Brexit, quali saranno gli effetti sui mutui?

Se c’è un indice che, finora, non ha subito contraccolpo alcuno dallavittoria del “leave” una settimana fa nel Regno Unito è l’Euribor. Basta una rapida scorsa ai grafici degli ultimi giorni per constatare che il principale riferimento per determinare i costi dei mutui non solo non è salito su nessuna scadenza ma, anzi, sulle più lunghe è ancora marginalmente sceso: il tre mesi da -0,27 a -0,28 per cento, il sei mesi da -0,16 a -0,18 per cento.

Dunque, nell’immediato chi sta per chiedere un mutuo non riscontrerà cambiamenti rispetto a prima che i britannici cominciassero ad avere uno status di “futuri extracomunitari”. Ma quelli ipotecari sono, per lo più finanziamenti a lungo termine, dalle durate che si calcolano sovente in decadi. E, in quest’orizzonte temporale, che l’evento di giovedì scorso non abbia conseguenze è tutto da verificare.

Facile prevedere che, trovandosi a dover affrontare il campo di ipotesi che si fanno piuttosto nebulose, data anche l’assenza di un precedente con la situazione che si potrà verificare, ancora più persone scelgano di abbandonare l’incerto a favore del certo, scegliendo un tasso fisso che è oggi ai minimi storici e, seppur ovviamente più costoso di un variabile allo stato attuale, permette di non dovere fare i conti con scenari ancora non del tutto prevedibili.

Ma cos’è, nel concreto, che potrebbe indurre l’Euribor a invertire la marcia e tornare in territorio positivo? La causa scatenante potrebbero essere gli interventi che, con ogni probabilità, dovrà compiere la Banca d’Inghilterra, se la sterlina dovesse andare incontro a ulteriori deprezzamenti. Rispetto al 13% perso in poche ore nei confronti del dollaro, la valuta britannica si è leggermente ripresa, ma si naviga ancora a vista e gli esperti non escludono ulteriori discese. In questo caso, l’istituto centrale potrebbe vedersi costretto ad alzare i tassi, in presenza di inevitabile inflazione, rendendo, in una fase di interessi ancora appiattiti intorno allo zero, particolarmente attrattivi gli investimenti denominati in sterline.

Eventuali fughe di capitali potrebbero convincere altre banche centrali che sia arrivato il momento di porre una stretta alla circolazione di denaro facile. Non sembra una prospettiva immediata, visto che la Fed ha, piuttosto, mostrato l’intenzione di rinviare il suo secondo rialzo, preoccupata dalle turbolenze di mercato, ma non è da escludere tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo.

A questo punto sì che finirebbe per muoversi anche l’euribor, benchmark della maggior parte dei mutui erogati, finendo per alzare il costo di questi ultimi. Ma non è il solo motivo per cui può accadere, almeno per determinati istituti. Come sottolinea Roberto Anedda,direttore marketing di Mutuionline, sulle banche italiane si è già scatenato il sell off e gli analisti si sono affrettati a passare dal consiglio di acquistare tali titoli a una posizione neutrale.

Per gli istituti meno solidi, e tra quelli di piccole-medie dimensioni ve ne sono, come recenti storie ampiamente dimostrano, questo potrebbetradursi rapidamente in un maggior costo di finanziamento, che finirebbe per riversarsi su chi, a sua volta, chiede di essere finanziato. Anedda rimarca, però, che questo vale per una minoranza dei potenziali nuovi mutui, dato che la grande massa viene erogata dalle banche di maggiore dimensione.

Infine, c’è da valutare a cosa vada incontro un cittadino comunitarioche intenda chiedere un mutuo in territorio britannico, da ora in poi. Anche in questo caso ci si muove nell’ambito delle ipotesi, che troveranno concretezza soltanto nella fase negoziale con le istituzioni dell’Unione che Londra non pare proprio intenzionata ad affrettarsi ad aprire. Non c’è dubbio che quello riservato ai membri della Ue fosse un percorso differenziato e privilegiato, purché avesse lavoro e un conto corrente nel Regno Unito, grazie alla tracciabilità della “storia creditizia” di chi facesse richiesta.

Difficile che le banche britanniche cambino radicalmente atteggiamento all’istante, ma anche negli uffici prestiti di queste si naviga a vista e una maggiore prudenza potrebbe dover essere messa in conto. Non meno difficoltà rischiano di incontrare, di qui a poco, sudditi di Sua Maestà che lavorino e chiedano un finanziamento sul Continente.

