Proroga cedolare secca 2018: cosa prevede la manovra

Nella manovra appena approdata in Senato è contenuta la famosa proroga della cedolare secca al 10% per i contratti a canone concordato, oltre ad altre misure che riguardano il settore immobiliare. Ma contrariamente alle prime bozze circolate, non vi è traccia della stabilizzazione, né tantomeno dell’estensione delle agevolazioni anche ai locali commerciali. Vediamo cosa prevede il nuovo testo.

Cedolare secca 2018 canoni concordati

Per i contratti stipulati a canone concordato è arrivata la tanto attesa proroga dell’aliquota al 10%. Contrariamente alle prime bozze della manovra che circolavano nei giorni scorsi e in cui era previsa una stabilizzazione dell’agevolazione, l’estensione varrà per il prossimo biennio 2018-2019.

Il contratto di locazione a canone concordato è caratterizzato da un canone calmierato, a differenza del canone libero che dipende dai prezzi di mercato. Tale tipologia può essere utilizzata per i contratti a uso abitativo, a uso transitorio e per gli studenti universitari. Riguarda le abitazioni di proprietà dei privati concesse in locazione a privati, studenti e cooperative/enti senza scopi di lucro.

Nel contratto di locazione a canone concordato il canone non può superare un tetto massimo stabilito da accordi territoriali tra le principali organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. La durata del contratto di locazione a canone concordato può essere di 3 anni + 2 di rinnovo (o 3) per le abitazioni; di 6 mesi fino a 3 anni per gli studenti universitari; di 1 mese fino a 18 mesi per i contratti transitori.

cedolare secca 10 agenzia entrate

Ma a quali contratti si applica la cedolare secca al 10%? Seconda un recente chiarimento dell’Agenzia delle Entrate, la cedolare ridotta si applica ai “contratti di locazione che, oltre a essere riferiti a unità immobiliari ubicate nei comuni con carenze di disponibilità abitative (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia, nonché i comuni confinanti con gli stessi e gli altri comuni capoluogo di provincia) e negli altri comuni ad alta tensione abitativa individuati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), siano stipulati a canone concordato sulla base di appositi accordi tra le organizzazioni della proprietà edilizia e degli inquilini (articolo 9, comma 1, Dl 47/2014)”.

Il commento di Confedilizia

Confedilizia, da tempo impegnata per l’estensione della cedolare secca ai locali commerciali, in una nota ha commentato le novità della manovra. “Per quanto riguarda gli affitti abitativi, viene prorogata fino al 2019 la speciale aliquota del 10% della cedolare secca per le locazioni a canone calmierato, che era stata prevista per un quadriennio con scadenza al 31 dicembre 2017, ma la limitazione di questo regime fiscale a due anni rischia di impedirne l’effetto incentivante, soprattutto considerata la durata quinquennale dei contratti interessati. All’esame parlamentare, poi, è affidata l’elaborazione di una norma che – come richiesto dalla maggioranza e da gran parte dell’opposizione in sede di esame della nota di aggiornamento al Def – introduca anche nel settore non abitativo una tassazione sostitutiva dei redditi da locazione”.

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Casa in donazione, quali sono i rischi e come evitarli

Acquistare una casa in donazione può rivelarsi rischioso e la banca può non concedere un mutuo a chi desidera comprare un immobile il cui venditore l’ha ricevuto in donazione. Vediamo perché e in che modo, grazie anche a una recente sentenza, è possibile evitare problemi.

La donazione è contestabile entro 20 anni dal momento in cui è stata trascritta o entro 10 anni dal decesso del donante. Un tempo piuttosto lungo. E con la contestazione l’erede può riprendersi il bene donato, anche se questo è già passato di proprietà. Per proteggere la donazione l’erede può rinunciare alla contestazione con un atto formale sottoscritto quando ancora il donante è in vita.

A chiarirlo è stata la sentenza del Tribunale di Pescara n. 250/2017. Tale sentenza, ricalcando quanto già espresso dal Tribunale di Torino (sentenza n. 2298/2014). In caso di donazione, dunque, è bene difendersi dagli eredi e dalle loro contestazioni.

