Detrazioni casa, nella legge di bilancio 2019 proroga triennale ed ecoprestito

Se la sforbiciata al complesso sistema delle detrazioni fiscali potrebbe interessare anche gli interessi passivi per i mutui prima casa, per gli immobili ci sono anche buone notizie. La legge di Stabilità 2019 potrebbe contenere la proroga di tutte le detrazioni fiscali per i lavori in casa. Il bonus ristrutturazioni, il bonus mobili e l’ecobonus saranno in vigore fino al 31 dicembre 2021.

Secondo quanto dichiarato dal presidente della commissione Industria del Senato, Gianni Girotto, “I bonus casa storicamente vengono prorogati solo di anno in anno. Questo non dà una prospettiva certa a cittadini e imprese. Noi, invece, vogliamo dare un orizzonte temporale più ampio, che arrivi fino al 2021″. 

Legge di bilancio 2019, ristrutturazioni salvate

ll bonus ristrutturazione consiste in una detrazione Irpef al 50% con limite di spesa di 96 mila euro per lavori di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia su abitazioni o parti comuni di edifici condominiali (purché non comportino un cambio di destinazione d’uso o volumetrico).

Le prime anticipazioni parlavano del ritorno alla detrazione standard del 36% per un tetto massimo di spesa di 48mila euro, abolendo il regime del 50% in vigore dal 2012. Ma sembra che invece il governo sia orientato verso la proroga al 2021 dell’attuale regime agevolato.

Sembra essersi salvato dalle cesoie del governo il bonus mobili, che consiste in una detrazione Irpef del 50% con tetto di spesa di 10mila euro, per l’acquisto di immobili ed elettrodomestici, da recuperare in 10 anni. Ancora non si sa nulla del bonus verde, che consiste nella detrazione Irpef del 36%, con tetto di spesa di 5mila, per la sistemazione di aree verdi, recuperabile in dieci anni. La scadenza dell’agevolazione, fissata per la fine di quest’anno, non lo lascia immune da eventuali tagli.

Taglio alle aliquote detrazioni fiscali sulla casa

Ma la proroga avrà un prezzo. Le aliquote sulle detrazioni, infatti, andranno a diminuire di anno in anno. Per gli interventi di riqualificazione energetica, ad esempio, si potrebbe passare dal 65% per il primo anno, al 63% o al 60%.

Ecoprestito al vaglio del governo

Nella legge di bilancio 2019 potrebbe entrare anche l’ecoprestito, una sorta di prestito a tasso agevolato che sarà concesso da un soggetto pubblico, come Cdp, per avviare le opere di ristrutturazione o riqualificazione energeticia. O attivare una garanzia pubblica che consenta di abbattere di parecchio il costo del prestito bancario.

Il governo potrebbe intervenire anche sulla cessione del credito, che è soggetta a varie limitazioni. L’intervento sarebbe rivolto proprio alla rimozione di queste limitazioni per rendere il meccanismo più efficace.

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Cedolare secca, cosa è cambiato nella dichiarazione redditi 2018

Meno incombenze burocratiche per chi ha affittato quest’anno un appartamento con la cedolare secca. A spiegarlo l’inserto L’Economia del Corriere della Sera. Vediamo cosa è cambiato.

Dalle istruzioni alla dichiarazione dei redditi 2018 si evince che non c’è più l’obbligo di indicare gli estremi di registrazione dei contratti di locazione a cedolare secca e/o a canone concordato nella sezione II del quadro RB (righi RB21-Rb23). La sezione II adesso deve essere compilata in alcune specifiche ipotesi e in casi non particolarmente frequenti.

L’obbligo di indicazione dei dati di registrazione del contratto di locazione è previsto solo con riferimento agli immobili che soddisfino entrambi le seguenti condizioni:

  • siano situati in un Comune colpito dal sisma Abruzzo del 6 aprile 2009;
  • siano concessi in locazione a famiglie le cui abitazioni siano state distrutte o rese inagibili dal sisma.

