliere bene con chi stipulare il contratto di agente immobiliare”, in cui davamo anche una serie di domande da porre all’ agente per verificarne l’ attendibilitá e poterne riporre così la piena fiducia.

 

Spese condominiali inquilino e proprietario, come devono essere suddivise

La suddivisione delle spese condominiali tra inquilino e proprietarioè argomento di grande interesse. Spesso non è chiaro chi debba pagare cosa. A fornire un’ulteriore spiegazione è l’Agefis (Associazione dei geometri fiscalisti), che ha ricordato l’esistenza di tabelle approvate dalle rispettive organizzazioni sindacali di categoria che possono essere utili per capire qual è la ripartizione.

In particolare, l’Agefis ha risposto al seguente quesito: “Sono sul punto di procedere alla stipula di un contratto di affitto relativo ad un’unità immobiliare ad uso abitazione. Il mio quesito è questo: la quota di spese condominiali che vengono addebitate mensilmente è a carico al 100% del conduttore o in parte deve essere divisa con i proprietari?”.

Ecco la risposta: “In linea di principio le spese per gli oneri di conduzione del condominio, definibili come di natura ordinaria, in sostanza le spese che l’amministratore addebita ai condomini periodicamente (di solito su base mensile) correlate all’acquisto di servizi – quali fornitura energia elettrica per illuminazione parti comuni, pulizia scale, eventuale manutenzione aree verdi – e di beni, quali combustibile per il riscaldamento, sono poste ad esclusivo carico del conduttore, mentre quelle a carattere straordinario sono a carico del proprietario, salvo diversa pattuizione contrattuale”.

E ancora: “Al fine di definire quelle che, appunto, sono mere pattuizioni contrattuali tra proprietario dell’unità immobiliare locata e conduttore, esistono varie tabelle utilizzabili per la ripartizione delle spese condominiali. Tali tabelle sono approvate dalle rispettive organizzazioni sindacali di categoria (proprietari e inquilini) e tutte forniscono indicazioni basate in accordo con la normativa (di derivazione soprattutto codicistica) vigente. Deve, tuttavia, essere sottolineato il fatto che, trattandosi di documenti di prassi che, nonostante siano state concordate tra parti rappresentative di interessi diffusi, tuttavia non rappresentano, né potrebbero rappresentare, atti vincolanti tra le parti contrattuali, a meno che non siano state recepite dai regolamenti condominiali ed esplicitamente richiamate nei singoli contratti di locazione”.

Riqualificazione energetica e ristrutturazioni, i bonus e le detrazioni fiscali per il 2016

Ristrutturare la propria casa o migliorarne l’efficienza energetica nel 2016 diventa un po’ più semplice. Sono molteplici, infatti, i bonus e le detrazioni fiscali previste. Ecco gli incentivi che possono essere sfruttati e rendere dunque meno oneroso intervenire sulla propria abitazione.

Riqualificazione energetica – Prevista una detrazione fiscale del 65%, che vale anche per gli interventi fatti nelle parti comuni degli edifici condominiali. C’è un limite massimo di spesa, che varia a secondo dell’intervento di riqualificazione.

Cessione della detrazione fiscale – Per il 2016, inoltre, è prevista la possibilità di cedere ai fornitori che hanno eseguito i lavori la detrazione fiscale spettante per gli interventi di riqualificazione energetica delle parti comuni degli edifici condominiali. Tale facoltà è riservata ai soggetti che si trovano nella no tax area, pensionati, dipendenti e autonomi.

Ristrutturazioni – Previsto un bonus fiscale del 50%, fino a massimo complessivi 96mila euro per unità immobiliare. Qualora gli interventi abbiano come oggetto l’adozione di misure antisismiche, la detrazione arriva al 65%. Il bonus riguarda anche l’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe non inferiore alla A+, o alla A per i forni, fino all’importo massimo di 10mila euro.

Novità sull’anatocismo bancario, sarà la fine degli interessi sugli interessi sui mutui?

Il deputato Sergio Boccadutri, che ha proposto l’emendamento al decreto banche, l’ha definito “la fine di una pratica fastidiosa contro i cittadini”. Sitratta dell’anatocismo, ovvero la maturazione di interessi sugli interessi. La modifica introdotta in commissione finanze stabilisce che il tempo minimo per la maturazione degli interessi in banca sia superiore a un anno. Non sarà possibile, dunque, “aggiornare” trimestralmente l’ammontare di quanto dovuto, aggiungendo gli interessi al capitale.

