Previsione tassi, Euribor in aumento solo dal 2020 Andamento Euribor a tre mesi 2008-2018

Annata di tassi ai minimi storici per i parametri da cui dipendono i mutui a tasso fisso e variabile in Italia. Eurirs ed Euribor sono rimasti ai minimi storici, mostrando tuttavia una lieve inversione di tendenza intorno alla fine dell’anno.

Nell’ultima riunione della Bce del 2018, tenutasi il 13 dicembre, come previsto, il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere i tassi di interesse invariati allo 0%. Ciò non dovrebbe però avere ripercussioni sui tassi dei mutui, i cui livelli restano tali da assicurare ancora una certa stabilità.

Stando ai movimenti registrati nel 2018, fino all’estate si è avuto un calo continuo dei tassi; tuttavia, a seguito dell’anticipazione del probabile rialzo dei  tassi che Bce che si avrà nel 2019, un lieve movimento al rialzo si è registrato soprattutto per quanto riguarda l’Irs.  Fino al 2020 comunque non sono previsti aumenti significativi dei tassi base dei mutui.

Dal 2019 è atteso un cambio nel calcolo dell’Euribor: il tasso interbancario europeo, fino ad ora stabilito da una ventina di banche, verrà ora calcolato con un nuovo algoritmo che terrà maggiormente conto delle oscillazioni del mercato. Maggiore obbiettività, ma probabilmente anche più movimenti per i mutui a tasso variabile. Anche se verranno probabilmente inseriti dei correttivi per limitare gli scossoni.

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Andamento prezzi case 2018: valori ancora in flessione, ma si va verso la stabilità

Dopo il calo degli ultimi anni i prezzi degli immobili si stanno progressivamente avviando verso la stabilità. Infatti, sebbene nel corso del 2018 i valori abbiano registrato un’ulteriore flessione, si tratta di variazioni minime, mentre nelle piazze più importanti del nord del Paese si assiste a una graduale ripresa. Molteplici fattori che esulano la semplice dinamica di domanda e offerta, spiegano però, perché, ad oggi, l’aumento delle compravendite non ha fatto seguito a un’analoga crescita dei prezzi nel nostro Paese.

Negli ultimi 10 anni – data di inizio della crisi finanziaria nel nostro Paese e nel resto del mondo – abbiamo assistito a un graduale deterioramento dei prezzi delle abitazioni. Secondo l’Agenzia delle Entrate, fatto 100 il livello dei prezzi immobiliari nel 2004, se nel 2007 si è verificato un aumento del 6,1%, negli anni successivi il calo è stato pressoché continuo, fino a un -5,7% registrato nel 2013. Nel 2017 le quotazioni hanno registrato lo 0,4% sotto il livello precrisi del 2004. Un andamento che si è pressocché mantenuto invariato nel corso dell’anno appena trascorso, aprendo le porte a una graduale stabilizzazione dei prezzi delle case.

Secondo l’Eurostat, la parabola discendente dei prezzi delle case in Italia inizia nel 2012 quando si registra un -2,5%, seguito da -6,5 (2013), -4.7 (2014), -3,8 (2015), 0,0 (2016) e -0,8% (2017). L’ultimo anno il nostro Paese registra l’unico segno negativo nel panorama europeo.

Ma quali sono le ragioni che spiegano lo scostamento dei valori degli immobili, ancora al palo rispetto alle compravendite, in ripresa dal 2014? Secondo Federico Polidoro, dirigente del Servizio Sistema Integrato sulle condizioni economiche e i prezzi al consumo dell’Istat, intervistato da idealista/news: “Quando si esaminano i fattori che influenzano l’andamento dei prezzi delle abitazioni è quindi necessario individuare una combinazione di specifici elementi: domanda, investimenti, sviluppo eccessivo delle nuove edificazioni. Tutto ciò in una situazione che ha visto l’Italia vivere una crisi economica molto importante, dove la domanda generale delle famiglie ha avuto una fase di contrazione, dove si è fatto ricorso al risparmio per poter fronteggiare la crisi economica negli anni più difficili, spostando inevitabilmente risorse che potevano essere investite su beni come la casa, e dove la popolazione sta invecchiando”

I prezzi delle abitazioni nel 2018

Secondo le stime dell’Istat, il prezzo delle case nel primo trimestre dell’anno registra una diminuzione dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% nei confronti dello stesso periodo del 2017. La flessione è dell’1,2% secondo i dati del marketplace immobiliare idealista. Il prezzo delle abitazioni scende fino a una media di 1.799 euro al metro quadro.

Nel II trimestre dell’anno l’Istat registra una diminuzione dei prezzi delle abitazioni pari allo 0,2% rispetto allo stesso periodo del 2017, anche se, rispetto al trimestre precedente, si è osservato un leggero aumento dello 0,8%. Negli ultimi otto anni la flessione dei valori è stata pari al 15,8%. La diminuzione potrebbe, secondo l’analisi dell’Istituto di Statistica nazionale, assorbirsi completamente nel corso dell’anno. 

Secondo Gabetti, Professionecasa e Grimaldi, il dato aggregato del primo semestre 2018 mostra una variazione dei prezzi intorno al -0,2%, rispetto al secondo semestre 2017. Milano (+1%) e Bologna (+0,2%) hanno mostrato variazioni positive; Roma è rimasta sostanzialmente stabile; Torino (-0,3%) e Napoli (-0,4%) hanno mostrato un leggero calo dei valori, seguite da Genova e Palermo (-0,9%) .Tecnocasa registra, per la prima volta, nel primo semestre 2018 un aumento dei valori, almeno nelle grandi città. A far segnare gli aumenti più sensibili dal 2016 sono Bologna, con un +11,4%, e Milano, con un +7,5%. Seguono il +4,7% di Firenze e il +3% di Verona. Le altre grandi città (Bari, Genova, Napoli, Palermo, Roma, Torino) mostrano invece quotazioni in calo negli ultimi due anni, con il massimo nel -11,9% di Genova.

