Nuova sentenza sulla provvigione: quando è dovuta?

Dalla Corte d’Appello di Lecce arriva una nuova sentenza che mette in luce un aspetto fino a poco tempo fa non chiaro relativo al diritto di provvigione dell’intermediario. Nel dettaglio, chiarisce cosa accade quando il cliente che desidera acquistare l’immobile non ne è poi l’effettivo fruitore.

La sentenza, la n. 688/2016, dichiara che la provvigione è dovuta anche nel caso in cui una casa acquistata grazie al lavoro del mediatore non sia destinata al cliente con cui ha svolto la trattativa, ma a terzi. Basti pensare al caso diffuso in cui i genitori acquistano una casa per i propri figli.

La decisione, del resto, è coerente con la definizione giuridica del diritto alla provvigione. L’intermediario ha diritto alla provvigione quando il suo contributo risulta determinante nella conclusione dell’affare. In altre, parole quando il contributo dell’intermediario e la conclusione dell’affare sono legati da un rapporto causale. Quindi, non è importante come l’agente realizza l’affare nelle sue fasi formali, ma il risultato stesso dell’affare, ovvero il raggiungimento del risultato economico perseguito dalle parti. Pertanto l’acquisto dell’immobile che viene realizzato a nome di un soggetto diverso dalle parti coinvolte, consiste semplicemente in una scelta effettuata dall’acquirente in base alle proprie necessità personali che non interrompe il rapporto di causalità in oggetto.

Inoltre, già le sentenze n. 25851/2014 e n. 4758 del 2012 della Corte di Cassazione stabilivano che l’accordo finale non è necessario sia in tutto e per tutto corrispondente a quanto stabilito durante la fase di trattativa. Pertanto, non è d’obbligo l’intervento del mediatore durante tutte le fasi della contrattazione.

In generale, la giurisprudenza ritiene che il diritto del mediatore al compenso vada ricollegato principalmente alla utilità effettiva dal lavoro svolto. Di conseguenza, anche la situazione in cui il mediatore reperisce o fornisce indicazioni al contraente lo rende legittimato ad una provvigione: l’unico vincolo prevede che il lavoro di ricerca e consulenza sia effettivamente opera dell’agente in questione e che il servizio offerto venga poi valorizzato da entrambe le parti.

Rendimenti immobiliari al top nel III trimestre 2016 (tabelle città)

L’investimento immobiliare convive con il clima d’incertezza economica degli ultimi 12 mesi e diventa sempre più redditizio. Secondo i dati analizzati dall’ufficio studi idealista le performance di tutti i prodotti immobiliari sono in crescita, a fronte di un rendimento del Btp a 10 anni tornato intorno al 2%.

Il rendimento lordo che offre l’investimento in abitazioni da mettere in affitto è cresciuto fino al 5,4%, dal 5,1% dell’anno scorso e performa bene in tutti i grandi mercati.

Lo studio calcola il rendimento lordo mettendo in relazione il prezzo di vendita e quello d’affitto di differenti prodotti immobiliari. A garantire i ritorni maggiori, con un 8,7% a fronte dell’8% di un anno fa, è il segmento commerciale. Crescono notevolmente anche gli uffici – dal 6,9 al 7,6% – e i box, che si attestano al 6%, dal 4,9% di dodici mesi fa.

Rendimenti nel residenziale

Tra le città capoluogo italiane, Trapani (8,1%) segna i migliori ritorni sull’investimento, seguita da Biella (8%). A livello di grandi centri, Milano è al top con il 5,7%, seguita da  Torino 5,5 %. I rendimenti da affitto poi toccano il 5,1% a Firenze e il 5% a Roma. Tra i grandi mercati del sud, Catania offre la redditività più interessante, con un 5,7%. Nella parte bassa della graduatoria stazionano Massa (3,7%), Venezia (3,7%) e Siena (3,6%).

Rendimenti dei locali commerciali (no capannoni)

I locali commerciali rimangono il prodotto con i tassi di rendimento più alti nella maggior parte delle città monitorate. Milano (14,8%) è la regina del settore retail, seguita da Treviso (13,4%) e Livorno (12,3%). Altre 10 città presentano rendimenti a due cifre, da Bologna (11,6%) a Palermo (10,1%). Le città meno appealing per gli investitori sono Siena con il 4,4% e Ferrara con il 3,4%.

