Robert Redford mette in vendita la sua spettacolare tenuta in California

Piscina / Open Homes

L’attore e regista Robert Redford ha messo in vendita la sua tenuta di oltre 40.000 mq in California per 6,6 milioni di euro. La star di Hllywood aveva acquistato la proprietà nel 2004, affascinato dall’architettura in stile europeo e dall’ambiente circostante.

La casa ha una superficie di 485 mq e dispone di tre camere da letto, tre bagni, palestra, uno studio d’arte, una vasca idromassaggio, una piscina, un laboratorio e un frutteto, tra le altre stanze.

Redford e consorte, la pittrice Sibylle Szaggars, vendono la proprietà perché hanno deciso di trasferirsi nella zona della baia di San Francisco per essere più vicini alla famiglia.

Annunci

Spread, nessun rischio per i mutui nonostante il taglio di Moody’s

Moody’s ha declassato l’Italia, ma lo spread non ne ha risentito, anzi. La seduta di oggi si è aperta con Borsa in rialzo, rendimento dei Btp decennali in discesa fino al 3,3% e un differenziale con il rendimento dei Bund tedeschi decisamente al di sotto dei livelli degli scorsi giorni, intorno ai 285 punti base. Nessuna influenza, diretta o indiretta, va quindi temuta nell’immediato da parte di chi detenga mutui o prestiti bancari.

Moody’s, rating Italia a Baa3 con outlook stabile

Il declassamento da parte di Moody’s del debito italiano era già praticamente scontato dai mercati, che, dopo i ribassi degli scorsi giorni, hanno trovato nuove occasioni di acquisto allentando la tensione. Oltretutto la decisione dell’agenzia di rating di abbassare, sì, la valutazione del debito italiano a Baa3, ad un solo gradino sopra il “junk”, mantenendo però l’outlook stabile (un outlook negativo sarebbe stato di gran lunga peggiore) ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai mercati.

La ricchezza privata salverà lo stato italiano?

Tra le motivazioni della stabilità del nostro Paese, si legge nella nota dell’agenzia di rating, oltre all’economia ampia e diversificata e alla buona salute della bilancia commerciale, c’è lo stock di ricchezza delle famiglie italiane (che secondo l’Ocse è pari a 556 volte il reddito disponibile e che secondo Unimpresa a settembre 2017 ammontava a 4290 miliardi di euro), vero ammortizzatore per lo Stato in caso di bisogno. In altre parole, se lo Stato dovesse trovarsi un domani nella necessità di attingere risorse, potrebbe farlo grazie ai risparmi degli italiani.

Il che potrebbe non suonare esattamente come una buona notizia, ma quantomeno è servita a instillare nuova fiducia nei mercati. Peraltro, l’affermazione di Moody’s era già stata anticipata in qualche modo da Banca d’Italia venerdì scorso, quando l’istituto di Via Nazionale aveva avvertito: in caso di tensioni che provocassero un rialzo nei rendimenti dei titoli di Stato (e quindi dello spread), saranno le famiglie a pagare il maggior costo del credito.

Tassi dei mutui, ancora lontano il rischio spread

Le famiglie dunque salveranno lo Stato? Sì, ma non per ora, perché i tassi di mutui e prestiti potranno restare ancora a lungo sui livelli attuali. Innanzitutto chi dovesse avere un mutuo già in corso può stare tranquillo: in caso di tasso fisso, le condizioni resteranno immutate fino alla fine del periodo di ammortamento, mentre in caso di tasso variabile l’eventuale aumento non sarà certo né repentino né consistente. In caso, invece, di nuovi mutui, probabilmente questo resta ancora il momento più propizio per stipularne uno, fermando le attuali condizioni vantaggiose sia per quanto riguarda i tassi Euribor ed Irs, sia per quanto riguarda gli spread bancari. E’ infatti vero che si sono verificati lievi aumenti tanto nei tassi bancari che nel tasso di riferimento per i mutui a tasso fisso, ma si tratta di movimenti legati a dinamiche ben diverse rispetto a quelle dello spread tra Btp e Bund tedeschi.