Così reciterà la prima parte della versione dell’articolo 120 del Testo unico bancario, una volta che le nuove disposizioni dovessero essere approvate in via definitiva: “a) nei rapporti di conto corrente o di conto di pagamento sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori, comunque non inferiore a un anno; gli interessi sono conteggiati il 31 dicembre di ciascun anno e, in ogni caso, al termine del rapporto per cui sono dovuti; b) gli interessi debitori maturati, ivi compresi quelli relativi a finanziamenti a valere su carte di credito, non possono produrre interessi ulteriori, salvo quelli di mora e sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale”.

A ciò si aggiunge che gli interessi debitori diverranno esigibili il primo marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati, a meno di una chiusura del rapporto, che li renderebbe immediatamente esigibili. Il cliente può autorizzare, anche in via preventiva, l’addebito degli interessi sul conto al momento in cui essi diventano esigibili.

Molto positiva la prima reazione delle associazioni dei consumatori, da anni impegnate contro l’anatocismo. A un più attento esame della norma, però, si sono defilate Adusbef e Federconsumatori, secondo le quali l’emendamento Boccadutri “lo legalizza invece di sopprimerlo, vanificando 25 anni di sentenze di Cassazione e Consulta”. Senza ulteriori modifiche, secondo le due organizzazioni, saranno inevitabili ulteriori ricorsi alla giustizia.

“Una polpetta avvelenata per favorire gli esclusivi interessi delle banche e danneggiare i consumatori, che oltre al danno devono subire perfino la beffa, sia sugli interessi di mora che potranno produrre ulteriori interessi in contrasto con le consolidate sentenze di Cassazione, che con il consenso preventivo richiesto dalle banche ai consumatori affinché gli interessi passivi possano diventare capitale”.

Più prudenziale l’atteggiamento del Codacons, che alle prime notizie trapelate sull’emendamento quando era in discussione in commissione, dove è stato approvato venerdì, aveva manifestato entusiasmo, affermando che l’anatocismo è una pratica illegale che costa agli italiani una cifra pari a 2 miliardi di euro all’anno. “Gli istituti di credito che continuano a far pagare ai clienti gli interessi sugli interessi vanno duramente puniti con maxi-sanzioni milionarie e giungendo al loro commissariamento” aveva affermato il presidente Rienzi.

Ora dagli uffici dell’associazione sostengono di “non aver ancora avuto modo di approfondire bene la nuova normativa in tutti i suoi aspetti. Certamente se ci sono elementi che vanno in direzione contraria alla tutela dei consumatori, agiremo di conseguenza”.

La discussione si è già fatta calda anche a livello politico. Facile prevedere battaglia in aula, dove il decreto approda martedì, ma si profila un esame accelerato dall’ennesimo ricorso alla fiducia.

Pista di atterraggio, 5 aerei e piscina: questa è la casa di John Travolta in Florida (Fotogallery)

Pista di atterraggio, 5 aerei e piscina: questa è la casa di John Travolta in Florida (Fotogallery)

La casa di John Travolta in Florida è davvero incredibile. La proprietà dell’attore famoso per aver interpretato pellicole indimenticabili come “La febbre del sabato sera”, “Grease” e “Pulp Fiction”, comprende due piste di atterraggio e un hangar con 5 velivoli di diverse dimensioni, tra cui un Boeing 707 del valore di 85 milioni di euro.

Per costruire questa casa all’estremità di una pista di atterraggio del campo di aviazione di Ocala, Travolta ha speso 2,5 milioni di dollari. L’attore, che è anche un esperto pilota, utilizza i suoi aerei per recarsi sui set. E’, inoltre, da più di un decennio volto della compagnia aerea australiana Qantas, che di tanto in tanto gli consente di mettersi alla guida dei suoi aerei commerciali più grandi.

La Bce taglia i tassi d’interesse: cosa cambia per i mutui?

