Italiani proprietari di casa: il 77,4% delle famiglie vive in un’abitazione di proprietà

Il 77,4% delle famiglie italiane è proprietario della casa in cui vive, si tratta di quasi 20 milioni di nuclei familiari. E solo l’8,8% dello stock abitativo è dato in locazione. E’ la fotografia del patrimonio immobiliare italiano al 31 dicembre 2014 scattata dall’Agenzia delle Entrate e dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia, in collaborazione con il partner tecnologico Sogei, i cui dati sono riassunti nella sesta edizione del rapporto “Gli immobili in Italia”.

Secondo i dati del rapporto, l’abitazione vale in media nel 2014 circa 170mila euro(1.450 €/m2), valore però in calo del 2,4% rispetto al 2013. Gli italiani proprietari di un appartamento sono oltre 25,7 milioni (dipendenti e pensionati nell’81,7% dei casi), mentre i locatari sono 4,7 milioni. La superficie media di un’abitazione è pari a 117 m2. Oltre un miliardo di euro è l’ammontare delle agevolazioni fiscali erogate per quasi 3,7 milioni di interventi di ristrutturazioni, riqualificazione energetica e messa in sicurezza degli edifici effettuati nel 2014.

La sesta edizione del rapporto “Gli immobili in Italia” analizza la distribuzione della proprietà e del patrimonio immobiliare sul territorio nazionale, in relazione alle caratteristiche socio-demografiche ed economiche dei proprietari, con approfondimenti sulla tassazione immobiliare e sulle agevolazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia, la riqualificazione energetica e per interventi antisismici. Ecco quanto emerso.

La casa è di proprietà

Ipotizzando che ad ogni abitazione principale corrisponda una famiglia, nel 2014 in Italia il 77,4% delle famiglie risultano proprietarie dell’abitazione in cui risiedono. Questo dato è sensibilmente più elevato al Sud e nelle Isole (82,9%), prossimo al dato nazionale al Nord (75,3%), mentre è più basso al Centro (il 73,9%).

Come gli italiani utilizzano la propria abitazione

Nel 2014 la maggior parte delle abitazioni di proprietà delle persone fisiche sono utilizzate come abitazione principale (62,6%), il 17,9% sono a disposizione (le cosiddette “seconde case”) e solo l’8,8% dello stock abitativo è dato in locazione. Un ulteriore 2,8% è rappresentato dalle abitazioni date in uso gratuito a un proprio familiare.

Il valore delle abitazioni

Nel 2014 il valore medio nazionale di un’abitazione si attesta intorno ai 170mila euro, con un valore unitario di 1.450 €/m2, in calo del 2,4% rispetto all’anno precedente.

A livello regionale la variabilità è abbastanza sostenuta e va dai circa 285mila euro in Trentino Alto Adige ai circa 82mila euro nel Molise.

Nelle 12 maggiori città italiane con popolazione oltre i 250.000 abitanti, il valore medio delle abitazioni si è ridotto quasi ovunque, con un deciso calo a Torino (-11,4%). Le uniche variazioni positive si osservano a Milano (+4,5%) e, in maniera più contenuta, a Venezia (+0,9%).

Per quanto riguarda invece le pertinenze, una cantina vale in media circa 6mila euro, mentre un box/posto auto vale circa 22mila euro.

Roma, Milano e Napoli

Lo studio analizza, in dettaglio, anche la situazione immobiliare nelle tre principali metropoli italiane.

A Roma sono circa 900mila le famiglie proprietarie della casa di residenza, quasi il 65% del totale. A Napoli e Milano la quota è più contenuta, 62% e 58% rispettivamente.

A Roma la superficie media di un’abitazione è pari a 103 m2, con un valore medio di circa 354mila euro (3.448 €/m2); a Milano è di 88 m2, con un valore medio di circa 269mila euro (3.058 €/m2); a Napoli la superficie media di un’abitazione è 102 m2, per un valore medio di circa 250 mila euro (2.458 €/m2).

L’identikit del proprietario

Nel 2014, dei 40,7 milioni di contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi, oltre 25,7 milioni (il 63,2% del totale dei contribuenti) sono risultati proprietari di immobili o di quote immobiliari. I lavoratori dipendenti e i pensionati costituiscono l’81,7% dei proprietari: più della metà dei proprietari risiede al Nord (50,7%), il 23,1% al Centro e il 26,2% al Sud e nelle Isole.