“Si tratta di movimenti ancora lievi con incrementi in media di sei centesimi di punto, legati al possibile avvio del rialzo dei tassi Bce da parte di Draghi”, ha commentato Roberto Anedda di Mutuionline su La Stampa, che avverte: un vero pericolo si avrebbe nel caso di spread a quota 500, con tassi sui mutui che potrebbero tornare ai livelli del 2011, vale a dire al 5,5% per il variabile e sopra al 6% per i fissi. Ma sono livelli ben lontani da quelli odierni.

Agevolazioni prima casa, cosa accade con la vendita entro 5 anni

Le agevolazioni per l’acquisto della prima casa prevedono la riduzione dell’imposta di registro, se si acquista da un privato, e dell’Iva, se si acquista da un’impresa. Non sono inoltre dovuti imposta di bollo, tributi speciali catastali e tasse ipotecarie sugli atti assoggettati all’imposta di registro e quelli necessari per effettuare gli adempimenti presso il catasto e i registri immobiliari. Ma ci sono alcune condizioni da rispettare. Vediamo, in particolare, cosa accade in caso di vendita entro 5 anni.

Agevolazioni prima casa, i vantaggi fiscali

Si ricorda, innanzitutto, che quando si parla di agevolazioni per l’acquisto della prima casa se il venditore è un privato o un’impresa che vende in esenzione Iva, le imposte da versare con i benefici prima casa sono: imposta di registro proporzionale nella misura del 2% (invece che 9%); imposta ipotecaria fissa di 50 euro; imposta catastale fissa di 50 euro. Se, invece, si acquista da un’impresa, con vendita soggetta a Iva, le imposte da versare con i benefici prima casa sono: Iva ridotta al 4% (invece che 10%), imposta di registro fissa di 200 euro; imposta ipotecaria fissa di 200 euro; imposta catastale fissa di 200 euro.

Agevolazioni prima casa, vendita entro cinque anni

Chi vende una prima casa entro 5 anni dall’acquisto – e non acquista entro 12 mesi un nuovo immobile da destinare ad abitazione principale – perde il diritto agli sconti di cui ha usufruito al momento di stipulare il rogito. Di conseguenza, diventa necessario il ricalcolo delle imposte con l’applicazione delle aliquote ordinarie – 9% di imposta di registro, invece del 2% (o Iva del 10% invece del 4%) – e il versamento della differenza rispetto a quanto pagato a suo tempo più una sanzione del 30% in caso di accertamento e gli interessi legali.

Si può anticipare il Fisco, senza attendere l’accertamento, recandosi all’Ufficio dove è stato registrato l’atto con una copia del rogito. In questo caso, se non è ancora passato un anno dalla vendita dell’ex abitazione principale – il termine entro il quale non si decade dalle agevolazioni se si riacquista di nuovo la prima casa – non sono dovute sanzioni e si versa solo la differenza di imposta ricalcolata direttamente dagli uffici, più gli interessi calcolati anno per anno al tasso legale; se invece è passato più di un anno, oltre alle imposte, sono dovute le sanzioni, graduate in base al momento in cui avviene la regolarizzazione (ravvedimento operoso) e gli interessi.

Ma non solo. In caso di vendita della prima casa entro i 5 anni può scattare anche la tassazione sull’eventuale plusvalenza (con possibilità di beneficiare di un’imposta sostitutiva del 20% invece delle aliquote progressive Irpef), ma solo se l’immobile non è stato adibito ad abitazione principale per la maggior parte del periodo di tempo intercorso tra acquisto e vendita.

Legge di stabilità, la cedolare secca per i negozi fa risparmiare 2800 euro

Cedolare secca anche per gli immobili commerciali? Sarebbe un ottimo segnale per rilanciare le attività commerciali. Lo evidenzia una recente analisi dell’Ufficio Studi di Solo Affitti, che ha commentato l’introduzione della misura nella manovra 2019.