 

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“Il mercato si sta riprendendo dopo otto anni di tempesta, ora c’è ha bisogno di fiducia per riattivare gli investimenti”

L’abbassamento dei tassi di interesse sui mutui e le riforme introdotte per far ripartire il settore immobiliare stanno dando risultati sperati e il mercato, finalmente, dà gli auspicati segnali di ripresa. Adesso si ha bisogno  – commenta a idealista news, Aldo Mazzocco, head of group of real estate di  Cdp e Presidente di Assoimmobiliare – di un’iniezione di fiducia che riattivi gli investimenti di medio e lungo termine, perché “nessuno investe somme consistenti a cinque-sette anni se non ha fiducia nella ripresa”.

Il mercato immobiliare verso la ripresa

Secondo Mazzocco, al fronte del real estate della Cassa Depositi e Prestiti e presidente dell’associazione dell’industria immobiliare: “A forza di abbassare i tassi, spingere il credito e introdurre riforme per far ripartire il mercato, questo finalmente sta dando segnali di ripresa. Adesso è importante che il mercato creda in se stesso e si riattivino investimenti di medio e lungo termine sullo sviluppo e la riqualificazione delle città. Ci vuole fiducia perché nessuno investe somme consistenti a cinque sette anni se non ha fiducia nella ripresa”.

Il problema però non riguarda il mattone, ma tutto il sistema economico e finanziario. “Il sistema bancario soffre, l’Europa non cresce, quindi non è il settore immobiliare che non sta facendo la sua parte, anzi, nonostante tutto, si sta riprendendo dopo otto anni di tempesta”.

Il lavoro di Cassa Depositi e Prestiti

Da gennaio a capo del real estate di Cassa Depositi e prestiti,Mazzocco svela le direttrici di lavoro di Cdp nei prossimi mesi. “Lavoreremo secondo tre linee di interesse: smart housing che include anche il social housing, l’infrastruttura immobiliare per il turismo, el’infrastruttura immobiliare per la pubblica amministrazione. I progetti vengono scelti sulla base di tre priorità: uso degli immobili della Cassa stessa – ricordo che la Cassa ha due miliardi di patrimonio – riuso degli immobili in senso lato, sia delle amministrazioni locali che centrale, e riqualificazione delle città”.

Ma come rendere il patrimonio immobiliare italiano attraente per gli investitori stranieri? “Gli investitori stranieri amano le cose semplici.Noi veniamo da settant’anni di alta inflazione, dove l’immobiliare aveva un valore di per sé, di difesa dall’inflazione, che fosse proprio in ordine e fosse produttore di reddito non era così rilevante. Noi stiamo cercando di ristrutturare e di mettere a reddito il patrimonio immobiliare per renderlo più attraente per gli investitori stranieri”.

Il rendimento da affitto del box auto supera quello di un appartamento

In Italia l’investimento in immobili è sempre più redditizio. Secondo i dati pubblicati dall’ufficio studi idealista, negli ultimi 12 mesi sono cresciute le performance di tutti i prodotti analizzati ad eccezione del commerciale (7,4%), che comunque rimane il segmento più promettente.

Buone notizie quindi per i proprietari d’immobili, soprattutto quelli che hanno visto incrementare notevolmente il rendimento dei box fino al 6,3%, dal 3,9% dell’anno scorso. In crescita anche uffici (7,3%) e residenziale (5,1%).
Più in generale, acquistare un immobile di qualsiasi tipologia per metterlo a reddito frutta rendimenti di almeno tre volte superiori a quelli dei Buoni del Tesoro a 10 anni (1,4%). Lo rileva l’ufficio studi idealista, che mette in relazione i prezzi di vendita e affitto delle diverse tipologie immobiliari per calcorarne il rendimento lordo*.

Rendimenti nel residenziale

Tra le città capoluogo italiane, Trapani (7,8%) segna i ritorni sull’investimento maggiori, seguita da Biella (7,5%) e Alessandria (7%). A livello di grandi centri, Milano e Torino 5,4% sono al top, seguite da Firenze (5,1%) con un saggio pari alla media nazionale. A Roma il rendimento da affitto si ferma al 5%, mentre Napoli segna un 4,1%. I centri con redditività più bassa sono Caserta, Siena, Massa e Pesaro con un indice pari al 3,6%.