Cedolare secca sui locali commerciali, ecco perché è un importante segnale per l’immobiliare

L’istituzione della cedolare secca per le locazioni commerciali sembra ormai imminente. La misura – attesa da tempo dalla proprietà immobiliare e sollecitata anche dalle organizzazioni rappresentative di commercianti e artigiani – dovrebbe trovare spazio nella prossima manovra di Bilancio, a renderlo noto il sottosegretario all’Economia e alle Finanze, Massimo Bitonci. A idealista/news il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha parlato di “un importante segnale per il settore”. Vediamo perché.

La proposta è pronta

All’Ansa il sottosegretario al Mef ha spiegato che la proposta avanzata dalla Lega della cedolare secca sugli affitti commerciali è pronta, si tratta di un “regime opzionale con aliquota al 21% per le locazioni di immobili C1 e loro pertinenze”. Se applicata sui nuovi contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2019, la nuova cedolare potrebbe essere a “costo zero”; allargata ai contratti in essere costerebbe circa 900 milioni, ma – “come dimostra il successo della cedolare sulle abitazioni” – i costi effettivi iniziali potrebbero essere inferiori.

Tramite una nota, il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha dichiarato: “La conferma dell’impegno del governo a prevedere nella manovra il varo della cedolare secca sugli affitti commerciali ci consente di confidare che sia finalmente giunto il momento di quel cambio di passo che il settore immobiliare attende da molti anni. Le cose da fare in questo comparto sono tante e tutte consentirebbero all’economia di ripartire. Iniziare con la cedolare per le locazioni commerciali è la scelta giusta”.

Una risposta a un problema diffuso per gli immobili commerciali

Parlando con idealista/news, Spaziani Testa ha spiegato: “Se la norma dovesse andare in porto, si tratterà di un importante segnale per il settore. Da un lato infatti si dimostrerebbe che si vuole intervenire in un comparto sul quale finora si è intervenuti solo in senso negativo, soprattutto dal punto di vista fiscale; dall’altro si inizierebbe ad affrontare – e credo a risolvere – un problema diffuso per gli immobili commerciali, che è quello dell’abbandono, dello sfitto dilagante, che interessa tante grandi e piccole città. Un problema che ha conseguenze non solo di tipo economico per i proprietari, che non vedono fruttare un proprio investimento, ma anche in termini di degrado delle città e di mancanza di sicurezza. Questo perché se intere vie e interi luoghi semichiusi, come ad esempio le gallerie, vengono abbandonati, diventano rifugio di sbandati e fanno sì che gli immobili circostanti perdano valore”.

Una misura che mette tutti d’accordo

Il presidente di Confedilizia ha quindi aggiunto: “Su questo tema stiamo coinvolgendo anche l’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, perché dovrebbe essere interesse diretto dei Comuni essere nostri alleati su questo fronte. In merito, mi fa piacere dire che è partita dal Sud, da Catanzaro, un’iniziativa, che ha coinvolto anche l’Anci Calabria, di richiesta di applicazione di questa misura a livello nazionale. Ma si tratta di qualcosa che mette d’accordo tutti, compresi commercianti e artigiani, che con le loro associazioni chiedono da tanto tempo la cedolare secca per le locazioni commerciali. E’ dunque una misura che vede interessate le diverse parti: commercianti, proprietari, Comuni e lo stesso Erario”. Spaziani Testa ha concluso affermando: “E’ importante che in questa fase preparatoria se ne stia parlando con conferme ufficiali”.

Contratto di locazione a canone concordato 2018, i vantaggi e cosa sapere per la stipula

Il contratto di locazione a canone concordato prevede un canone prestabilito secondo importi concordati dalle organizzazioni rappresentative delle parti ed è valido solo se stipulato attraverso l’apposito modello predisposto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Si tratta di una formula vantaggiosa? E per chi? Lo ha spiegato a idealista/news Rosa Cioffi, project manager di Milano Abitare.

“Noi riteniamo – ha spiegato Rosa Cioffi – che il contratto a canone concordato convenga a entrambe le parti. Anche lo Stato sta monitorando e indicando questa come nuova via, sulla cedolare secca si parla addirittura di stabilizzazione. In termini di risparmio fiscale per il proprietario, è un incentivo importante. Nell’ottica di diffondere questa tipologia contrattuale, il Comune di Milano ha inoltre applicato una riduzione di Imu e Tasi di circa il 50%. Per quanto riguarda l’inquilino, sono previste agevolazioni fiscali un po’ più ampie. Come ulteriore benefit, il contratto di locazione a canone concordato prevede una durata più breve: con il concordato, infatti, il proprietario può chiudere l’operazione in 5 anni (3+2)”.