Cedolare secca, come funziona

Innanzitutto, cos’è la cedolare secca? Sul sito dell’Agenzia delle Entrate, a grandi linee, si possono trovare le caratteristiche principali di questa misura fiscale che prevede un’imposta sostitutiva per gli immobili sui quali il proprietario si impegna a non variare il canone di locazione per tutta la durata del contratto.

La cedolare secca è in sostanza una imposta sostitutiva di Irpef e addizionali varie, applicata ai redditi da affitto di un immobile. Sui contratti sottoposti a tale regime non si pagano imposta di registro e di bollo dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione (ma si paga quella dovuta per la cessione del contratto di locazione).

La condizione per poter scegliere questo regime è quella di rinunciare alla facoltà di chiedere, per tutta la durata del contratto, l’aggiornamento del canone o il suo adeguamento al paniere Istat, che sarebbe invece prevista. Si può optare per tale regime sia alla registrazione del contratto sia negli anni successivi, e dura per tutta la durata del contratto, comprese eventuali proroghe quando l’opzione venga confermata.

Fino ad ora, la cedolare secca è stata un regime applicabile a proprietari o usufruttuari di immobili non ad uso di esercizio di attività di impresa, arti o professioni, ma solo appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa l’A10 – uffici o studi privati) ad uso abitativo, e relative pertinenze.

L’imposta sostitutiva consiste nell’aliquota del 21% sul canone di locazione annuo; è inoltre prevista una aliquota ridotta del 15% (ulteriormente abbassata al 10% per il quadriennio 2014-2017 e prorogata di altri due anni fino al 2019) per i contratti a canone concordato per immobili che si trovano in determinate zone d’Italia.

Cedolare secca anche per i locali commerciali, quanto si risparmierebbe

Secondo l’indagine di Solo Affitti, l’estensione con la manovra 2019 della cedolare secca agli immobili commerciali potrebbe dare una spinta significativa al mercato.

Ipotizzando un reddito lordo da lavoro di 30 mila euro annui, senza particolari detrazioni, a cui aggiungere il provento immobiliare, un proprietario di negozio a Milano (dove il canone di locazione medio dei negozi è di oltre 1.500 euro al mese) risparmierebbe in media all’anno fino a 2.809 euro, quasi il 35% in più rispetto a Napoli (2.084 euro), dove però il canone di locazione degli esercizi commerciali è più basso (1.150 euro). Nella Capitale invece il risparmio fiscale medio che ricaverebbero i locatori di negozi ammonta a 1.800 euro: un valore più basso, in linea con il costo medio degli affitti, che mediamente non supera i mille euro (993 euro) a causa dell’incidenza delle ampie periferie di Roma sul calcolo della media degli affitti in città. Ancora, l’analisi di Solo Affitti calcola risparmi di 1.268 euro Bari e Firenze, dove il canone di locazione medio mensile è di 700 euro. Minori i vantaggi fiscali a Bologna (1.147 euro) e Torino (1.075 euro), dove i canoni medi sono rispettivamente di 633 euro e 593 euro.

“La misura della cedolare per i locali commerciali – dichiara Isabella Tulipano, responsabile Ufficio Studi di Solo Affitti – è un ottimo segnale per il comparto immobiliare destinato all’impresa, che potrà rilanciare l’offerta di negozi e uffici, i cui prezzi di affitto sono in continuo calo da 9 anni. In nove anni infatti i canoni medi di locazione dei negozi nelle città capoluogo di regione in Italia sono calati del 23,7% passando da una media di 1.007 euro del 2009 a 768 euro nel 2017. Per quanto riguarda gli uffici, i prezzi di affitto sono scesi del 14,4%, da 610 euro a 522 euro”.