Rendimenti dei locali commerciali (no capannoni)

I locali commerciali sono il prodotto con i maggiori tassi di rendimento nelle città italiane monitorate, anche se accusano un calo dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In sostanza, non si registrano variazioni significative a livello generale, mentre a livello di mercati locali Milano (13,3%) diventa la regina del settore retail, sotto la spinta delle location premium. Rendimenti a due cifre anche per Rimini (11,7%) e Lecce (11,4%). Le città con meno appeal per gli investitori sono Foggia (6,9%), Ragusa (6,7%) e Caserta (6,4%).

Rendimenti degli uffici

Piacenza (11,7%) e Bergamo (10,2%) presentano i maggiori ritorni per chi ha investito in uffici, la cui domanda in acquisto è decisamente più bassa che in passato. Sopra la media del periodo si segnala anche Como (8,5%).

Tra i grandi centri Milano sale al 7% e Roma al 6,7%. Sul fondo della graduatoria troviamo Ferrara (5,1%) e Pesaro (4,3%).

Rendimento dei box

I box auto sono il prodotto che ha segnato il maggiore rimbalzo sul fronte dei rendimenti rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, attestandosi al 6,3%.
Complici i prezzi in picchiata, vola la redditività a Bergamo (8,3%) e Modena (8%). I box rendono più dell’abitazione anche a Milano (7,3%) e a Roma (6,2%). Ferrara (4,8%) invece è il centro dove il box rende meno, ma anche in questo caso i ritorni sull’investimento restano nettamente superiori ai Btp a 10 anni

Imu e Tasi, tutte le regole per l’acconto del 16 giugno 2016

Anche quest’anno arriva immancabile il tax day, termine ultimo per il pagamento della prima rata della Tasi e dell’Imu 2016. Il 16 giugno i proprietari di prime case di lusso e di immobili diversi dall’abitazione principale dovranno versare l’acconto dell’imposta municipale e della tassa sui servizi indivisibili. Ecco tutte le novità di quest’anno e le informazioni utili per il versamento dell’Imu e della Tasi.

Anche al rent to buy si applicherà il procedimento per convalida di sfratto

La Commissione Finanze del Senato ha approvato un emendamento che prevede l’applicazione, anche per il contratto di rent to buy, del procedimento per convalida di sfratto. Lo ha fatto sapere Confedilizia, che dall’introduzione dell’istituto aveva segnalato il problema delle garanzie per il proprietario nelle fasi patologiche del rapporto.

La Confederazione della proprietà immobiliare ha spiegato che si tratta dei casi in cui il proprietario non riceva più il corrispettivo convenuto per il godimento dell’immobile oppure di quelli in cui, al termine del periodo stabilito, non venga rispettato l’impegno all’acquisto e il “conduttore” permanga nell’immobile.

Confedilizia si è detta grata ai relatori del provvedimento, i senatori Marino e Zeller, per aver dato soluzione a un problema che ha contribuito fortemente al mancato avvio di uno strumento di cui il mercato immobiliare ha grande necessità.

Come sono cambiati i prezzi delle case dal 1927 al 2012

Dal 1927 al 2012, al netto dell’inflazione, i prezzi delle case sono più che triplicati, mentre nelle grandi città sono quintuplicati. A renderlo noto la pubblicazione “I prezzi delle abitazioni in Italia, 1927-2012” della Banca d’Italia.

Secondo quanto emerso, l’aumento risulta largamente superiore a quello dei costi di costruzione, che in termini reali sono poco più che raddoppiati. Oltre due terzi dell’aumento del prezzo delle case intervenuto tra il 1950 e il 2012 è attribuibile alla variazione del prezzo dei terreni edificabili.

L’aumento del rapporto tra ricchezza e Pil registrato in Italia a partire dalla metà del secolo scorso risente, in larga misura, della crescita dei prezzi reali delle abitazioni; sebbene l’aumento dei prezzi possa rendere più difficile l’acquisto di un’abitazione per coloro che non ne possiedono, questo risultato ridimensiona le preoccupazioni sulle tensioni distributive che possono derivare dalla crescita del rapporto tra la ricchezza e il prodotto.

L’indagine, in particolare, ha evidenziato che in termini reali i prezzi delle case calano dal 1927 all’inizio degli anni Quaranta; è solo attorno alla metà di quel decennio che i prezzi reali tornano sui livelli del 1927. Dal 1946 alla seconda metà degli anni Sessanta i prezzi reali segnano un incremento relativamente contenuto. A partire dagli anni Settanta, pur mostrando cicli di diversa durata e intensità, i prezzi delle abitazioni registrano una rapida crescita: dal 1970 al 2007 (punto di massimo del ciclo immobiliare) quasi triplicano in termini reali.