Le donne proprietarie di abitazioni sono circa 886mila in meno degli uomini, ma il valore delle loro abitazioni è maggiore, nonostante il reddito imponibile sia nettamente inferiore. In crescita sono, invece, i proprietari senza figli a carico, che rappresentano il 76,6% del totale.

Infine, i proprietari con età inferiore ai 35 anni rappresentano il 9% della popolazione, quelli con età superiore ai 65 anni sono il 32,6%, mentre quelli di età compresa fra i 35 e i 65 anni sono il 58,4%.

L’identikit del locatore

Complessivamente nel 2014 gli individui locatori di immobili, in Italia, sono 4,7 milioni, con un aumento di circa il 4,1% rispetto al 2012. Il canone annuo medio rimane invariato (circa 9,7mila euro).

Il 34,9% dei locatori (quasi 1,7 milioni) ha un’età compresa tra 51 a 70 anni, seguono i proprietari con età compresa tra 31 e 50 anni (il 23,1%) e gli ultrasettantenni (il 22,2%), mentre i locatori con meno di 30 anni sono il 2,4% del totale.

Nel 2013, gli immobili locati a uso abitativo assoggettati a tassazione ordinaria erano il 61% circa, quelli con cedolare secca ordinaria il 34% e quelli con cedolare secca ad aliquota ridotta il 5%.

La tassazione sulla casa

Dal 2016 il prelievo sugli immobili si è ridotto di 4,4 miliardi di cui 3,6 miliardi riferibili all’abolizione della Tasi sulle abitazioni principali non di lusso. Ne hanno beneficiato 19,5 milioni di contribuenti (per il 75% lavoratori dipendenti e pensionati) per un risparmio medio pro capite di 175 euro annui.

L’Imu versata nel 2016 è pari a 18,8 miliardi e la Tasi sui servizi indivisibili a 1,1 miliardi, per un totale di 19,9 miliardi di euro di gettito complessivo Imu/Tasi.

La composizione percentuale del gettito complessivo mostra che, nel 2016, del totale del prelievo sugli immobili circa il 48% delle entrate deriva dall’Imu e solo il 3% dalla Tasi, per effetto dell’esenzione dal pagamento dell’imposta sulle abitazioni principali.

Il gettito da imposte di natura reddituale è pari al 21% del totale ed è in gran parte attribuibile all’Irpef (14% del totale) e alla cedolare secca sulle locazioni abitative (5%), il cui gettito cresce di anno in anno.

L’Iva sulle compravendite di immobili rappresenta il 13% delle entrate complessive, mentre le imposte di registro e bollo costituiscono il 7% del totale.

Le agevolazioni fiscali per ristrutturazioni e riqualificazione energetica

Nel periodo 2005-2014 sono stati effettuati complessivamente 17,1 milioni di interventi per il recupero del patrimonio edilizio, con un ammontare di spesa totale pari a 94,3 miliardi di euro circa e una spesa media per opera pari a 5,5 mila euro.

In particolare, nell’anno di imposta 2014, i contribuenti che hanno riportato in dichiarazione spese per ristrutturazione edilizia, sono 7,6 milioni. La detrazione media è pari a circa 542 euro per contribuente.

Gli immobili su cui sono stati effettuati interventi di ristrutturazione sono 719,8mila e la spesa media maggiore (10,6mila euro) è sostenuta per gli immobili situati nei piccolissimi Comuni (fino a 5mila abitanti).

Riguardo al genere, i contribuenti di genere maschile che hanno dichiarato lavori di ristrutturazione sono 4,4 milioni, mentre le donne solo 3,2 milioni. La spesa media è di 13,2mila euro per gli uomini e 11,3mila euro per le donne, mentre le detrazioni medie sono pari a 578 euro per gli uomini e 492 euro per le donne.

Dal 2008 al 2014 sono stati effettuati 2,7 milioni di interventi di riqualificazione energetica, per una spesa totale pari a 19,3 miliardi di euro e una spesa media di 7,2mila euro. Il 61,7% dei soggetti che richiedono una detrazione sono di sesso maschile e spendono in media 11,4mila euro, contro i 9,2mila euro di spesa dei contribuenti di genere femminile. Per entrambe le tipologie di bonus, la distribuzione per classi di età evidenzia che il numero massimo di lavori è sostenuto da contribuenti con più di 60 anni.