Rendimenti degli uffici

Tra le città capoluogo, Modena (7,9%) è quella che offre il rendimento annuo lordo da locazione più elevato sugli uffici. Il capoluogo emiliano precede di un soffio Catania e Verona al 7,8% e Vicenza con il 7,6%. Dalla parte opposta del ranking troviamo Pesaro (4,1%), Monza e Bolzano, entrambe con il 5,1%.

Rendimento dei box

I box auto hanno superato i rendimenti medi delle abitazioni nell’ultimo anno.
Un andamento confermato in alcune grandi piazze monitorate in questo report, come Roma e Palermo , entrambe con rendimenti al 6,6%, seguono Firenze (5,2%) e Napoli (4,4%).

A Catania (2,6%) il posto auto è il meno profittevole, ma vale la pena di notare che anche in questo caso il rendimento lordo supera i buoni a 10 anni.

* il rendimento da affitto viene inteso al lordo di imposte (imu, cedolare secca) e le spese di gestione

Sondaggio congiunturale abitazioni, Banca d’Italia: “Prezzi stabili e meno margine di sconto

Prezzi stabili per le case e meno margine di sconto. Questo è il dato principale che emerge dal “Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia” relativo all’ultimo trimestre 2016 e condotto congiuntamente dalla Banca d’Italia, da Tecnoborsa e dall’Agenzia delle Entrate. L’indagine riguarda l’andamento recente e le prospettive a breve termine del mercato degli immobili residenziali.

Le interviste si sono svolte tra il 27 settembre e il 21 ottobre 2016 e al sondaggio hanno partecipato 1.404 agenzia immobiliari.

Secondo quanto emerso dal sondaggio, nel terzo trimestre del 2016 sono rimasti ancora largamente prevalenti i giudizi di stabilità dei prezzi delle abitazioni, ma si è ridotta la quota di agenti che ne riportano una flessione, sia nel quadro corrente sia in quello atteso nel breve termine. Il margine medio di sconto sulle quotazioni di vendita rispetto alle richieste iniziali del venditore è diminuito; si consolida l’incremento del numero di potenziali acquirenti.

Riflettendo le condizioni favorevoli nel mercato del credito, l’incidenza degli acquisti finanziati da mutui e il rapporto medio tra prestito e valore dell’immobile sono ulteriormente aumentati. Le attese degli agenti sono favorevoli sia sull’evoluzione a breve del proprio mercato di riferimento sia su quella di medio termine (due anni) relativa al mercato nazionale.

Prezzi delle abitazioni

Sul fronte dei prezzi delle case, nel terzo trimestre del 2016 la quota di operatori che riportano una stabilità dei prezzi di vendita è salita al 64% (erano il 54,4 nella scorsa indagine); la percentuale di coloro che indicano una diminuzione si è ridotta sensibilmente, attestandosi al 34,6% dal 43,9 nel trimestre precedente (51,5 nella rilevazione di un anno  fa).

Il miglioramento riflette in particolar modo gli andamenti delle aree urbane dell’Italia centrale, dove l’incidenza delle risposte di flessione si è pressoché dimezzata, portandosi al 25,2%; la quota di risposte che segnalano un aumento è rimasta stabile al 3,7%.

Compravendite

La quota di agenzie che ha venduto almeno un’abitazione è lievemente aumentata rispetto alla rilevazione precedente (al 72,9% dal 71,3). Il saldo tra la quota di agenzie che riportano un aumento del numero dei potenziali acquirenti e quella delle agenzie che segnalano una diminuzione è salito a 4,6 punti percentuali, da 1,7 nell’indagine precedente, avvicinandosi ai valori di un anno prima (6,1 punti).

Incarichi a vendere

Il saldo tra le risposte di aumento e di diminuzione delle giacenze di incarichi a vendere è rimasto sui livelli della precedente rilevazione (a 0,7 da 1,4 punti percentuali); quello delle risposte relative ai nuovi mandati è invece diminuito, scendendo su valori lievemente negativi (-1,3 da 5,7 punti percentuali), a fronte del 61,9% dei giudizi di stabilità.