Cioffi ha poi aggiunto: “Il mercato milanese vive una situazione particolare a causa dell’elevatissima domanda di immobili – determinata dai numerosi arrivi in città per ragioni di lavoro, di studio e per le iniziative che vedono protagonista proprio il capoluogo lombardo –, di conseguenza il concordato fa un po’ fatica a decollare, ma in altre città importanti come Genova e Roma sta superando il contratto a canone libero”.

Tuttavia, “il Comune di Milano ha previsto per chi fa un contratto attraverso Milano Abitare, oltre ai benefit fiscali, una serie di contributi: nel momento in cui si riceve il contratto a canone concordato, al proprietario viene dato un contributo una tantum tra 1.200 e 2.000 euro e viene messo a disposizione il contributo per le ristrutturazioni fino a 5.000 euro per le persone fisiche e fino a 4.000 euro per le società”. Ma i benefici ci sono anche per gli inquilini, in questo caso si va a pagare un canone più basso rispetto a quello del libero mercato in una percentuale che va dal 20 al 30.

“E’ chiaro che – ha sottolineato Cioffi – a Milano non vengono tenuti in considerazione gli immobili in Zona 1, dove i canoni richiesti hanno cifre fuori mercato. Bisogna ricordare che il concordato è un contratto non lasciato al libero arbitrio, il cui canone viene calcolato su parametri definiti dalle parti, ossia dalle associazioni dei proprietari e degli inquilini”.

“Facendo il contratto con noi – ha spiegato Cioffi – si viene supportati in ogni cosa. L’intera pratica, inoltre, può essere fatta online. Sul nostro sito abbiamo messo a disposizione di tutti il contratto tipo, che è quello stabilito dal Ministero. Anche per quanto riguarda la suddivisione delle spese, abbiamo messo a disposizione l’allegato ministeriale che indica come devono essere ripartiti gli oneri. Rilasciamo, inoltre, al proprietario una garanzia fino a 18 mensilità nel caso di morosità incolpevole dell’inquilino”.

Cioffi ha quindi concluso sottolineando: “Ritengo che la legge 431 sia un po’ superata, trattandosi di una norma del 1998, e che il tema dovrebbe essere affrontato a livello nazionale. Tutti hanno diritto ad avere un alloggio decoroso e a un prezzo congruo. Credo che le istituzioni abbiano fatto questa operazione corretta, perché con essa si tende a calmierare i prezzi e a far sì che anche chi non può accedere all’Erp trovi una risposta alla propria domanda abitativa. Mettendo per un momento da parte la situazione particolare di Milano, studi dimostrano che in altre città il canone concordato sta crescendo in maniera esponenziale, ciò vuol dire che lo strumento funziona”.

Contratto locazione canone concordato modello

Il modello ministeriale previsto per il contratto di locazione a canone concordato detta le condizioni che locatore e locatario devono rispettare e contiene le indicazioni sulla durata e sul canone pattuito tra le parti, in base a quanto stabilito dagli accordi territoriali. Ma non solo. Il contratto di locazione a canone concordato deve contenere anche la ripartizione delle spese tra proprietario dell’immobile e inquilino.

Contratto locazione canone concordato requisiti

Come sottolineato dal Sole 24 Ore, se l’immobile si trova in un Comune compreso tra quelli ad alta tensione abitativa o elencati nella delibera del Cipe, il locatore può avere la cedolare al 10% o delle agevolazioni sulla tassazione ordinaria (ulteriore deduzione del 30% e riduzione dei corrispettivi del 30% ai fini dell’imposta di registro), oltre alla riduzione Imu e Tasi del 25%. Se l’immobile si trova in un Comune non compreso tra quelli ad alta tensione abitativa o elencati nella delibera del Cipe, ma il Comune è comunque uno di quelli per i quali è stato decretato lo stato di emergenza per “eventi calamitosi” nei cinque anni precedenti il 28 maggio 2014, pur senza agevolazioni per la tassazione ordinaria, il locatore può avere la cedolare al 10% e la riduzione Imu e Tasi del 25%, altrimenti non sono previste né la cedolare ridotta al 10%, né le agevolazioni per la tassazione ordinaria; essendoci però lo sconto Imu e Tasi del 25%.