Le agevolazioni per interventi antisismici e messa in sicurezza degli edifici

Da agosto 2013, data di introduzione dell’agevolazione fiscale, a dicembre 2014 sono stati effettuati oltre 45mila interventi relativi all’adozione di misure antisismiche. L’ammontare totale di spesa per questa categoria di opere è pari a oltre 300 milioni di euro e la spesa media è di circa 6,7mila euro. Per questi interventi sono state richieste detrazioni per un importo totale pari a circa 19,7 milioni di euro, cui corrisponde un beneficio fiscale medio pari a 435 euro.

I beneficiari sono, nella maggior parte dei casi, di genere maschile (61%) e spendono in media più delle donne (8,7 mila euro, contro i 7,3mila euro circa spesi dalle donne): di conseguenza beneficiano di una detrazione più elevata (568 euro contro i 476 euro per le donne). Con riferimento alla classe di età, il numero maggiore di beneficiari si registra nelle classi tra i 30 e i 45 anni e oltre i 60 anni (rispettivamente 14,7mila e 12,8mila contribuenti).

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Contratto affitto con la cedolare secca, i vantaggi per l’inquilino

La cedolare secca è stata introdotta nel 2011. Si tratta di un’aliquota fissa che sostituisce le altre tasse dovute sulle locazioni. Per i contratti a canone libero (4+4), l’aliquota fissa è del 21% e si applica al posto di quella a scaglioni Irpef sul reddito del contribuente; per i contratti di locazione convenzionati (3+2) la cedolare secca è del 10%. Se per il proprietario la convenienza è quella di avere una tassazione agevolata, per l’inquilino quali sono i vantaggi? Andiamo a scoprirli.

Innanzitutto, con la cedolare secca l’inquilino non si vede aumentare il canone di locazione per tutta la durata del contratto, compresa l’eventuale proroga e incluso l’adeguamento alla variazione Istat. Questo però se il proprietario non rinuncia al regime della cedolare secca. La scelta della cedolare secca e la rinuncia ad aumentare il canone di locazione devono essere comunicate dal proprietario all’inquilino tramite raccomandata.

L’opzione della cedolare secca prevede poi l’azzeramento dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo, che di solito sono distribuite al 50% tra proprietario e inquilino. Quest’ultimo, dunque, sull’imposta di registro risparmia il 2% del canone annuo moltiplicato per il numero delle annualità e sull’imposta di bollo 16 euro ogni 4 facciate oppure ogni 100 righe di contratto.

La cedolare secca, infine, rappresenta la possibilità di avere una sorta di arma negoziale prima della firma del contratto di affitto. L’inquilino infatti può cercare di convincere il proprietario a distribuire ciò che risparmia con il regime di cedolare secca. Come sottolineato da La legge per tutti, se ad esempio un affitto concordato prevede un canone di 1.000 euro al mese, il proprietario pagherà 100 euro di tasse (aliquota del 10%) anziché 190 (aliquota del 19% senza cedolare secca); sta all’inquilino e alla sua abilità nel trattare tentare di dividere tra le parti quei 90 euro di risparmio abbassando il canone di 45 euro.

Confedilizia: “Stabilizzare la cedolare secca al 10% per i canoni concordati”

Ha aperto le porte a Madrid, Casa Decor, la mostra itinerante dedicata al design di interni che ogni anno si svolge in una diversa location del centro della capitale spagnola. In quest’occasione scenario della mostra è un antico casale in piena ristrutturazione che per oltre un mese sarà il centro nevralgico dell’arredamento d’interni. Un’esplosione di colori, forme e buon gusto per prendersi cura dello spazio in cui viviamo.

 

Confedilizia: “Stabilizzare la cedolare secca al 10% per i canoni concordati”

Confedilizia ha acceso ancora una volta i riflettori sulla necessità di stabilizzare per i canoni concordati la cedolare secca al 10%, che scade alla fine di quest’anno. E lo ha fatto in seguito a una precisazione alla nota diffusa da Solo Affitti.

Nel dettaglio, Confedilizia ha precisato che i contratti di locazione agevolati (cosiddetti “concordati” o “3 + 2”) possono, da sempre, essere stipulati in tutta Italia, non essendo mai stata prevista una limitazione ai Comuni ad alta tensione abitativa.  Lo prevede l’articolo 1, comma 13, del decreto ministeriale 30 dicembre 2002, tuttora norma di riferimento per gli accordi territoriali stipulati prima del nuovo decreto del 16 gennaio scorso, che contiene una disposizione identica per i futuri accordi.