Le principali cause di cessazione dell’incarico rimangono legate al divario tra prezzi offerti e domandati, anche se la quota di chi segnala proposte di acquisto a prezzi ritenuti troppo bassi per il venditore si è ridotta al 55,3% (dal 68,8 della precedente indagine); la percentuale di chi segnala che i prezzi richiesti sono ritenuti eccessivamente elevati dai potenziali acquirenti è rimasta pressoché stabile (al 52,7%).

Anche la quota di agenzie che riconducono la decadenza dell’incarico alla difficoltà degli acquirenti di ottenere un mutuo è risultata sostanzialmente stazionaria rispetto al trimestre precedente, su valori storicamente bassi (21,7%; 27,8 un anno prima).

Trattative e tempi di vendita

Il margine medio di sconto sui prezzi di vendita rispetto alle richieste iniziali del venditore si è ridotto, al 13%, da 14,5 del secondo trimestre (14,9 un anno fa), come pure il tempo medio intercorso tra l’affidamento del mandato e la vendita dell’immobile, sceso a 8,9 mesi da 9,4 nell’indagine precedente e in quella del secondo trimestre del 2015. I tempi medi per la vendita degli immobili rimangono più brevi di circa due mesi nelle aree urbane rispetto alla parte restante del paese.

Modalità di finanziamento degli acquisti

La quota di acquisti finanziati con mutuo ipotecario è salita a 80,2% (da 77,1 dell’indagine precedente), con andamenti analoghi nelle principali macro aree eccetto che nel Mezzogiorno, dove si è stabilizzata al 71,9% (67,9 nelle aree non urbane). Anche il rapporto tra prestito e valore dell’immobile è aumentato (al 74,7%, dal 73,1), il livello più elevato dall’inizio della serie nel 2009.

Locazioni

La frazione di agenzie che hanno dichiarato di avere locato almeno un immobile è rimasta sostanzialmente invariata rispetto al periodo precedente (al 77,9%). Il saldo negativo tra i giudizi di aumento e diminuzione dei canoni di locazione si è dimezzato rispetto alla precedente rilevazione (-14,1 punti percentuali, da -29,3).

Per il trimestre in corso la quota di operatori che si attendono canoni di locazione invariati è aumentata all’86,1% (da 78,4), per effetto di una lieve flessione della percentuale di chi si aspetta un aumento (a 2,6 da 4,3 nell’ultimo sondaggio) e di una riduzione più forte di quanti si attendono una diminuzione (a 11,3 da 17,3).

Il margine medio di sconto sui canoni rispetto alle richieste iniziali del locatore è  diminuito al 5,8% (dal 6,9 del trimestre precedente). Il saldo negativo fra le risposte di aumento e di diminuzione  dei nuovi incarichi a locare si è attenuato (a -12,9 punti percentuali da -16,8 della scorsa indagine), a fronte di una maggiore diffusione dei giudizi di stazionarietà (a 65,2% da 60,5).

Le prospettive del mercato in cui operano le agenzie

Le aspettative degli agenti immobiliari sulle tendenze a breve termine del proprio mercato  di riferimento sono risultate più favorevoli rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il saldo fra attese di miglioramento e di peggioramento nel trimestre in corso è stato pari a 9,5 punti percentuali, contro 7,4 nella corrispondente rilevazione del 2015; nello stesso periodo il saldo relativo alle prospettive sui nuovi incarichi a vendere è aumentato a 15,9 punti percentuali, da 13,1.

La quota di operatori che prevede una flessione dei prezzi nel trimestre in corso è diminuita (30,5%, da 39,2 della rilevazione di luglio), a fronte di un aumento nei giudizi di stabilità (67,6%, da 59,1 della scorsa rilevazione); tale andamento è particolarmente accentuato nelle aree urbane e nelle regioni del Centro.