Innanzitutto, bisogna ricordare che chi dona una casa, a un parente o a un terzo, compie un atto che potrebbe danneggiare i cosiddetti legittimari, ai quali la legge accorda sempre una quota minima del patrimonio del defunto, anche a dispetto della sua volontà. Questo significa che se una persona, quando è ancora in vita, compie donazioni che ne impoveriscono il patrimonio o con il proprio testamento, lascia gran parte dei propri beni a soggetti diversi dai legittimari, questi ultimi possono esperire la cosiddetta “azione di riduzione della legittima”.

L’azione di riduzione della legittima è una causa volta a recuperare quella parte di eredità che spetta loro per legge. In questo modo, chi è stato beneficiato da una donazione del defunto è tenuto a restituire l’immobile agli eredi anche dopo il passaggio di proprietà in proprio favore. Non solo. Se il donatario vende l’immobile a un’altra persona, anche quest’ultima può essere oggetto dell’azione di riduzione degli eredi e, quindi, obbligata a ridare il bene ai legittimari.

L’azione di riduzione non può più essere esperita superato un certo termine. Il diritto degli eredi legittimari di ottenere indietro il bene fuoriuscito dal patrimonio del defunto, che ha leso le loro quote, si prescrive alternativamente quando decorrono: 20 anni dalla trascrizione della donazione nei pubblici registri immobiliari; 10 anni dall’apertura della successione, ossia dalla morte del donante. Superato questo arco di tempo, se non viene intrapresa alcuna azione, la donazione diventa inattaccabile.

La prassi notarile ha però elaborato una soluzione più rapida, convalidata adesso dai giudici. Si tratta di far firmare all’erede legittimario una rinuncia a contestare la donazione: in questo modo egli si impegna a non effettuare l’azione di restituzione dell’immobile. Se gli eredi legittimari sono diversi, la firma dovrà essere raccolta da tutti quanti. La rinuncia può essere firmata quando il donante è ancora in vita, ossia poco dopo la donazione stessa.

La sentenza in commento precisa che la rinuncia del legittimario all’azione di restituzione dell’immobile donato è valida anche se compiuta prima della morte del donante e prima dei 20 anni dalla trascrizione della donazione. Essa, se resa con atto notarile, può essere annotata nei registri immobiliari a margine della donazione in modo da essere pubblica e conoscibile da chiunque.

Bisogna tuttavia sottolineare che con questo accordo il legittimario non perde la propria quota di legittima, che potrà sempre rivendicare anche nei confronti del donante, si impegna solo a non chiedere indietro l’immobile oggetto dell’accordo, ferma restando la possibilità di rivalersi in modo diverso.

Quindi, le situazioni che possono verificarsi sono le seguenti: se il donante è ancora in vita, il legittimario può solo rinunciare all’azione di restituzione dell’immobile, ciò vuol dire che non potrà più rivendicare il bene donato, ma può comunque agire nei confronti del donatario per ottenere (in diverso modo) la propria parte di legittima; se il donante è deceduto, il legittimario può rinunciare tanto all’azione di restituzione dell’immobile, quanto a quella di riduzione della legittima.

L’indice Istat per l’adeguamento degli affitti di settembre 2017

L’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI),reso noto mensilmente dall’Istat, serve per l’adeguamento del canone d’affitto. Vediamo l’indice di settembre 2017 pubblicato dall’Istituto nazionale di statistica.

La maggior parte dei contratti prevede un adeguamento annuale dei canoni di locazione, ma ci sono anche dei casi in cui l’aggiornamento è mensile. Alcuni accordi prevedono inoltre che il calcolo si applichi al 75%, mentre altri al 100%.

L’ultima rilevazione dell’indice dei prezzi al consumo dell’istat è la seguente:

Indice generale FOI*          101,1
Variazione % rispetto al mese precedente    -0,3
Variazione % rispetto allo stesso mese dell’anno precedente +1,1
Variazione % rispetto allo stesso mese di due anni precedenti  +1,2

la variazione negativa dell’indice dei prezzi al consumo non influisce sui canoni di locazione, e quindi non implica una riduzione dello stesso.

Una passeggiata senza precedenti nella casa più costosa del mondo

Bloomberg/idealista

Per la prima volta, le telecamere sono potute entrare in quella che al momento è la casa più costosa del mondo. Un palazzo del XIX secolo in una delle zone più esclusive della Costa Azzurra, messo sul mercato dai proprietari al prezzo esorbitante di 350 milioni di euro.