L’Organizzazione dei proprietari di casa ha poi ricordato che l’appetibilità di questa tipologia di contratti – così come di quelli per studenti universitari e transitori – è destinata quasi ad annullarsi se non verranno varati due interventi legislativi essenziali per la sopravvivenza dell’affitto a canoni calmierati: la stabilizzazione della cedolare secca al 10%, che scade alla fine di quest’anno, e la previsione per legge di un limite alla tassazione Imu-Tasi, che nella gran parte dei Comuni è collocata ai massimi livelli.

Come sistemare casa spendendo poco: idee low cost per il tuo soggiorno

Voglia di un soggiorno nuovo. Una cosa non sempre possibile. Se siete stanchi del vostro living, ma le spese sono tante, il desiderio di cambiamento può comunque essere assecondato e soddisfatto con qualche piccolo stratagemma davvero low budget. Basteranno meno di 100 euro, un po’ di buona volontà e seguire questi 10 consigli. Il vostro soggiorno si trasformerà in uno spazio diverso, più caldo, vivibile e accogliente. Perché molto più spesso di quanto si pensa la differenza non sta necessariamente nelle grandi cose, ma si nasconde nei dettagli. Provate e fateci sapere!

Operazione divano Se la convivenza con il divano è diventata impossibile, c’è un modo non troppo dispendioso per rinnovarlo. Copritelo con un telo di tessuto chiaro e impreziositelo con dei cuscini colorati dalle dimensioni e dalle forme varie, magari alternando tinta unita e fantasia. Il risultato sarà un imbottito vestito di nuovo.

2. Rinnovare con i tappeti Che sia per rimodernare la zona del tavolo da pranzo o per far cambiare aspetto alla zona conversazione i tappeti possono essere un economico e valido alleato per rianimare alcune parti dell’ambiente o per coprire un pavimento non bellissimo. In commercio ne esistono di tanti tipi, realizzati con materiali più o meno pregiati, ma è possibile realizzare dei patchwork interessanti anche con modelli non troppo costosi in cotone o in lana acquistabili nelle grandi catene d’arredo low cost.

Se lo spazio non è tanto va benissimo un solo tappeto, se invece avete tanta superficie da coprire l’idea di giocare con più tappeti sovrapposti, magari variopinti, può essere una soluzione originale e nuova per caratterizzare lo spazio. 3. Un luminoso angolo verde Con le piante, i fiori e gli elementi vegetali non si sbaglia mai. Utilizzarli per far rivivere un angolo del soggiorno può essere l’idea giusta e non necessariamente troppo dispendiosa. Da valutare, in base allo spazio, si può organizzare un corner con più elementi verdi, magari come nella foto, attrezzando una mensola o una panca in legno, o scegliere un’unica pianta più grande, da posizionare fra le poltrone o vicino al divano.

Il verde, soprattutto se scelto in soluzioni di gruppo, può rivoluzionare realmente l’aspetto di un ambiente. Inoltre, oggi è possibile acquistare piante di ogni genere anche al mercato o nei grandi magazzini, a costi non particolarmente elevati.

4. Impreziosire una parete Volete rinnovare una parete o siete stanchi di un vecchio quadro che “vi guarda” da troppo tempo? Sostituitelo con una foto di grande formato, magari scegliendo come soggetto uno dei vostri luoghi del cuore. Provate con un formato abbastanza grande (100×80 cm o 80×80 cm). Oggi è possibile, senza spese da capogiro, stampare le foto anche via web. Basta inviare il file e l’immagine e vi verrà direttamente recapitata a casa.

5. Dare vita al bianco Per far rivivere una parete (troppo) candida si può organizzare un mosaico di immagini. Il consiglio è di scegliere foto che hanno come soggetto uno stesso tema: volti, paesaggi, oggetti… Magari giocando con la bicromia bianco/nero. Per le cornici orientatevi su un unico colore e scegliete dei modelli il più lineari possibile (anche queste possono essere acquistate con cifre minime nei grandi magazzini o nelle catene che vendono complementi d’arredo low cost). Il risultato sarà molto elegante e raffinato e la parete prenderà subito nuova forza.

