Il mercato immobiliare internazionale del 2017

Nel corso del 2017, sul fronte internazionale, particolare interesse ha suscitato l’andamento del mercato immobiliare in Gran Bretagna sulla scia della Brexit. Ma non è mancata l’attenzione per quei mercati che hanno fatto suonare il campanello d’allarme incrementando il timore di una possibile bolla immobiliare. Vediamo cosa è successo e sta succedendo in giro per il mondo.

Gran Bretagna

Secondo i dati dello scorso febbraio, sembrava non arrestarsi la corsa verso l’alto dei prezzi delle case in Gran Bretagna. Il mercato immobiliare del Regno Unito, infatti, ha continuato a mostrare un fortissimo aumento dei prezzi delle abitazioni, confermando il trend iniziato alla fine del 2013. A marzo, però, è successo qualcosa di diverso. Secondo i dati pubblicati da Nationwide, il prezzo medio delle case a marzo è calato dello 0,3%, arrivando a 207.308 sterline. Non accadeva dal giugno 2015 e il dato ha sorpreso gli economisti della City che invece si aspettavano un rialzo dei prezzi, attorno allo 0,4%.

Il calo è proseguito ad aprile. E’ in quel mese che a Londra si è registrato il peggior calo del valore delle case da otto anni a questa parte. La media del prezzo richiesto è calata dell’1,5%, a poco più di 800mila dollari, rispetto a un anno prima. Secondo il conteggio degli specialisti del real estate Rightmove Plc, si tratta del maggior calo dal maggio del 2009. Su base mensile, il prezzo delle case a Londra richiesto è sceso del 2%.

E a maggio è calato il numero delle compravendite. L’aumento delle imposte e l’effetto Brexit sono i due fattori che hanno determinato una brusca caduta nel numero di case vendute nella capitale britannica. A maggio infatti le compravendite si sono attestate a 5.500, circa la metà rispetto a due anni fa.

Sono così diminuite a Londra le aspettative di vendere la propria abitazione a causa del calo della domanda di case. I prezzi nella City sono aumentati dell’1,6% in agosto su base annua, secondo il portale immobiliare Rightmove, un aumento che rimane al di sotto del picco raggiunto nel 2014. Il mercato immobiliare britannico l’ultimo anno ha risentito dei cambiamenti delle imposte, della Brexit e dell’incertezza economica.

A non essere colpiti sembrano i quartieri più lussuosi di Londra. Nonostante molti parlino di “bolla” e i prezzi dei distretti più lussuosi siano già al di là della portata della maggior parte delle persone, le vendite di appartamenti nei quartieri di Londra come Kensington & Chelsea, i più costosi del pianeta, negli ultimi mesi hanno registrato aumenti di domanda e di prezzo.

Ma gli investitori stranieri non sembrano impauriti dalla Brexit. Tra i dubbi e le trattative per l’uscita del Regno Unito dall’Ue, i grandi fondi di investimento approfittano delle opportunità. Il fondo immobiliare di Hong Kong, CC Land, ha acquistato per 1.150 miliardi di sterline, circa 1.340 milioni di euro, il Leadenhall Building, l’edificio più alto della City e il quarto grattacielo di Londra con 224 metri, meglio conosciuto come “la grattugia”.

Germania

In Germania sta succedendo qualcosa di particolare. Secondo quanto emerso da un’analisi dell’istituto economico IW, trovare un appartamento nelle grandi città tedesche, dove gli immobiliaristi puntano da tempo su mono e bilocali, è sempre più difficile. Al contrario, si costruisce troppo in provincia, dove le case restano vuote e si svalutano.

Spagna

In Spagna sono stati registrati risultati molto positivi. Nel mese di maggio, le compravendite hanno registrato un incremento del 23% su base annua, con 44.782 operazioni, il livello più alto da febbraio 2011. Un recupero significativo dopo il calo registrato lo scorso aprile (-8,6%). Secondo i dati dell’Ine, l’Istituto nazionale di statistica del Paese iberico, nei primi cinque mesi del 2017 è stato compravenduto l’11,8% in più rispetto a un anno fa, grazie alla spinta derivante dal mercato delle case esistenti (14,9%) rispetto al leggero calo del nuovo (-0,5%).

Portogallo

In Portogallo si è parlato di “Revive”, un programma per il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico-culturale del Paese. L’obiettivo è triplice: recuperare gli edifici storici in stato di abbandono, favorirne la valorizzazione e incentivarne la fruizione a fini turistici.