Secondo Solo Affitti l’introduzione della cedolare secca potrebbe inoltre accelerare i tempi di locazione che negli ultimi anni sono aumentati. Per affittare un negozio si impiegano mediamente 6,3 mesi, quasi il doppio (43,2%) rispetto al 2010. (4,4 mesi). Leggermente più lunghi i tempi per gli uffici (7,1 mesi), aumentati in misura rilevante (43,2%) rispetto al 2010 (4,6 mesi).

Soddisfazione da parte del presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, che dichiara: “In attesa di leggere il contenuto esatto della norma, rileviamo che si tratta di un passo importante che contribuirà ad attenuare la piaga dei locali vuoti, favorendo l’avvio di nuove attività economiche e scongiurando il dilagare di situazioni di degrado. Per il settore immobiliare – sfiancato da una crisi superiore a quella di altri comparti – c’è molto da fare: dalla stabilizzazione della cedolare per gli affitti abitativi a canone calmierato a misure per favorire l’investimento nel residenziale da parte dei grandi operatori; da una riduzione del carico di imposizione patrimoniale Imu-Tasi alla conferma delle detrazioni per gli interventi sugli immobili. Nel corso del cammino della manovra, Confedilizia continuerà a fare le sue proposte, ma il primo tassello è stato posto”.

“E’ senz’altro opportuno, anzi prioritario,– aggiunge Isabella Tulipano, – associare a questa utile soluzione sul fronte dell’offerta di negozi delle iniziative per stimolare la domanda immobiliare, come ad esempio sgravi alle imprese che investono in una nuova attività economica”.

Ecobonus, ristrutturazioni, mobili e bonus verde: le detrazioni per la casa prorogate al 2019

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla manovra. Tra le misure previste c’è anche la proroga dell’ecobonus, delle detrazioni per le ristrutturazioni, del bonus mobili e del bonus verde per il 2019

Nel dettaglio è stata prorogata al 31 dicembre 2019 la detrazione per la ristrutturazione edilizia al 50%, da suddividere in 10 quote annuali. La proroga è arrivata anche per gli interventi di efficienza energetica, ma in base alla riduzione già introdotta lo scorso anno, secondo la quale la detrazione del 65% scende al 50% per la sostituzione di finestre e impianti di climatizzazione.

Proroga anche per il bonus verde al 36%, introdotto lo scorso anno. Niente di fatto per il sismabonus, ma la scadenza della detrazione è prevista per fine 2021. Proroga al 2019 anche per quanto riguarda l’acquisto di nuovi elettrodomestici in classe A e A+ e mobili.

Secondo il documento programmatico di bilancio (Dpb), (che contiene sia le misure del decreto fiscale che la legge di bilancio) nel 2018 sono attesi 600 milioni di dismissioni immobiliari, di cui 50 milioni dal patrimonio dello Stato, 380 milioni da beni degli enti locali e 170 milioni da enti previdenziali.

Riforma del catasto, le rendite non saranno riviste

Ancora niente sul fronte del catasto. Nella relazione sulla Nota di aggiornamento al Def, il deputato del M5S, Raffaele Trano, in Commissione Finanze alla Camera, ha affermato che “con riferimento alla revisione delle rendite catastali richiesta dalla Raccomandazione della Commissione Ue, in questa fase il governo non ritiene opportuno rivedere nuovamente l’imposizione sugli immobili, in quanto oggetto di numerosi cambiamenti legislativi negli ultimi anni”.

Da anni si parla di riforma del catasto, ma alla fine il tutto si traduce in un nulla di fatto. La legge 23/2014 ha dato al governo la delega ad operare la revisione delle rendite catastali, con l’obiettivo di correggere le sperequazioni delle rendite utilizzando il metro quadrato, anziché il vano, come unità di consistenza per la determinazione del valore patrimoniale degli immobili.