6. La libreria? Se non c’è budget per un nuovo modello di libreria intanto possono essere gli stessi libri a comporla. Come in questa soluzione in cui tomi e volumi opportunamente impilati diventano una sorta di tavolo/libreria davvero molto originale. E soprattutto a costo zero. 7. Puntare sui dettagli Soluzioni belle e in un certo senso rivoluzionarie per lo spazio possono essere trovate con il colore. Per esempio anche un vecchio calorifero può diventare il nuovo punto di colore dello spazio. Come in questa soluzione, in cui colorato con una tonalità particolare, come può essere un fiammante rosso scarlatto, si candida a diventare il nuovo elemento su cui (ri)organizzare visivamente lo spazio. Interessante la scelta di colorare anche il sistema di tubi che porta l’acqua al calorifero.

8. Le pareti si tingono di nuovo L’idea di utilizzare una tinta nuova per ridipingere una o più pareti del soggiorno può essere una soluzione vincente per conferirle un’atmosfera diversa e fresca. I nuovi colori per le pareti sono più facili da stendere e non richiedono necessariamente l’intervento di un operaio o di un imbianchino professionista (il che abbatte vertiginosamente i costi). Armati di buona volontà, di una scala sufficientemente alta, di rulli e pennelli in poco tempo rivoluzionerete lo spazio.

9. Sperimentare con il DIY Sono sempre ben accette e di grande effetto le idee fai da te per la casa perché non solo rendono unico lo spazio, ma restituiscono all’ambiente tutta la personalità di chi ci abita. Se poi la soluzione è, come in questo caso, una lampada nel barattolo l’idea può anche essere molto utile per illuminare “diversamente” un tavolino, un davanzale o un angolo del soggiorno che si vuole riportare alla luce. Da copiare!

10. Tende, alleate vincenti Se c’è un elemento che può, forse più di ogni altro, cambiare completamente la fisionomia di uno spazio sono le tende. Fra queste dieci proposte è forse quella che richiede un budget un po’ più alto, ma è anche quella più efficace e immediata a far rinascere il vostro soggiorno.

E quando si pensa che per un nuovo tessuto, bastone e ganci servano chissà quanti soldi alle volte si sbaglia: se è vero che i tessuti d’arredo hanno dei costi non proprio bassissimi è anche vero che esistono diversi outlet del tessuto (online e non) dove è possibile fare acquisti molto convenienti. Inoltre, tutto ciò che serve per montare le tende è facilmente recuperabile in un negozio di bricolage e se la tenda non deve essere installata in punti particolarmente complessi il lavoro del tappezziere potrete benissimo farlo voi, risparmiando non poco.

Cedolare secca nella dichiarazione dei redditi, compilazione del 730

Il proprietario che ha deciso di optare per il regime della cedolare secca deve indicarlo anche nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta 2016. Vediamo quali sono i passi da seguire

Obbligo della cedolare secca nella dichiarazione dei redditi

La cedolare secca si dichiara solo per i contratti di locazione per i quali c’è l’obbligo di registrazione presso l’Agenzia delle Entrate, ovvero i contratti di durata superiore a 30 giorni all’anno, a meno che sia lo stesso locatore a registrare volontariamente il contratto prima della presentazione della dichiarazione dei redditi. In questo caso l’opzione va esercitata in sede di registrazione del contratto.

Cedolare secca cos’è e come funziona

La cedolare secca è un’imposta che sostituisce l’Irpef, le addizionali comunali e regionali e l’imposta di registro e bollo e si applica ai redditi derivati da locazione. Per il periodo tra 2014-2017, l’aliquota per i contratti a canone concordato è fissata al 10%, successivamente tornerà al 15%.

 Per poter applicare la cedolare secca il proprietario deve essere una persona fisica e il contratto deve riguardare una locazione abitativa.

Cedolare secca quadro b 730

In entrambi i casi, la scelta della cedolare secca va dichiarata nella sezione I del quadro B del modello 730, indicando

  • i dati dell’immobile concesso in locazione
  • segnalando la casella di colonna 11 “cedolare secca”
  • indicando gli estremi di registrazione del contratto di locazione, nella sezione II del quadro B
  • barrando la casella “contratti non sup.30 giorni”, se il contratto di locazione è senza obbligo di registrazione
  • Per ciascun immobile il dichiarante deve compilare un rigo del quadro B (da B1 a B8). Nel caso in cui la situazione dell’immobile abbia subito cambiamente importanti del corso degli anni, il dichiante deve compilare più righi, uno per ciascuna situazione, barrando la casella “Continuazione”.