 

Nelle città dove si vive meglio è quasi impossibile comprare casa

Melbourne e Sidney sono ai primi posti nel ranking delle città con la miglior qualità della vita. Peccato che sia quasi impossibile acquistare una casa in questi centri, a meno che non si abbia a disposizione un elevato budget.

Nella calda, placida e costiera Sidney i prezzi sono aumentati del 140% negli ultimi 15 anni, con un incremento forte dall’inizio della crisi finanziaria mondiale. Questo ha fatto sí che la maggior parte degli australiani siano stati estromessi dal mercato della casa e l’indice della proprietà sia caduto ai minimi, specialmente tra i più giovani.

Visual Hunt
Visual Hunt

Solo le persone con un’età più elevata e con maggiori guadagni (quelli che hanno maggiori risparmi) hanno aumentato leggermente il loro indice di proprietà negli ultimi tre decenni in Australia.

Sidney è il secondo mercato della casa più caro del pianeta, mentre Melbourne, considerata per sette anni consecutivi dall’Economist la migliore città del mondo dove vivere, è il sesto mercato immobiliare più caro a livello mondiale.

Con questo panorama, la percentuale delle persone che vivono in una casa di proprietà è caduta del 45% tra i più giovani (tra i 25 e i 34 anni). Allo stesso tempo, il costo di un mutuo tra chi ha deciso di comprare una casa ha fatto crescere in maniera esponenziale il debito, e molte delle persone che sono andate in pensione non hanno potuto ancora restituire il prestito.

Le abitazioni di 14 m2 si vendono a prezzi che si aggirano intorno ai 430mila euro vicino a Sidney, una situazione che ha fatto crescere la preoccupazione dei più giovani, convinti che non potranno più permettersi una casa decedente.

Città con un’alta qualità della vita come le canadesi Vancouver e Toronto, le statunitensi San Francisco e Seattle o l’asiatica Singapore hanno sperimento un forte incremento dei prezzi e accresciuto la preoccupazione tra gli abitanti che improvvisamente si sono trovati fuori dal mercato immobilare.

Singapore e Toronto hanno cercato di risolvere almeno in parte il problema imponendo una forte tassazione sulla compravendita di abitazioni da parte degli stranieri, che hanno utilizzato questi mercati immobiliari come mete per i loro investimenti.

Nuova legge fallimentare 2017, le novità per il comparto immobiliare

L a commissione Giustizia del Senato ha approvato, nella versione originale, il disegno di legge n. 2681 “Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza”. L’articolo 12, dei 16 che compongono la nuova normativa, introduce importanti garanzie per gli acquirenti di immobili da costruire, oltre a tutele per chi contrae finanziamenti ed è in difficoltà per il pagamento.

Le principali novità. Il testo, che consta di 16 articoli, delega l’esecutivo a riformare organicamente le procedure concorsuali disciplinate dal r.d. n. 267/1942 e della disciplina sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento ex legge n. 3/2012, oltre alla revisione del sistema dei privilegi e delle garanzie.

Dal punto di vista immobiliare, di particolare importanza assume il contenuto dell’art. 12 in oggetto a tutela delle famiglie.

Nello specifico viene precisato che il Governo è delegato ad adottare, con le modalità e nei termini di cui all’articolo 1, disposizioni in materia di tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire, secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:

  1. Al fine di garantire il controllo di legalità da parte del notaio sull’adempimento dell’obbligo di stipulazione della fideiussione di cui agli articoli 2 e 3 del decreto legislativo 20 giugno 2005, n. 122, nonché dell’obbligo di rilascio della polizza assicurativa indennitaria di cui all’articolo 4 del medesimo decreto legislativo, stabilire che l’atto o il contratto avente come finalità il trasferimento non immediato della proprietà o di altro diritto reale di godimento su un immobile da costruire, nonché qualunque atto avente le medesime finalità, debba essere stipulato per atto pubblico o per scrittura privata autenticata;
  2. Prevedere che dall’inadempimento dell’obbligo assicurativo di cui all’articolo 4 del citato decreto legislativo n. 122 del 2005 consegua la nullità relativa del contratto, nei termini previsti dall’articolo 2, comma 1, del medesimo decreto legislativo.