La decisione della Bce di tagliare i tassi di interesse riducendoli al minimo storico potrebbe avere effetti non solo sui mutui ancorati a questo parametro di riferimento, ma anche su quelli legati all’Euribor. Ma vediamo cosa cambia per chi ha già acceso un finanziamento e per chi invece vuole chiederne uno.

Che Mario Draghi stesse preparando l’artiglieria pesante era già chiaro a tutti sin da gennaio, ma il numero uno della Banca centrale europea è riuscito ancora una volta a sorprendere per l’entità delle misure messe in campo. Prima fra tutte quel taglio a zero assoluto del tasso di riferimento, vale a dire permettere al sistema bancario di finanziarsi presso l’istituto centrale senza spendere un centesimo.

Situazione che, combinata con lo 0,40% (prima era lo 0,30%) che le banche dovranno, invece, pagare per tenere fondi presso l’Eurotower è un messaggio chiaro e preciso: per fare utili, i soldi dovete investirli altrove. Il board della Bce vuole che finiscano il più possibile a far girare l’economia reale, finanziando imprese e famiglie.

Effetti taglio tassi bce sui nuovi mutui

Che, a loro volta, avranno più convenienza a spendere i propri soldi e a chiedere finanziamenti che non a investire i propri soldi in titoli di Stato o depositi destinati a non rendere nulla. Il momento ideale, insomma, per chiedere un mutuo. Quelli di nuova accensione sono destinati a essere maggiormente influenzati da quest’ulteriore abbassamento dei tassi di interesse, che si accompagna anche al rinnovato e ampliato quantitative easing da 80 miliardi al mese (a partire da aprile) e che potrà riguardare, per la prima volta, anche titoli del comparto non finanziario, purché abbiano un rating “investment grade”.

Non che possano esserci grandi balzi all’indietro, rispetto ai tassi già piuttosto striminziti che vengono proposti oggi (la media si aggira sul 2,8%), ma qualcosa si finirà per limare ancora. Lo stimolo all’acquisto di case innanzitutto e di altri beni durevoli in seconda battuta è tra gli obiettivi di rilancio dell’economia che la Bce si è posta rendendo ulteriormente accomodante la sua politica.

D’altra parte le analogie della curva del tasso di riferimento con quella dell’Euribor a tre mesi, benchmark di una larghissima fetta dei mutui a tasso variabile erogati in Italia, sono una concreta misurazione di come l’ulteriore calo della prima, fino ad appiattirsi del tutto dovrebbe riverberarsi anche sulla seconda. In misura, però, comunque limitata, dato che codesto saggio è già da tempo in territorio negativo di quasi un quarto di punto ed è impensabile che arrivi a calare di un altro mezzo punto percentuale. Insomma, il costo delle rate dei mutui calerà ancora, ma certamente non il cento per cento del ritocco praticato dalla Bce si trasferirà su questa voce.

Effetti taglio tassi bce sui mutui già accesi

Stesso discorso anche per chi le rate già le paga, per un mutuo a tasso variabile in corso. In questo caso, però, bisognerà avere anche un po’ di pazienza, senza attendersi che già la prossima scadenza riporti una cifra inferiore, dato che il calcolo avviene rispetto a una media dell’euribor che di norma non viene rinnovata ogni mese, ma si basa su un arco temporale più lungo. È bene che ognuno, con la dovuta calma, si riguardi bene le condizioni del proprio finanziamento, per valutare se vale la pena cercare un altro prodotto con il quale effettuare una surroga.

Naturalmente si ripropone anche l’annosa alternativa tra fisso e variabile. Il secondo viene offerto anche all’1%, per il primo difficilmente il tasso è inferiore al doppio. Ma, per un orizzonte temporale lungo, può essere un’occasione irripetibile. Bisogna dare la propria personale risposta alla scommessa che riguarda tutti: quanto a lungo potranno durare tassi così? Negli Stati Uniti sono andati avanti per sette anni.

La “app” che ti permette di controllare tutto ciò che accade in casa con un solo dito

Uno dei principali aspetti negativi che potrebbe caratterizzare nel futuro le “case intelligenti” è il miscuglio di applicazioni e dispositivi installati in base alle diverse esigenze. La varietà, in questo caso, rischia di non essere un vantaggio. Per questo l’azienda Wink ha pensato a una soluzione.