La crescita dei prezzi reali delle case intervenuta dalla metà degli anni Sessanta contribuisce a spiegare larga parte dell’aumento del rapporto tra ricchezza delle famiglie e Pil. In Italia, già nel 1951 il 40 per cento delle famiglie erano proprietarie dell’abitazione di residenza; nel 2012 la quota di proprietari ha sfiorato l’80 per cento.

In un Paese in cui la proprietà della casa è tanto diffusa, l’aumento del prezzo delle abitazioni tende ad avere effetti perequativi. Ciò che si aggrava è il problema abitativo di chi non possiede una casa e ambisce ad acquistarne una, un problema che riguarda oggi meno del 20 per cento della popolazione.

Casa, con i prezzi in ribasso si torna a prediligere i tagli più grandi

Con il calo dei prezzi delle case sono cambiate anche le richieste e le tipologie più ampie sono tornate ad essere le predilette. In particolare, dal 2013 si è notata nelle grandi città una diminuzione progressiva delle percentuali sui tagli più piccoli, come monolocali e bilocali, e un aumento per quelli più ampi, dal trilocale in poi. A renderlo noto l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa.

Torna a interessare il trilocale

Come evidenziato, questo è avvenuto proprio a causa del ribasso dei prezzi che ha reso possibile l’acquisto di immobili più ampi, soprattutto il trilocale, scelto da tante giovani coppie che hanno saltato la classica fase in cui si acquistava prima il bilocale per poi passare all’appartamento con una camera in più.

Anche gli investitori, da sempre orientati sul bilocale, tendono a preferire il trilocale, di piccole dimensioni se ubicato in località turistiche. Nelle città universitarie si sceglie perché, in questo modo, c’è una camera in più da poter affittare.

Meno spese condominiali

E’ stata notata, inoltre, una sempre maggiore attenzione al contenimento delle spese legate all’immobile, soprattutto quelle condominiali. Fatto che porta di frequente a scegliere condomini o immobili che consentono questo tipo di risparmio. Per tale ragione piacciono le nuove costruzioni, sebbene spesso la domanda si scontra con problemi di prezzo elevato.

L’attenzione alle energie rinnovabili e alla classe energetica

In base alle indicazioni rilevate da La Ducale Spa, società di sviluppo immobiliare del Gruppo Tecnocasa, l’acquirente oggi, soprattutto in riferimento a case nuove, risulta molto sensibile a tematiche ambientali quali l’utilizzo di energie rinnovabili e la classe energetica, da cui ne discende evidentemente un’attenzione verso il risparmio sui costi di gestione.

Le richieste più frequenti

Un’architettura moderna, verde condominiale, soprattutto in città, ma con un occhio sempre ai costi e parti comuni curate sono plus che attirano i potenziali acquirenti. Terrazzi o pertinenze esterne fruibili, ormai intesi come un continuum dell’appartamento, e luminosità sono le richieste più frequenti dei clienti durante la ricerca della loro casa ideale.

Per quanto riguarda gli interni, la differenza maggiore rispetto al passato riguarda la superficie dei locali e la gestione degli spazi. Negli anni passati c’era un frequente utilizzo di corridoi, ripostigli e disimpegni e le stanze avevano superfici decisamente maggiori rispetto a quelle attuali.Oggi la tendenza è quella di razionalizzare gli spazi ed eliminare tutto ciò che non sia strettamente funzionale. E’ aumentato l’utilizzo di superfici open che favoriscono la luminosità e la sensazione di spazio.

L’interesse per il design

Tutto ciò è stato reso possibile anche grazie a un cambiamento nel mondo dell’arredo. Oggi, ad esempio, le cucine sono parte integrante della sala, veri e propri oggetti di design. Gli armadi e i letti sono meno ingombranti, vengono ridotte o eliminate tutte le parti e i componenti di arredo che non sono legate all’utilizzo del mobile.

Talvolta può capitare inoltre che si tenda a privilegiare il design a scapito della funzionalità o della praticità. Il design risulta essere molto amato dagli italiani.

La casa concepita come un rifugio

Da quanto emerso, infine, l’idea che hanno oggi gli acquirenti di casa è comunque strettamente legata all’idea di benessere personale. La casa viene intesa come un rifugio sicuro, un luogo dove isolarsi dal lavoro e dallo stress del mondo esterno.

Oggi la tendenza è quella di voler vivere all’interno di una casa, di un condominio che funga da micro-habitat riparato, ma dotato di tutti i comfort. Chi acquista casa oggi desidera il miglior luogo possibile dove vivere e far crescere la propria famiglia.