730 quadro f cedolare secca

Ai fini della dichiarazione dei redditi 2016, nel quadro F dovranno essere indicati:

  • versamenti acconto e saldo F24 cedolare secca sulle locazioni
  • eventuali eccedenze delle precedenti dichiarazione, come crediti Irpef e addizionali comunali e regionali non rimborsati dal datore di lavoro e credito d’imposta sostituitiva sui redditi diversi di natura finanziaria
  • ritenute e acconti sospesi a causa di eventi eccezionali
  • importi acconto cedolare secca sulle locazioni per il 2016

Per compilarlo bisgna indicare nei diversi righi

Rigo F1 – l’importo dei versamenti di acconto relativi all’anno 2015
Rigo F3- Eccedenze che risultano dalla precedenti dichiarazioni
Rigo F4 – Eccedenze delle addizionali regionale e comunale che risultano dalla precedenti dichiarazioni
Rigo F6: va compilato dal dichiarante solo se ritiene di dover versare una somma più bassa da quella calcolata da chi presta attenzione fiscale

Cassazione, assegno divorzile non dovuto se l’ex coniuge ha la “stabile disponibilità” di una casa

Rivoluzione in materia di assegno di divorzio. Il mantenimento non è dovuto se l’ex coniuge è autosufficiente economicamente, potendo disporre di un lavoro, un patrimonio mobiliare e immobiliare e della “stabile disponibilità” di un’abitazione. A dirlo la Cassazione, in una sentenza destinata a far discutere.

Con la sentenza 11504, la Cassazione ha stravolto i parametri che determinavano l’assegno di divorzio. A contare non è più il tenore di vita goduto durante le nozze, ma la capacità dell’ex coniuge di mantenersi economicamente. Secondo i supremi giudici, insomma, è ormai arrivato il momento di “superare la concezione patrimonialista del matrimonio inteso come sistemazione definitiva (…) Si deve quindi ritenere che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale”.

Il nuovo parametro di riferimento diventa allora il “raggiungimento dell’indipendenza economica” di chi ha richiesto l’assegno. Ma come si definisce l’autosufficienza? Semplice sulla base di tre indici: il possesso di redditi e di patrimonio mobiliare e immobiliare, le capacità e possibilità effettive di lavoro personale e la stabile disponibilità di un’abitazione”.

 

25 anni di mattone: cos’è successo al mercato residenziale italiano dal 1993 ad oggi

Dal 1993 ad oggi il mercato immobiliare ha attraversato quattro fasi, con anni di contrazione alternati a momenti di crescita. Oggi ci troviamo all’alba di una nuova fase di espansione. A dirlo è un’analisi di Scenari Immobiliari, che ha monitorato l’andamento del mattone negli ultimi 25 anni.

La curva dei prezzi

A partire dal 1993 si possono distinguere quattro grandi fasi del mercato residenzialeper i prezzi medi reali:
Fase di contrazione: 1993-1999 (meno 19,2 per cento)
Fase di crescita: 2000- 2007 (più 32,6 per cento)
Fase di contrazione: 2008-2015 (meno 24,1 per cento)
Fase di crescita: dal 2017 in poi

I prezzi reali mostrano una curva in salita fino al 1992, mentre dal 1993 cominciano a scendere fino al 1998, quando si attestano a una media nazionale di 1.588 euro al metro quadro, contro i 2.149 euro al metro quadro del 1992. Le compravendite, invece, iniziano ad aumentare dopo alcuni anni di stabilità, prima in maniera modesta tra il ’96 e il ’99, poi in modo sempre crescente nel nuovo millennio.

Il calo dei prezzi che si verifica nel 2008 è stato causato principalmente dal crollo del mercato immobiliare degli Usa e dal fallimento delle saving banks, che hanno affossato i mercati europei, non ultimo quello italiano. In questo frangente critico si è quasi arrivati a toccare i livelli raggiunti durante il precedente periodo di decremento

I prezzi medi reali in Italia continuano ancora il calo, ma ad una velocità decisamente frenata. Nel 2016 la variazione annuale dei prezzi medi nominali si attesta allo 0,5 per cento in meno dal 2015, meno 1,2 rispetto al 2000 in termini reali. Nel 2017 invece si stima una lieve ripresa (tra lo 0,3 e lo 0,8 per cento rispetto al 2016). Roma e Milano, dimostrano che anche in tempi di recessione le eccellenze rimangono incontrastate. A partire dal 1990 le due più grandi metropoli italiane, capitali della politica, Roma, e della finanza, Milano, registrano un andamento dei prezzi nettamente superiore alla media italiana. Infatti, la fase di contrazione dei prezzi in queste città si è arrestata nel 2015, anticipando la tendenza che il mercato ha imboccando solo negli ultimi mesi del 2016.