Questa start-up newyorkese, nata a giugno del 2014, ha creato un’app grazie alla quale gestire tutti i dispositivi connessi. L’azienda ha fatto sapere che tramite questa applicazione, disponibile per iOS e Android, è possibile controllare fino a 100 dispositivi differenti.

In un momento in cui colossi come Google, Microsoft, Samsung e Apple si stanno focalizzando sulle “case smart”, Wink ha deciso di inserirsi, ma senza voler creare concorrenza. Anzi. Il suo obiettivo è far sì che tutti i dispositivi, indipendentemente dalla marca e dalla tecnologia che utilizzano, possano essere gestiti da un’unica applicazione.

L’applicazione è compatibile con una grande varietà di dispositivi, indipendentemente dalla tecnologia che utilizzano per comunicare: wifi, Bluetooth, Z-Wave, ZigBee… Quando la piattagorma ha mosso i suoi primi passi, Nathan Smith, cofondatore di Wink, ha spiegato: “Vogliamo che funzioni con qualsiasi dispositivo intelligente installato in casa, anche con quelli che non sono stati ancora creati”.

La “app” che ti permette di controllare tutto ciò che accade in casa con un solo dito

Wink è riuscito ad “allearsi” con 26 grandi marchi, da Bosch a Phillips, che hanno deciso di realizzare dispositivi per trasformare le nostre abitazioni in “case intelligenti”. Tutti questi dispositivi possono essere collegati alla piattaforma. Questa è la chiave del successo: l’unione fa la forza.

Un punto che l’azienda ha tenuto a precisare è che non ha alcuna intenzione di fare concorrenza. Non vuole entrare in competizione con le altre imprese del settore, ma vuole collaborare con loro.  Tanto che dalla sua pagina web è possibile acquistare prodotti di varie marche. Uno dei prodotti di punta di Wink è Relay, un touch screen dal quale si possono controllare gli apparecchi installati in casa.

La “app” che ti permette di controllare tutto ciò che accade in casa con un solo dito

Quando sembra che tutto ormai sia già stato inventato, c’è sempre qualcuno pronto a sorprendere e a dimostrare che le cose si possono fare in modo differente. Ed è proprio il caso di Wink. Un caso reso ancor più emblematico se si pensa che la sua impresa madre, Quirky, è fallita pochi mesi fa. Wink però è riuscita a catturare l’interesse della multinazionale Flextronics, che ha deciso di acquistarla per 15 milioni di dollari (circa 13,8 milioni di euro).

Cedolare secca 2015, gettito a +17,9%

Registra un gettito pari 2.012 milioni di euro (+17,9%) la cedolare secca sugli affitti, incremento indotto anche da un aumento delle frequenze dei contributi versati che mostra un maggiore utilizzo di questo regime di tassazione nei contratti di locazione immobiliare. A renderlo noto il Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicando il documento sulle entrate tributarie dello scorso anno.

A quanto pare, dunque, la cedelore secca funziona bene. I dati del Tesoro sono stati analizzati da Confedilizia e il presidente, Giorgio Spaziani Testa, ha fatto sapere: “Il successo che sta riscuotendo la cedolare secca nel campo degli affitti abitativi, conferma quanto sia stata giusta la scelta di introdurre un sistema di tassazione proporzionale e semplificato per i redditi derivanti da un bene già gravato da imposte di natura patrimoniale (attualmente, Imu e Tasi), con il quale tanti risparmiatori garantiscono la disponibilità di abitazioni in affitto in Italia”.

Il presidente di Confedilizia ha poi aggiunto: “I dati delle Finanze dovrebbero indurre Parlamento e Governo a riflettere sulla necessità di estendere il più possibile questo regime virtuoso d’imposizione, in particolare prevedendo l’applicabilità della cedolare anche agli affitti di negozi e uffici: in tale comparto, infatti, la somma di ben sette tributi a carico dei proprietari porta la tassazione ad erodere fino all’80% del canone di locazione, senza contare le spese di manutenzione dell’immobile e l’eventuale indennità di avviamento. Si tratterebbe di una misura che avrebbe, fra gli altri, il pregio di aiutare il commercio e l’artigianato e di contribuire a combattere la desertificazione e il degrado di tante aree urbane”.