 Il testo introduce anche una serie di disposizioni c.d. “salva-famiglie”, riordinando anzitutto la disciplina del sovraindebitamento (l. n. 3/2012), con soluzioni dirette a promuovere la continuazione dell’attività svolta dal debitore, nonché le modalità della loro eventuale conversione nelle soluzioni liquidatorie, anche ad istanza del debitore, e consentendo, esclusivamente al debitore-consumatore, solo la soluzione liquidatoria, con esclusione dell’esdebitazione, nel caso in cui la crisi o l’insolvenza derivino da colpa grave, malafede o frode.

Sarà consentito inoltre al debitore meritevole, che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, nemmeno futura, “di accedere all’esdebitazione solo per una volta, fatto salvo l’obbligo di pagamento del debito entro quattro anni, laddove sopravvengano utilità”.

Il piano del consumatore potrà comprendere, altresì, la ristrutturazione dei crediti derivanti da contratti di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio o della pensione e dalle operazioni di prestito su pegno.

Affitto, nulla la clausola che aumenta il canone

E’ nullo il patto che alza l’affitto. Con la sentenza 23601, le Sezioni Unite hanno stabilito la nullità dei patti aggiunti a seguito della registrazione di un contratto di locazione di immobile a uso non abitativo. E hanno aggiunto che tale invalidità riguarda solo il patto aggiunto, ma non compromette l’originario accordo. Una decisione che ha esteso il principio ai contratti di locazione a uso non abitativo, riconducendo a unità la disciplina delle nullità dei patti aggiunti in materia di locazione.

Ecco il caso. Un locatore aveva intimato lo sfratto per morosità a una società che occupava dei locali commerciali di sua proprietà giusto contratto di locazione a uso non abitativo. Secondo il locatore, la società non aveva corrisposto i canoni concordati.

Da sottolineare che in seguito della registrazione del primo contratto di locazione era seguita la stipula e poi la registrazione di un successivo accordo che prevedeva canoni di importo maggiore.

La società conduttrice si è difesa riportando di avere regolarmente saldato i canoni previsti dal primo accordo, a suo dire unico valido ed efficace. E il Tribunale ha accolto le domande della conduttrice.

In appello l’esito è stato differente. La Corte ha infatti affermato la natura di contratto simulato del primo contratto e ha confermato la validità del successivo accordo (visto come contratto dissimulato), decretando la soccombenza della società.

La conduttrice quindi ha agito in Cassazione per ottenere la dichiarazione di nullità degli accordi intercorsi successivamente alla registrazione del contratto di locazione. Il presidente di Sezione ha emesso ordinanza chiedendo alle Sezioni Unite di pronunciare la decisione.

La Corte di cassazione a Sezioni Unite, nella sentenza 23601/2017, ha accolto il ricorso della conduttrice. Secondo la Suprema Corte, la sentenza, sempre delle Sezioni Unite, 18213/2015 aveva già esaminato la fattispecie della registrazione di negozi integrativi a esistenti contratti di locazione che comportavano un aumento del canone, decretandone la nullità.

Il principio era quello in ragione del quale il negozio successivo alla stipulazione del contratto di locazione a uso abitativo era nullo ai sensi dell’articolo 13, comma 1, della legge 431/98. La nullità, però, riguardava comunque solo il patto aggiunto, mentre il negozio originario resta valido ed efficace.

Con questa sentenza le Sezioni Unite hanno esteso il principio ai contratti di locazione a uso non abitativo, riconducendo a unità la disciplina delle nullità dei patti aggiunti in materia di locazione.

All’esito della decisione, la Suprema Corte cassava la sentenza di appello e rinviava per nuovo giudizio indicando come principio decisorio il seguente: “E’ nullo il patto con il quale le parti di un contratto di locazione a uso non abitativo concordino occultamente un canone superiore a quello dichiarato; tale nullità vitiatur sed non vitiat, con la conseguenza che solo il patto di maggiorazione del canone risulterà insanabilmente nullo a prescindere dall’avvenuta registrazione”.

Dalla cedolare secca all’aliquota Imu-Tasi, le richieste di Confedilizia per la nuova legge di Stabilità

In vista dell’approvazione della prossima legge di Stabilità, che dovrà essere presentata in Parlamento entro il 20 ottobre, Confedilizia ha stilato una serie di priorità che dovrebbero essere inserite nella finanziaria 2018 e che comprendono, tra le altre cose, l’estensione della cedolare secca ai locali commerciali e l’introduzione di un limite del 4 per mille per la tassazione Imu-Tasi.