Altro punto importante è quello relativo all’intesa locale tra associazioni della proprietà edilizia e sindacati degli inquilini. Se nel Comune in cui si trova l’immobile c’è l’intesa locale, bisogna fare attenzione all’accordo: può trattarsi dell’accordo rinnovato per tenere conto del Dm 16 gennaio 2017, del vecchio accordo conforme al Dm 30 dicembre 2002, di un accordo ante 2002. Se nel Comune in cui si trova l’immobile non c’è l’intesa locale, per la stipula del contratto si può fare riferimento all’accordo del Comune demograficamente omogeneo di minore distanza territoriale.

Nel caso in cui poi nella stipula le parti si facciano assistere dalle associazioni della proprietà edilizia e degli inquilini, il contratto beneficia delle agevolazioni fiscali in base al tipo di Comune (cedolare secca al 10%, riduzioni Imu e Tasi, sconti sul prelievo ordinario); nel caso in cui invece nella stipula le parti non si facciano assistere dalle associazioni della proprietà edilizia e degli inquilini, se l’accordo locale è stato rinnovato in base al Dm 16 gennaio 2017, le parti devono acquisire l’attestazione rilasciata da almeno un’associazione di categoria; se l’accordo locale è un vecchio accordo precedente il Dm 16 gennaio 2017, l’attestazione non serve, il Comune può però chiedere vari tipi di comunicazione.

Spese intermediazione acquisto prima casa, di cosa si tratta e i casi particolari

Le spese di intermediazione immobiliare per l’acquisto della prima casa sono detraibili al 19%, per un importo non superiore a 1.000 euro per ciascuna annualità. Ecco come funziona la detrazione e quali sono i casi particolari.

Le spese di intermediazione immobiliare sostenute per l’acquisto dell’abitazione principale possono essere portate in detrazione. Per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente. Si tratta, dunque, della casa presente nei registri anagrafici; altrimenti il contribuente può attestare che dimora abitualmente in luogo diverso, mediante la produzione di un’autocertificazione effettuata ai sensi dell’articolo 47 del DPR n. 445 del 2000.

La detrazione spetta non solo per l’acquisto della proprietà, ma anche per l’acquisto di altri diritti reali (quali, ad esempio, l’usufrutto) a condizione che l’immobile sia adibito ad abitazione principale. A beneficiare della detrazione è esclusivamente l’acquirente dell’immobile o gli acquirenti se in comproprietà.

Le spese di intermediazione immobiliare sostenute per l’acquisto dell’abitazione principale sono detraibili dall’imposta lorda per un importo pari al 19% del compenso comunque denominato, purché sia riferito all’acquisto dell’unità immobiliare che l’acquirente adibirà ad abitazione principale. L’importo della detrazione non può essere superiore a 1.000 euro per ciascuna annualità e, se l’acquisto è effettuato da più proprietari, la detrazione, calcolata rispettando il limite citato, deve essere ripartita tra i comproprietari in ragione delle percentuali di proprietà.

Nel caso in cui la fattura è intestata a un solo proprietario, ma l’immobile è in comproprietà, al fine di ammettere pro-quota alla detrazione anche il comproprietario che non è indicato nella fattura, bisogna integrare il documento con i dati anagrafici del comproprietario mancante.

Condizione necessaria per la detrazione, inoltre, è che l’importo della spesa sia espressamente indicato nell’atto di cessione dell’immobile. L’art. 35, comma 22, del D.L. 223/2006 dispone che l’atto di cessione dell’immobile deve presentare una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà recante l’indicazione analitica delle modalità di pagamento del corrispettivo e una serie di informazioni legate all’agente.

Esistono poi dei casi particolari. Ad esempio, qualora, a seguito della trattativa, l’acquisto non dovesse andare a buon fine – perché magari non è stato stipulato il contratto definitivo di compravendita – la detrazione non spetta, anche se le provvigioni devono essere ugualmente pagate all’intermediario immobiliare. Se, al verificarsi di questa condizione, il contribuente ha erroneamente usufruito della detrazione dovrà restituirla, assoggettando a tassazione separata l’importo interessato (Circolare 34/2008).