Le prospettive del mercato nazionale delle compravendite

Il saldo relativo alle attese circa l’evoluzione a breve del mercato immobiliare nazionale è salito a 8,1 punti percentuali, dopo avere toccato temporaneamente valori negativi nella rilevazione di luglio; quello relativo all’evoluzione di medio termine (due anni) si consolida su valori ampiamente positivi, attestandosi a 35,3 punti percentuali.

Provvigione agenzia immobiliare: una sentenza chiarisce quando è dovuta

Una recente sentenza della Corte d’Appello di Lecce chiarisce quali sono i casi in cui è dovuta la provvigione all’agente immobiliare. Il diritto del mediatore sorge quando la conclusione dell’affare – la compravendita di una casa – è conseguenza di un’opera svolta dallo stesso, senza che sia necessario un suo intervento in tutte le fasi della trattativa.

La sentenza in questione riguardava il diritto di un agente immobiliare alla provvigione quando l’appartamento acquistato grazie alla sua attività era stato poi intestato a un soggetto diverso dall’acquirente (in questo caso il figlio).

Diritto alla provvigione agente immobiliare

La Corte ha ricordato la provvigione è dovuta quando esiste un rapporto causale tra l’attività svolta dal mediatore e la conclusione dell’affare. Questo anche se: l’acquisto della casa viene fatta a nome di un soggetto diverso da quello che ha trattato con il mediatore (perché si tratta di una scelta fatta dall’acquirente e non inficia il rapporto con il mediatore).  Stessa cosa accade se le condizioni finali dell’accordo non sono identiche a quelle della trattativa.

Anche la Corte di Cassazione – nelle sentenze n 25851/2014 e n 4758 del 2012 –  ha ricordato come il diritto del mediatore al compenso viene collegato all’opera da lui svolta nel favorire la conclusione dell’affare e non al fatto che l’accordo finale coincida in tutto e per tutto con quanto previso in fase di trattativa.

In conclusione non sono importanti le modalità formali con cui l’affare si realizza, ma il raggiungimento del risultato economico perseguito dalle parti.

Bce, qual è andamento dei prezzi delle case in Italia e nel resto della zona euro

Nell’area euro prosegue la ripresa dei prezzi delle case, ma l’andamento è differente tra i vari Paesi. In particolare, in Italia la crescita media rimane negativa. A dirlo il recente Bollettino economico della Bce nella parte intitolata “Andamenti recenti dei prezzi degli immobili residenziali nell’area dell’euro”.

Nel II trimestre 2016 il tasso di crescita annuale dei prezzi delle case nell’area dell’euro è stato pari al 3%

La Banca centrale europea ha spiegato che “la fase di ripresa dei prezzi delle abitazioni nell’area dell’euro è proseguita nella prima metà dell’anno”. Nel dettaglio, “stando all’indicatore aggregato dei prezzi degli immobili residenziali della Bce, nel secondo trimestre del 2016 il tasso di crescita annuale dei prezzi delle abitazioni nell’area dell’euro è stato pari al 3,0 per cento, in aumento dal 2,7 per cento del trimestre precedente e dal 2,2 per cento dell’ultimo trimestre del 2015”.

La Bce ha fatto sapere che “ciò indica una prosecuzione della fase di ripresa cominciata agli inizi del 2014 dopo il minimo raggiunto dall’indice dei prezzi delle abitazioni”. Evidenziando: “I tassi di crescita annuali sono ormai tornati in linea con la media di lungo periodo. In termini reali, ossia in questo caso correggendo i prezzi delle abitazioni con il deflatore del Pil quale misura dell’inflazione di fondo, la crescita annuale dei prezzi reali delle abitazioni è stata di fatto superiore alle medie di lungo periodo”.

Un eterogeneo andamento dei prezzi degli immobili

Il Bollettino economico della Bce ha evidenziato che “l’andamento dei prezzi degli immobili residenziali nell’area dell’euro è ancora eterogeneo tra i diversi Paesi, ma le differenze si stanno riducendo. La dispersione sembra essere diminuita nel tempo, per effetto del venir meno degli aggiustamenti e delle correzioni nei mercati residenziali in diversi Paesi dopo la crisi finanziaria del 2007‑08. L’attenuarsi della dispersione non riflette solo il fatto che un minor numero di Paesi ha registrato tassi di crescita estremamente elevati o bassi rispetto a prima, ma anche che la parte centrale della distribuzione dei tassi di crescita dei prezzi degli immobili residenziali è più compatta. Ciò nonostante, la risalita dei prezzi delle abitazioni ha avuto luogo a tassi di crescita diversi a seconda del Paese”.