La riduzione della tassazione sui locali commerciali potrebbe salvarli dall’abbandono e dal detrazione, per questo secondo Confedilizia sarebbe necessaria l’estensione della cedolare secca in questo settore, anche se in via sperimentale. L’associazione denuncia in particolare la situazione “molto grave” di commercio e artigianato, settori in cui le imposte, statali e locali raggiungono un livello tale da erodere fino all’80% del canone di locazione. Percentuale di imposizione che arriva a sfiorare il 100%, sottolineano i proprietari, se alle tasse si aggiungono, appunto, le spese di manutenzione o assicurative. Il regime agevolato, potrebbe essere inserito per i soli immobili di categoria catastale C/1 (negozi e botteghe), per i nuovi contratti di locazione, per gli immobili non locati per un periodo di tempo o in caso di apertura di nuove attività, eventualmente da parte di giovani o nei soli centri storici.

“Essenziale” anche stabilizzare la cedolare secca sugli affitti al 10%, estendendo la sua applicabilità all’intero territorio nazionale (oggi vale fino al 31 dicembre solo nei Comuni ad alta densità abitativa). La richiesta, ricorda l’associazione, è contenuta anche nelle risoluzioni sulla NaDef di maggioranza e opposizioni, nella consapevolezza che tra il 2010 (anno di introduzione) e il 2015 il tax gap è passato da 2,3 a 1,3 miliardi di euro (-42%), mentre la propensione al gap è scesa dal 25,3% al 15,3%.

Le altre richieste riguardano anche il ripristino, parziale, della deducibilità delle spese fiscali per gli affitti. Oltre all’introduzione di un limite del 4 per mille alla tassazione Imu-Tasi.

Rettifica valore compravendita immobiliare, come difendersi da un avviso di liquidazione del Fisco

A volte nel caso di una compravendita immobiliare, l’Agenzia delle Entrate puo’ procedere a un accertamento del valore dell’immobile in questione. Questo puo’ determinare una rettifica della base imponibile su cui calcolare le imposte da pagare. Ma come è possibile opporsi a un avviso di rettifica con la corrispondente richiesta di liquidazione?

La legge offre diversi strumenti al contribuente che riceve un avviso di rettifica e liquidazione e che ritiene l’accertamento non corretto. Se ci sono i presupposti, si può giungere anche all’annullamento totale o parziale dell’accertamento o alla rideterminazione del valore accertato.

In ogni caso è necessario attivarsi entro 60 giorni dalla data in cui l’avviso è stato notificato. Nella parte finale dell’avviso sono comunque indicate tutte le informazioni utili per far valere le proprie ragioni. A seconda dei casi, il contribuente può:

  • Presentare ricorso alla Commissione tributaria provinciale competente (cioè quella del capoluogo della provincia in cui ha sede l’ufficio che ha emesso l’atto). Se il valore dell’avviso non è superiore a 20.000 euro, il ricorso produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione (in tal modo, si avvia una fase amministrativa, della durata di 90 giorni, entro cui deve svolgersi e concludersi il procedimento finalizzato al riesame dell’atto impugnato e alla valutazione, da parte dell’amministrazione, dell’eventuale proposta di mediazione. Se non si raggiunge un accordo con l’ufficio, il giudizio prosegue dinanzi alla Commissione tributaria provinciale)
  • Presentare istanza di accertamento con adesione all’ufficio che ha emesso l’atto. In questo modo è possibile dialogare in contraddittorio con l’amministrazione, fornendo tutti gli elementi utili alla rideterminazione del valore accertato. L’istanza di accertamento con adesione sospende il termine per la presentazione del ricorso per un periodo di 90 giorni.
  • Presentare istanza di annullamento in autotutela all’ufficio che ha emesso l’atto. L’istanza non sospende i termini per la presentazione del ricorso. Pertanto, il contribuente può valutare di presentare l’istanza di accertamento con adesione o il ricorso qualora, prima dello scadere dei termini previsti per questi istituti, non sia pervenuta risposta favorevole all’istanza di annullamento in autotutela.

Anticipazioni legge di Stabilità: dalla riforma del catasto all’imposta sulla prima casa

Mentre si avvicina il momento caldo dell’anno, con l’approvazione della prossima legge di Stabilità da parte del governo, si moltiplicano le anticipazioni sulle misure che entreranno a far parte della nuova finanziaria. Oltre a quelle già annunciate nei giorni scorsi, vediamo le altre novità in arrivo che coinvolgono il settore immobiliare, dalla tante volte rimandata riforma del catasto all’introduzione di un’imposta sulla prima casa per i redditi alti.