O ancora, le spese sostenute in sede di contratto preliminare di vendita possono essere portate in detrazione nella dichiarazione dei redditi solo a condizione che tale preliminare risulti regolarmente registrato (Risoluzione 26/2009). Se a seguito della registrazione del contratto preliminare, i cui costi sono stati portati in detrazione, il contribuente non giunge alla stipula del contratto definitivo, e quindi non acquista la titolarità dell’abitazione, dovrà assoggettare a tassazione separata l’importo per il quale ha fruito della detrazione.

Cedolare secca per le locazioni commerciali in arrivo con la nuova manovra

Dopo le continue richieste degli ultimi anni, provenienti dalle associazioni di categoria, il governo ha deciso di inserire nella prossima manovra di bilancio la più volte annunciatacedolare secca sulle locazioni commerciali. A renderlo noto è stato il sottosegretario all’Economia e alle Finanze Massimo Bitonci.

In un’intervista a Sky, il sottosegretario ha annunciato che il governo prepara una misura che permetterà di estendere anche ai negozi la tassazione fiscale già vigente per le abitazioni. Una misura che ha dato buoni risultati per quanto riguarda il gettito e l’emersione del nero. Oggi chi affitta un negozio ha disposizione solo l’aliquota irpef per il pagamento delle imposte. Per le abitazioni, invece, si può optare per il regime agevolato della cedolare secca, con due diverse aliquote: quella ordinaria al 21% e quella agevolata al 10% per i canoni concordati.

Soddisfazione è stata espressa da Confedilizia, l’associazione dei proprietari da tempo impegnata per estendere ai negozi la cedolare secca. Secondo quanto affermato dal presidente Giorgio Spaziani Testa in una nota “Si tratta della strada giusta, come rivelato dallo stesso Sottosegretario, per aiutare le attività commerciali e per combattere il degrado dei nostri centri urbani, sempre più colpiti da uno sfitto dilagante. E rappresenterebbe quel segnale di attenzione per il settore immobiliare che si attendeva da tempo”.

Il deposito cauzionale e la caparra nel contratto di affitto

Il deposito cauzionale, o cauzione, e la caparra sono due elementi importanti del contratto di affitto. I nostri collaboratori di condominioweb ci spiegano cosa sono e quali sono le loro differenze.

Articolo scritto dall’avv Maurizio Tarantino di condominioweb

Cos’è la cauzione nel contratto di affitto

Meglio conosciuto come cauzione, il deposito cauzionale è richiesto dal proprietario che affitta all’inquilino, al fine di ricevere una garanzia per le obbligazioni assunte in un contratto di locazione. Il deposito è previsto dalla legge allo scopo di tutelare (almeno in parte) il proprietario di un appartamento contro i possibili danni causati dall’inquilino all’immobile. E’ disciplinato dall’articolo 11 della legge 392/78, che stabilisce che esso non può superare l’importo pari a tre mensilità del canone mensile ed è produttivo di interessi al tasso legale, da corrispondersi al termine di ogni anno di locazione.

Il deposito cauzionale ha la funzione di garanzia dell’adempimento da parte del conduttore degli impegni che questi si è assunto con il contratto: dal regolare pagamento dei canoni, alla restituzione dell’immobile locato allo spirare del termine finale, sino al ripristino dei danni eventualmente da lui arrecati all’alloggio oggetto del contratto.

Differenza tra cauzione e caparra

La caparra, a differenza del deposito cauzionale, è una somma in denaro che può essere temporaneamente versata all’agenzia immobiliare o al proprietario dell’immobile da parte del futuro conduttore come interesse ed impegno al futuro contratto di affitto.

Una volta trovato l’accordo e stipulato il contratto di locazione, la somma versata in termini di caparra deve essere restituita al conduttore, o al più trasformata in parte del deposito cauzionale o dell’affitto per la prima mensilità.Il deposito cauzionale, invece, è quella somma di denaro che il proprietario richiede nel momento della stipula del contratto di locazione a garanzia delle obbligazioni assunte nel contratto.

Il deposito è previsto allo scopo di tutelare il proprietario di un appartamento contro i possibili danni causati dall’inquilino all’immobile, per difenderlo da eventuali non-pagamenti degli ultimi mesi di locazione, ed in generale contro ogni possibile inadempimento da parte dell’inquilino.