Nel 2017 i prezzi medi nominali sono in aumento del 48,4 per cento a Roma dal 1993 e del 43,5 per cento a Milano nel semicentro, mentre la media italiana si attesta sul 37 per cento in più dal 1993. Le curve di andamento di Roma e Milano seguono quella nazionale, ma a dieci punti di distanza circa in media: la guardano dall’alto. Anche per ciò che riguarda i prezzi reali le due città italiane mostrano di tenere un andamento migliore di quello italiano. Solo il centro di Milano vede un aumento del nove per cento rispetto a 25 anni fa, ma il suo semicentro, così come quello romano, mostrano un calo dei prezzi medi reali dell’otto e dell’undici per cento rispettivamente.

L’andamento delle compravendite

Il flusso di transazioni più importante del secolo inizia proprio quando i prezzitendono a risalire nel 2000, e prosegue per sette anni, toccando anche le 900mila compravendite nel 2003, fino all’avanzare della crisi economico-finanziaria nel 2010. In questi otto anni la dinamicità del mercato si aggira attorno ai trenta punti percentuali, segnando i valori più alti finora rilevati in Italia.

Nel 1993 il volume delle transazioni registrato fu di 502mila compravendite, l’undici per cento in meno delle 560mila previste per il 2017. In quell’anno si registrava che la maggioranza degli acquisti di abitazioni era rivolta a fornire un tetto ai propri figli e solo dopo veniva la spesa per la prima casa, mentre ora l’equazione si inverte.

I primi anni del nuovo millennio si mostrano promettenti: crescita del prodotto mondiale elevata e stabile guidata dalle economie emergenti, e al contempo bassa inflazione, sviluppo della finanza in condizioni di abbondante liquidità, con bassi tassi d’interesse; un’ampia e crescente disponibilità di credito e, di conseguenza, riduzione del costo dei mutui. Anche il mercato immobiliare registra una rapida scalata verso la vetta, con prezzi reali in aumento. E in ultimo, cresce notevolmente il numero di agenti immobiliari, che tra il 1993 e il 2017 aumenta del 127,3 per cento.

Il periodo di discesa si è aperto con la crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti e ha portato, come conseguenza, un generale affossamento dei mercati europei. In un tale scenario non poteva che aumentare la disoccupazione, provocando una contrazione dei redditi e un blocco degli investimenti, che ha generato la recessione del mercato delle abitazioni. Si puntualizza che tale sconvolgimento finanziario ha avuto conseguenze più gravi in Italia, mentre l’Europa, e ancor più gli Usa, sono stati in grado di superarla più rapidamente.

A partire dal 1993, il valore più basso in termini di compravendite è stato registrato nel 2013, quando se ne contarono appena 410mila. I prezzi continuano il calo ancora oggi, ma ad una velocità decisamente frenata. Solo in tempi recentissimi si può affermare di notare una ripartenza del mercato, dato che i prezzi hanno da poco fermato la loro discesa e le compravendite sono tornate ad aumentare.

È alle porte un nuovo ciclo e una nuova fase di espansione, anche se più light di quelle precedenti. Un incremento più deciso si è visto nel corso del 2016, e le stime per il 2017 sono di ulteriore incremento, con 560mila compravendite attese per la fine dell’anno. L’aumento dei prezzi reali delle abitazioni è legato alle pressioni demografiche e ai fenomeni di urbanizzazione avvenuti in un territorio limitato e sottoposto a vincoli via via più stringenti.

Il sorgere di abitazioni in aree periferiche, meno pregiate e più lontane dai centri e dalle risorse lì disponibili, ha innalzato la richiesta (e dunque il valore) delle abitazioni preesistenti costruite nelle aree centrali, facendo emergere significativi capital gains. Questo aumento genera problemi di disuguaglianza: rende più difficile acquistare un’abitazione per chi non ne possiede, come per esempio i giovani. Tuttavia l’elevata diffusione del possesso di abitazioni in Italia ridimensiona i rischi di insostenibilità delle tensioni sociali evocati dalla crescita del rapporto tra ricchezza e reddito. In un Paese in cui la proprietà della casa è tanto diffusa, l’aumento del prezzo delle abitazioni tende ad avere l’effetto di livellare le disuguaglianze di censo.