Il Portogallo, poi, spicca per una caratteristica particolare. La sicurezza, la cucina, la cultura, le spiagge, i prezzi bassi – sono aumentati, ma rimangono molto più bassi che in altre città europee – stanno attirando molti personaggi famosi.

Svizzera

Il mercato immobiliare della Svizzera si contraddistingue per il fattore lusso. La Svizzera è il Paese con il maggior numero di ricchi al mondo e con uno dei più lussuosi mercati immobiliari. Nel centro finanziario della città di Ginevra, la casa può raggiungere i 65.500 euro/m2, secondo l’agenzia immobiliare Engel&Völkers. Al secondo posto tra le città più care, a pari merito, Zurigo e Zugo, entrambe con un prezzo fino a 28.000 euro/m2.

Eppure, in Svizzera, succede anche qualcosa di singolare. Albinen, Comune nel Canton Vallese, offre 60.000 euro per una famiglia di 4 persone pronta a fare i bagagli e trasferirsi lì. L’obiettivo è evitare la desertificazione.

Grecia

La Grecia, invece, ha pagato la crisi economica. Il mercato immobiliare ellenico ha subito un pesante crollo dall’inizio della crisi economica. Dal 2008 ha infatti perso circa 2mila miliardi di euro.

Stati Uniti

Spostandosi oltreoceano, si incontra il mercato immobiliare degli Stati Uniti, dove ha febbraio è stata registrata una frenata. In particolare, l’indice Nahb sull’andamento del settore negli Stati Uniti a febbraio è sceso a 65 punti dai 67 di gennaio, risultando anche sotto le attese del mercato che erano per un indice fermo a 67.

Particolare è il problema incontrato dalle nuove generazioni. Negli Stati Uniti i giovani tra i 18 e i 34 anni hanno difficoltà ad accedere al mercato immobiliare. Possiedono appena l’11% del parco immobiliare. E non per problemi di denaro, ma per mancanza di offerta, sia di case nuove che usate. Gli over 55, infatti, possiedono il 53% del patrimonio immobiliare e non sono disposti a vendere.

Canada

In Canada è scattato l’allarme. La Canada Mortgage and Housing Corporation (Cmhc) ha parlato di “gravi indizi relativi alle condizioni problematiche” del mercato immobiliare. Il rapido aumento dei prezzi nelle principali città, la sostenuta attività di costruzione e l’eccessiva valutazione delle case, insieme alla crisi in Home Capital Group, uno dei principali istituti di credito che offre mutui subprime, fanno vacillare il settore.

Hong Kong

Per acquistare un appartamento a Hong Kong bisogna moltiplicare la media annuale del reddito familiare per 18,1 volte. A dirlo uno studio pubblicato dall’agenzia statunitense Demographia, secondo il quale la città asiatica è quella con il prezzo delle abitazioni più caro del mondo. Un titolo conquistato per il settimo anno consecutivo e che mette la popolazione in una posizione difficile. E nel mercato immobiliare più costoso ed esorbitante del pianeta anche chi lavora nella finanza opta per le case-capsule con spazi condivisi.

Australia

Le autorità australiane cercano di controllare la bolla dei prezzi delle case nelle grandi città attraverso un sistema che limita gli investimenti immobiliari degli stranieri in case nuove o piani di acquisto. Da quando nel 2016 queste norme sono entrate in vigore è stata già disposta la vendita di 61 immobili acquisiti in modo irregolare da stranieri nel Paese, per un valore di 107 milioni di dollari australiani, circa 76,3 milioni di euro.

I mercati immobiliari più “caldi” del pianeta

L’evoluzione economica dei Paesi influenza direttamente la situazione del mercato immobiliare. Mentre il valore delle case ha perso slancio in modo generalizzato, ci sono mercati – come Hong Kong, Canada e gran parte dell’Europa – dove i prezzi delle abitazioni continuano a salire. Lo ha evidenziato il rapporto di Global Property Guide. Dei 45 mercati immobiliari del pianeta analizzati nel primo trimestre del 2017, in 27 il prezzo delle case è aumentato. Gli incrementi maggiori sono stati registrati a Hong Kong (17,3%), Islanda (16%), Cina (13%), Canada (11,8%) e Irlanda (9%).

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