Prezzi case Italia, S&P: “Stabili nel 2018 e in moderato aumento nei prossimi anni” Previsioni prezzi case Italia

Con una ripresa economica allo stadio iniziale e un livello di disoccupazione ancora elevato, i prezzi delle case in Italia dovrebbero rimanere pressoché stabili quest’anno e aumentare moderatamente nei prossimi anni. A renderlo noto il report di S&P Global Ratings, “Europe’s Housing Markets Are Staging A Soft Landing”.

Secondo le previsioni, i prezzi delle case in Italia entreranno in territorio positivo nell’arco del 2018 e aumenteranno dello 0,2%, per poi arrivare all’1,3% nel 2019, questo grazie a migliori condizioni economiche che dovrebbero avere una ricaduta sul reddito delle famiglie. I tassi di interesse storicamente bassi e un rapporto prezzo/reddito ora sotto alla media dopo cinque anni consecutivi di correzioni dovrebbero inoltre favorire un aumento della domanda di alloggi.

Tendenze recenti

All’inizio dell’anno i prezzi delle case in Italia hanno fatto registrare un calo, suggerendo che la ripresa economica non si è ancora tradotta in una maggiore domanda di alloggi. Il tasso di disoccupazione rimane elevato (all’11,1% nel primo trimestre 2018) e la crescita del Pil ha rotto l’1% solo lo scorso anno (aumentando dell’1,6%), nonostante ciò gli indicatori del mercato immobiliare stanno migliorando.

La fiducia nel settore delle costruzioni è tornata al livello del 2008, con le imprese che segnalano un miglioramento continuo degli ordini e riduzioni dei prezzi più contenute. I permessi per le nuove costruzioni sono aumentati dell’11,4% lo scorso anno dopo il calo del 16% di media tra il 2005 e il 2016. Le transazioni hanno continuato a salire fino a raggiungere i livelli del 2012 alla fine del 2017. Di conseguenza, il tempo di permanenza di un immobile sul mercato è diminuito ulteriormente a solo più di sette mesi nel primo trimestre.

Un numero elevato di nuovi prestiti alle imprese per gli acquisti di abitazioni, che sono rimasti vicini al loro massimo storico del 2016 per tutto il 2017, sembra spiegare la ripresa dell’attività del mercato immobiliare. Le banche continuano a segnalare un allentamento degli standard per i prestiti e i tassi di interesse sui nuovi prestiti per gli acquisti di case sono scesi ulteriormente all’1,83% a maggio, rispetto all’1,9% di dicembre 2017. Ciò ha incentivato a richiedere un numero maggiore di prestiti in un momento in cui il contesto economico, e quindi il mercato del lavoro, ha iniziato a migliorare.

Riflettendo i miglioramenti nel mercato immobiliare, i prezzi delle nuove abitazioni sono aumentati dell’1,3% su base annua nel marzo 2018, suggerendo che la correzione dei prezzi degli ultimi cinque anni si sta avvicinando alla fine.

Tendenze future

Secondo il report, quest’anno potrebbe rappresentare un punto di svolta per il mercato immobiliare italiano. L’attività economica dovrebbe rimanere forte secondo gli standard storici, con un aumento del Pil dell’1,3% quest’anno e dell’1,2% nell’anno successivo. Un mercato del lavoro più dinamico aumenterà ulteriormente le prospettive delle famiglie e il reddito disponibile reale, aumentando così la domanda di alloggi. I bassi tassi di interesse costituiranno un ulteriore incentivo per gli acquisti di abitazioni.

Si dovrebbe poi registrare un ulteriore allentamento da parte delle banche nella concessione di prestiti per gli acquisti di abitazioni e una riduzione dell’esposizione ai non performing loans.

Inoltre, l’accessibilità alle abitazioni è notevolmente migliorata. Grazie al prolungato calo dei prezzi delle case, il rapporto tra i prezzi e il reddito è ora di circa il 20% al di sotto della media a lungo termine.

Ma la ripresa economica è ancora in una fase iniziale e la disoccupazione rimane elevata, ciò suggerisce che i prezzi rimarranno prossimi alla stabilità quest’anno e aumenteranno solo moderatamente nei prossimi anni.