Chi va bene e chi fatica

Ma quali sono le differenze tra i diversi Paesi? A tal proposito, la Bce ha spiegato: “Andando oltre la volatilità di breve termine della crescita dei prezzi delle abitazioni, tra i Paesi che hanno registrato i più alti tassi di crescita annuale medi dei prezzi nominali degli immobili residenziali dagli inizi del 2014 figurano Germania, Estonia, Irlanda, Lussemburgo, Austria e Portogallo. Nel complesso, questa ripresa è attualmente favorita da una crescita sostenuta sia nei Paesi che non avevano registrato un crollo del mercato residenziale all’indomani della crisi finanziaria (ad es. Germania, Austria) sia nei Paesi che hanno sì subito tale calo, ma che nel frattempo hanno registrato correzioni che agevolano una ripresa futura (ad es. Irlanda, Spagna, Lettonia e Lituania). In Grecia, in Italia e a Cipro, invece, la crescita media è rimasta negativa anche dopo il 2014”.

Ripresa in fase precoce

La Banca centrale europea ha poi sottolineato che “l’attuale ripresa dura da poco più di due anni ed è pertanto ancora in una fase piuttosto precoce. La durata media delle principali fasi di ripresa dei dati storici è di circa nove anni. Le fasi di ripresa nei cicli dei prezzi delle abitazioni si sono spesso concluse poiché le espansioni si sono trasformate in veri e propri boom con valutazioni insostenibili. Le misure di valutazione applicate ai dati aggregati dell’area dell’euro indicano che i prezzi sono attualmente sostanzialmente in linea con i fondamentali e non mostrano i segnali di eccessi osservati nel 2007, ossia alla fine della precedente grande fase di ripresa.

Tuttavia, questa prospettiva aggregata non esclude valutazioni eccessive e corrispondenti vulnerabilità a livello di singoli Paesi o regioni, specie laddove le dinamiche dei prezzi delle abitazioni  sono associate a un’elevata crescita dei mutui e un’alta leva finanziaria. Nell’attuale contesto di bassi rendimenti e di connessa ricerca di rendimento, tali vulnerabilità vanno attentamente monitorate”.

Mutui, il binomio perfetto per chi vuol acquistare casa: spread mai così bassi e offerte aggressive delle banche

Per chi vuol comprare casa accendendo un mutuo è davvero un ottimo momento. Gli indici di riferimento per i tassi fissi e variabili sono ai minimi storici e lo spread è intorno all’1%, senza contare le offerte aggressive delle banche. Ma l’incertezza economica frena ancora la voglia di un’abitazione degli italiani. A dirlo l’ultima Bussola Crid-MutuiSupermarket.

Le condizioni favorevoli del mercato

Euribor e IRS ai loro valori minimi storici (con un IRS a 20 anni di poco superiore allo 0,7% e un Euribor 3 mesi in territorio negativo a -0,29%) assieme a politiche commerciali aggressive da parte dei principali Istituti di credito continuano a creare anche nel secondo trimestre 2016 condizioni ottimali per privati e famiglie che intendono sottoscrivere un nuovo finanziamento per l’acquisto della casa.

Per una operazione di mutuo di 120.000 euro, durata 20 anni, valore immobile 200.000 euro, i migliori spread si posizionano nel secondo trimestre 2016 attorno all’1,15% per i mutui a tasso variabile e all’1,00% per i mutui a tasso fisso.

Ma l’offerta di mutui a prezzi sempre più vantaggiosi non è sufficiente a sostenere una crescita continuativa della domanda di mutui. La variazione del numero di richieste di nuovi mutui e surroghe  passa infatti – nel corso del secondo trimestre 2016 – dal +9% di aprile, al +3% di maggio sino al -5% di giugno, con un ritorno del segno negativo dopo 35 mesi consecutivi di performance positiva. Difficile dire se questo elemento di discontinuità possa rappresentare un episodio isolato o una vera e propria inversione di tendenza, per cui sarà indispensabile attendere le rilevazioni dei prossimi mesi.