La riforma prevedeva anche il coinvolgimento dei comuni nel processo di revisione delle rendite, da effettuarsi a invarianza di gettito e tenendo conto delle condizioni socio-economiche e dell’ampiezza e composizione del nucleo familiare.

Secondo il decreto attuativo della Delega fiscale mai approvato, gli immobili non dovevano essere più raggruppati in categorie e classi, ma in due tipologie di fabbricati: quelli ordinari e quelli speciali. Gli appartamenti sarebbero stati inseriti nella categoria ordinaria O/1, mentre ville, immobili signorili e artistici avrebbero avuto una regolamentazione diversa.

Con il fine di consentire una valutazione più oggettiva, il valore degli immobili doveva essere determinato dalla superficie e non più dai vani. A ogni unità immobiliare sarebbe stata attribuita una rendita e un valore patrimoniale stimati in base alle reali caratteristiche dell’immobile e alla zona di appartenenza.

Ma al momento il solo provvedimento ad essere stato adottato è il D.lgs. 198/2014 sul funzionamento delle Commissioni censuarie.

Questo resort in Thailandia vi fa dormire in camere galleggianti sul mare

Beer Singnoi

Un hotel sul mare, nel senso letterale. Perché lo Z9 Resort è un vero e proprio complesso alberghiero galleggiante, si trova sulla diga di Srinakarin Kanchanaburi, in Thailandia. Tra l’altro, è stato anche insignito del premio IDA 2018 per l’ospitalità di BCI Asia.

Risvegli sul mare
Alloggi fluttuanti / Beer Singnoi

L’hotel offre molte soluzioni, sia camere su terraferma che accoglienti sistemazioni galleggianti, tutte dotate di ventilazione naturale. Perché uno dei tratti distintivi dello Z9 Resort è quello di operare in “3R”, ovvero riciclareridurreriutilizzare.

Colori tenui
Cura dei dettagli / Beer Singnoi

E infatti i materiali utilizzati in questa struttura sono principalmente ricavati dal legno riciclato, proprio per ridurre l’impatto ambientale. Inoltre, Z9 Resort si basa su standard che privilegiano l’efficienza e la sostenibilità per sfruttare appieno le risorse disponibili. Tutto combinato con lusso comfort assoluto, praticamente dentro al mare.

Difetti costruzione immobili, la responsabilità del venditore-costruttore

Con l’ordinanza n. 23132/2018, la seconda sezione civile della Corte di cassazione ha sottolineato che il venditore può essere chiamato a rispondere dei gravi difetti dell’opera, non solo quando i lavori sono eseguiti in economia, ma anche nell’ipotesi in cui la realizzazione dell’opera è affidata a un terzo.

Nel dettaglio, la Cassazione ha affermato che “la denuncia di gravi difetti di costruzione, oltre che dal committente e suoi aventi causa, può essere fatta valere anche dagli acquirenti dell’immobile, in base al principio che le disposizioni di cui all’art. 1669 cod. civ. mirano a disciplinare le conseguenze dannose di quei difetti che incidono profondamente sugli elementi essenziali dell’opera e che influiscono sulla durata e solidità della stessa, compromettendone la conservazione e configurano, quindi, una responsabilità extracontrattuale, sancita per ragioni e finalità di interesse generale”.

Il venditore può essere chiamato a rispondere dei gravi difetti dell’opera, non soltanto quando i lavori sono eseguiti in economia, ma anche nell’ipotesi in cui la realizzazione dell’opera è affidata a un terzo, al quale non sia stata lasciata completa autonomia tecnica e decisionale, in quanto il venditore abbia mantenuto il potere di impartire direttive o di sorveglianza sullo svolgimento dell’altrui attività, sicché, anche in tali casi, la costruzione dell’opera è a lui riferibile.

Proprio questa attività di interferenza o di controllo, così come quella di progettazione, documentano, in generale, il coinvolgimento del venditore committente e la sua corresponsabilità, salvo che, in ipotesi limite, sia dimostrata la incolpevole estraneità.