Il problema abitativo

Ciò che si aggrava è il problema abitativo di chi non possiede una casa e ambisce ad acquistarne una, un problema che riguarda oggi meno del venti per cento della popolazione, di cui soprattutto i giovani di età compresa tra i 20 e i 34 anni, questione centrale in Italia. I Millennials rappresentano il 16,4 per cento dei cittadini italiani, la percentuale più bassa tra i Paesi dell’Unione europea.

La fotografia attuale della popolazione nazionale mostra un Paese invecchiato. L’Italia è dagli anni settanta del secolo scorso una delle nazioni con il più alto tasso di proprietari di immobili. Il mito del mattone stenta ad essere dimenticato e molte famiglie sono disposte ad attingere ai propri risparmi per poter permettere ai figli di acquistare una casa: una sicurezza indiscussa. Riuscire a comprare una casa è il sogno di tutti i giovani, anche se attualmente poco realizzabile.

Dichiarazione dei redditi, credito d’imposta riacquisto prima casa

Il credito d’imposta per il riacquisto della prima casa spetta ai contribuenti che fra il primo gennaio 2016 e la data di presentazione della dichiarazione dei redditi abbiano acquistato un immobile, con i requisiti di “prima abitazione“, entro un anno dalla vendita di un altro immobile acquistato con i benefici fiscali.

In base all’art. 1, comma 55, della Legge n. 208 del 2015, è possibile beneficiare del credito d’imposta in commento anche nell’ipotesi in cui il contribuente proceda all’acquisto della nuova abitazione prima della vendita dell’immobile già posseduto. Per avvalersi del credito d’imposta la vendita dell’immobile deve avvenire entro un anno dalla data del nuovo acquisto.

Il contribuente può utilizzare il credito d’imposta in diminuzione dell’imposta di registro dovuta per l’atto di acquisto che lo determina oppure può utilizzarlo nei seguenti modi:

  • per l’intero importo in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecarie e catastali, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati dopo la data di acquisizione del credito;
  • in diminuzione dalle imposte sui redditi delle persone fisiche dovute in base alla dichiarazione da presentare successivamente alla data del nuovo acquisto;
  • in compensazione delle somme dovute ai sensi del DLGS n. 241 del 1997, utilizzando il Modello F24. In quest’ultimo caso, se il credito d’imposta è utilizzato solo in parte, la somma residua non compensata può essere indicata nell’apposito quadro dei modelli di dichiarazione dei redditi per poter essere utilizzata nei successivi periodi d’imposta.

Il credito d’imposta può essere fatto valere in sede di presentazione della prima dichiarazione dei redditi successiva al riacquisto, ovvero della dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui è stato effettuato il riacquisto stesso.

Il credito d‘imposta è un credito personale. Esso, infatti, compete al contribuente che, al momento dell‘acquisizione agevolata dell‘immobile, ovvero entro un anno dall’acquisto, abbia alienato la casa di abitazione da lui stesso acquistata con l’aliquota agevolata prevista ai fini dell‘imposta di registro o dell’IVA.

Trattandosi di un credito personale, qualora l‘immobile alienato o quello acquisito risultino in comunione, il credito d‘imposta deve essere imputato agli aventi diritto, rispettando la percentuale della comunione.

L‘importo del credito d‘imposta è commisurato all‘ammontare dell‘imposta di registro o dell‘IVA corrisposta in relazione al primo acquisto agevolato e, in ogni caso, non può essere superiore alla imposta di registro o all‘IVA corrisposta in relazione al secondo acquisto; il credito, pertanto, ammonta al minore degli importi dei tributi applicati.

Con riferimento all‘imposta di registro relativa sia al primo che al secondo acquisto agevolato, occorre ovviamente tenere conto non solo dell‘imposta principale ma anche dell‘eventuale imposta suppletiva e complementare di maggior valore.

Alitalia, Calenda: “Entro 15 giorni si apriranno le manifestazioni di interesse”

Il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda ha parlato del futuro di Alitalia dai microfoni di Radio Anch’io. “Cercheremo – ha detto Calenda – come prioritario il fatto che si compri l’insieme dell’azienda in un contesto in cui si cerchi di rilanciarla”. “Oggi non ci sono trattative sul tavolo, i commissari devono predisporre un programma ed è previsto che entro 15 giorni inizino ad aprire alle manifestazioni di interesse”. “Quando arriveranno le valuteremo”, ha aggiunto Calenda, indicando la necessita’ di “un’alleanza con un’azienda del trasporto aereo”.