Surroga e nuovi mutui

A livello di nuove erogazioni di mutuo attraverso il canale online, la finalità surroga diminuisce il suo peso sul totale delle erogazioni anche nel secondo trimestre 2016, passando dal 65% del totale erogati nel terzo trimestre 2015 al 56% del secondo trimestre 2016.

Tale trend è da ricondursi principalmente alla riduzione del bacino di potenziali mutuatari interessati a surrogare il mutuo dopo trimestri in cui già molte famiglie hanno optato per il trasloco del proprio finanziamento.

Al contempo, la mancanza di un ritorno di interesse sul tema acquisto casa spinge di nuovo verso il basso l’andamento dei prezzi degli immobili residenziali.

Nel secondo trimestre 2016 la riduzione dei prezzi al mq degli immobili residenziali forniti in garanzia al mutuo risulta essere pari a -4,2% (dopo aver registrato un -2,4% sull’intero 2015 vs il 2014). Analizzando le diverse tipologie di immobili residenziali, nel secondo trimestre 2016 il prezzo/mq per gli immobili usati registra una contrazione piuttosto consistente, pari a -5,9%, mentre il prezzo/mq dei nuovi immobili subisce una riduzione minore, pari a -1,3%.

Una fase delicata del mercato

“Stiamo attraversando una fase piuttosto delicata per quanto riguarda il mercato dei mutui residenziali: la domanda di mutui con finalità surroga, importante motore della crescita nel 2015, sta progressivamente riducendo la sua spinta propulsiva e, parallelamente, la domanda di mutui con finalità acquisto casa stenta a decollare – commenta Stefano Rossini, Amministratore e Fondatore di MutuiSupermarket.it -.

Nonostante un clima finanziario estremamente favorevole – con indici IRS e Euribor mai così bassi e migliori spread per mutui a tasso variabile e fisso di poco superiori all’1% – e un mercato immobiliare residenziale con prezzi quanto mai interessanti – che beneficia nel trimestre appena concluso di una nuova riduzione dei prezzi pari al 4,2% – privati e famiglie sembrano ancora restii a impegnarsi nel progetto casa.

“Alla base di questa scelta risiede uno stato di forte incertezza circa le prospettive reddituali personali, incertezza alimentata da diversi fattori quali gli scenari economici in forte cambiamento nell’area euro, la relativa stabilità dei differenti sistemi finanziari, le nuove turbolenze politiche nazionali e i potenziali effetti combinati dei diversi elementi sull’economia reale nazionale. Nuvole all’orizzonte che dovranno diradarsi per permettere una solida ripartenza della fiducia e degli investimenti nel progetto casa.”

“Svolgendo la nostra attività in maniera professionale, l’utente non considera l’agente un costo, ma un valore aggiunto”

L’attuale situazione del mercato immobiliare, le prospettive per il futuro, il ruolo e la responsabilità degli agenti, ciò che serve al settore. Sono questi i temi toccati da Maurizio Pezzetta, vicepresidente nazionale Fimaa e presidente Fimaa Roma e Lazio, nel corso di un’intervista con idealista news a margine del convegno d’autunno organizzato da Fimaa Roma.

Qual è la situazione attuale del mercato immobiliare?

“Iniziamo dicendo che siamo partiti nel 2006 con 845mila transazioni nel settore residenziale in Italia, l’annus horribilis è stato il 2013 con 403mila transazioni, sono seguiti il 2014 con 417mila e il 2015 con 445mila. Le previsioni per il 2016 parlano di circa 500mila trasazioni. Ci troviamo nella fase di mercato in cui le transazioni sono già cominciate ad aumentare e, secondo i maggiori istituti di monitoraggio immobiliare, tra il primo e il secondo semestre del 2017 si dovrebbe verificare anche un lieve aumento dei prezzi con un trend che dovrebbe durare 9/10 anni. Attenzione però, non parliamo di aumenti che dovrebbero portare il mercato immobiliare ai livelli di un tempo, quando i prezzi aumentavano a vista d’occhio. Questo perché c’è una situazione completamente diversa e la pressione fiscale sull’immobiliare è completamente differente, in alcuni casi è addirittura triplicata. Se non intervengono normative che riportino l’utente e gli investitori ad avere un sentiment positivo verso il mercato, questo processo potrebbe essere un po’ più lungo. Però la tendenza è quella di un ritorno di fiducia verso il mercato immobiliare”.