Giorni frenetici in Via XX Settembre. Se da un lato Paolo Gentiloni ha promesso una manovra finanziaria non “depressiva”, dall’altro il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha lanciato l’ipotesi di un taglio orizzontale agli sgravi fiscali

Come un refrain, puntualmente si ritorna a parlare della dell’obsoleto sistema catastale. L’Unione Europea continua il suo pressing chiedendo all’Italia di mettere mano quanto prima alla riforma del Catasto.

La Commissione europea più volte ha sottolineato che: “in Italia sono stati compiuti progressi limitati nel completare la riforma del catasto”.

Per tali motivi nell’agenda del Governo rispunta l’intenzione di abbandonare l’attuale sistema di classificazione, basato sui vani, per abbracciare quello basato sui metri quadri e su indicatori che, valutando la localizzazione e le caratteristiche dell’immobile, siano in grado di stimarne l’effettivo valore.

La riforma del Catasto, giaceva nel cassetto dal 2015, ma l’obiettivo di un recente disegno di legge presentato lo scorso aprile, ancora fermo in Senato, si promette di realizzare un vera rivoluzione.

Infatti, la rendita catastale dovrebbe essere calcolata non più sui vani ma sui metri quadri, sarà prevista l’invarianza di gettito e riequilibrio del prelievo con l’aggiornamento dei valori allineati a quelli di mercato. Per consentire il riequilibrio della pressione fiscale, il Governo sta valutando la reintroduzione dell’imposta sulla prima casa per i redditi alti.

Anche questa possibilità rientra tra le “raccomandazioni” dell’UE all’Italia. Bruxelles ha chiesto all’Italia di spostare l’imposizione fiscale dai fattori di produzione (per esempio le imposte sul lavoro) ai fattori che hanno meno impatto sulla crescita (come la tassa sulla prima casa per i redditi alti).

E inviterà a ridurre la spesa pubblica. Attualmente le tasse sulla prima casa sono pagate dai proprietari di abitazioni di lusso, rientranti nelle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (ville), A/9 (castelli o palazzi di eminenti pregi artistici o storici).

Sempre in occasione della Legge di Bilancio potrebbe approdare la totale detraibilità della diagnosi sismica degli edifici e il miglioramento delle detrazioni per gli interventi di messa in sicurezza antisismica e efficientamento energetico degli edifici.

Questo è quanto anticipato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, durante il convegno “Ecobonus e Sismabonus – La grande occasione per la sicurezza e l’efficienza energetica della casa” organizzato dall’Associazione nazionale costruttori edili (Ance).

Secondo Delrio un casa a rischio sismico rappresenta un rischio per sé stessi e per gli altri, per tali motivi è necessario “prima di tutto classificarla”.

Questo è il principale presupposto per rendere completamente detraibile la diagnosi sismica degli edifici. Per tali motivi, ha aggiunto, si cercherà “il modo di unire sempre di più il bonus energetico a quello sismico in maniera da fare unici cantieri nei condomìni”.

Sostanzialmente l’obiettivo di Palazzo Chigi è di concretizzare le modifiche già allo studio che dovrebbero riguardare tutti e tre i crediti di imposta esistenti: ristrutturazioni semplici al 50%, ecobonus per il risparmio energetico al 65%, sismabonus con punte di agevolazione all’85%.

Sarà affrontato anche il terma della sicurezza delle case popolari. Alcune Regioni hanno fondi da investire per la messa in sicurezza e si sono già detti disponibili ad avviare piani di adeguamento. Il problema, però, è che al momento la legge di Bilancio li taglia fuori dall’utilizzo di qualsiasi forma di sconto fiscale.

Il ministro Delrio, ha mostrato una certa disponibilità ad una modifica normativa facendo accedere anche l’edilizia residenziale pubblica ai benefici del sismabonus. Anche questa novità, però, potrebbe richiedere l’impegno di molte risorse e, quindi, altre coperture da reperire.

Più difficile sarà risolvere il nodo degli edifici che si trovano nelle zone a rischio sismico più basso che non possono accedere al sismabonus, nemmeno per le diagnosi. Ci vorrebbe un ampliamento ma sarà molto difficile che che il Governo adotti questa soluzione.