Cosa servirebbe oggi al settore?

“Togliere l’Imu o la Tasi sulla prima casa o inserire le agevolazioni fiscali sui contratti di locazione ha sicuramente dato una spinta al mercato, insieme alla maggiore facilità di accesso al credito e ai tassi bassi. Ma sono necessarie norme anche in altri ambiti. Oggi il mercato immobiliare avrebbe bisogno di una legge quadro, che vada a riguardare la complessa situazione fiscale, che renda più facile anche l’interpretazione del costo a cui si va incontro. Ad esempio, gli investitori stranieri hanno molteplici incertezze sul nostro mercato: incertezze urbanistiche, ma anche fiscali. Il mercato che si muove è l’economia che si muove. Tutti gli altri settori si mettono in moto con l’immobiliare. Forse nel momento in cui vengono fatte le norme relative al comparto dovremmo essere ascoltati un po’ di più come esperti del settore, come coloro che registrano il sentiment di quello che accade quotidianamente sul mercato”.

In quest’ottica, come deve cambiare il ruolo dei professionisti dell’immobiliare?

“Gli agenti immobiliari devono stare vicino al cliente dandogli assistenza con la massima professionalità. Il ruolo dell’agente immobiliare è molto importante. L’agente immobiliare non è più solo colui che mette in contatto le parti. Chi pensa di avere solo questa funzione sbaglia, perché poi c’è la legge, ci sono le sentenze della Corte di Cassazione che ci danno responsabilità. Attraverso la formazione e l’aggiornamento continuo si crea il professionista del quale l’utente non può fare a meno. Svolgendo la nostra attività in maniera veramente professionale, l’utente non considera più l’agente come un costo, ma come un valore aggiunto”.

Tra gli aspetti che un professionista del settore deve tenere in considerazione ci sono quindi l’aggiornamento e la formazione…

“Come federezione di categorie nazionali rappresentative nell’ambito della consulta abbiamo chiesto già due anni fa, quando sembrava che in quindici giorni avrebbero quasi cancellato la nostra professione, un aumento delle ore del corso di formazione per diventare agente immobiliare, il mantenimento dell’esame e l’aggiunta del praticantato. Abbiamo chiesto anche di introdurre un certo numero di ore annue per l’aggiornamento continuo. La categoria ha chiesto di essere riconosciuta sempre di più come categoria di professionisti nell’interesse del cittadino, del cliente, che ha diritto di avere a che fare con professionisti seri, ben identificabili, che abbiano seguito un percorso formativo di aggiornamento continuo. Da una parte siamo responsabili di tante cose, dall’altra siamo meno riconosciuti. Non ci spaventa la concorrenza, ma deve essere concorrenza preparata, deve essere concorrenza di colleghi che non ci danneggiano, ma che sono valore aggiunto per ognuno di noi in quelle sinergie che si vanno a creare”.

Quanto è importante il dialogo con le altre categorie professionali?

“Vogliamo da sempre un dialogo continuo con le altre categorie professionali. Io sogno un mondo dove ci sia un check up immobiliare che attesti lo stato dell’immobile, per avere alla fine un’abitazione da mettere in vendita senza rischi. Un mondo dove un proprietario si renda conto che per evitare problemi è opportuno fare prima le verifiche. Noi auspichiamo la massima collaborazione con le altre categorie professionali. Siamo più che d’accordo a creare delle sinergie. Nel contempo, come federazione, abbiamo chiesto ad esempio al catasto di poter accedere alle planimetrie catastali, perché farci accedere direttamente alle planimetrie per noi sarebbe più semplice e direi più costruttivo. Noi sappiamo quali sono le nostre responsabilità, vorremmo magari avere anche qualche riconoscimento in più”.