Nonostante guidi la ripresa del Paese, Milano, secondo il rapporto UBS Global Real Estate Bubble Index 2018, è la città che in Europa ha prezzi residenziali più accessibili. Per acquistare un appartamento da 60 metri quadri, secondo Ubs, nella città meneghina basta lo stipendio di 5,7 anni di lavoro qualificato; il valore migliore tra tutte le città considerate in Europa.

Secondo l’analisi dell’ufficio studi di idealista, nel III trimestre 2018 si registra una nuova battuta d’arresto per le case di seconda mano in Italia, con una flessione dell’1,4% nei tre mesi e del 2,5% su base annua. Nulla di nuovo per la fine dell’anno. Il 2018 si chiude infatti con una flessione del 3,7% rispetto all’anno scorso, portando i valori a una media di 1.753 euro al metro quadro. Il calo nell’ultimo trimestre è dell’1,1%.

Questa casa extra lusso di Ibiza è considerata la miglior villa del Mediterraneo

Cinco Días

A nord dell’isola di Ibiza, in cima al porto di Sant Miquel, si trova Sa Ferradura, una villa esclusiva che si fonde con il paesaggio. Questa favolosa proprietà è entrata da poco nel novero delle migliori abitazioni private del mondo.

Spazi esterni
Ha ampi giardini e piscine / Cinco Días

Per la precisione, Sa Ferradura è stata nominata la migliore villa privata del Mediterraneo, un titolo per il quale ha gareggiato con diverse di proprietà europee che hanno partecipato al contest The Boutique Hotel Awards, cui hanno partecipato oltre 300 proprietà di 80 Paesi.

Vista dall'alto
La miglior villa privata del Mediterraneo / Cinco Días

Costruita negli anni ’60, l’esclusiva villa di 12.000 mq con giardini di vegetazione autoctona si apre sul mare e sul paesaggio selvaggio di Es Amunts. Ha due piscinespettacolari e una serie di camere e aree private diafane, che sono organizzate intorno a un laghetto rettangolare progettato per raccogliere l’acqua piovana sui tetti.

Chiosco
Ha due piscine / Cinco Días

La struttura dispone di sei camerecinque deluxe e una master suite. Per raggiungerla si può arrivare sia via terra che via mare. Inoltre, la villa dispone di una tecnologia all’avanguardia progettata per ridurre gli sprechi ambientali massimizzare la sostenibilità.

Attestazione per il contratto a canone concordato, a chi spetta?

L’attestazione del contratto di locazione a canone concordato è essenziale per la cedolare secca al 10% e per lo sconto Imu e Tasi del 25% nelle città in cui gli accordi sono stati rinnovati in base al Dm 16 gennaio 2017. Ma a quale associazione spetta il potere di concederla?

Hanno potere di attestazione le associazioni che hanno sottoscritto gli accordi territoriali ex legge 431/1998. Ma le sigle che hanno aderito in seguito a tali accordi come si devono comportare?

Secondo l’amministrazione comunale di Genova, esiste un importante limite. Le adesioni successive alla firma originaria sono possibili solo a patto che tali associazioni documentino al Comune il possesso dei requisiti oggettivi di rappresentatività a livello nazionale e locale al “momento del deposito” dell’accordo o abbiano già svolto attività rappresentativa nei contratti di locazione concordati ex legge 431/1998, ma “escludendo le adesioni successive al 3 gennaio 2018”. Tale posizione è però contestata dall’associazione dei proprietari Confappi.

Attestazione canone concordato

L’attestazione ha la funzione di certificare che il contenuto economico e normativo del contratto di locazione sottoscritto a canone concordato sia conforme a quanto previsto dall’accordo locale stipulato tra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative.

Per i contratti di locazione a canone concordato “non assistiti” (conclusi cioè senza l’intervento delle organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori), l’attestazione ha effetti anche per il conseguimento delle agevolazioni fiscali.

Con la risoluzione 31/2018 l’Agenzia delle Entrate ha ribadito la necessità dell’attestazione ai fini del riconoscimento delle agevolazioni fiscali. La circolare n. 7/E/2018 ha poi precisato che l’attestazione non è richiesta per tutti i contratti stipulati prima dell’entrata in vigore del dm 16 gennaio 2017 (quindi fino al 29 marzo 2017), ovvero anche sottoscritti in un momento successivo laddove nel Comune non sia stato ancora stipulato l’accordo territoriale delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria inquilini e proprietari, che recepisce le previsioni del predetto decreto

Cessione immobile prima dei 5 anni, c’è plusvalenza?

Quando si parla di plusvalenza immobiliare ci si riferisce a quel guadagno realizzato rivendendo un immobile a un prezzo più alto di quello di acquisto dopo 5 anni dell’acquisto stesso. Il Fisco tassa la plusvalenza immobiliare ai fini delle imposte sui redditi e questo perché la si considera un reddito diverso. Ma la vendita infraquinquennale dell’abitazione principale genera una plusvalenza imponibile?

Come spiegato dallo stesso Fisco, in linea generale, le plusvalenze realizzate mediante la cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni sono redditi diversi. Tuttavia, non generano plusvalenze imponibili le cessioni, tra l’altro, di unità immobiliari urbane, che, per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto (o la costruzione) e la cessione, sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari (articolo 67, Tuir).

Si ricorda che per abitazione principale si intende quella nella quale la persona fisica, che la possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale, o i suoi familiari dimorano abitualmente (articolo 10, comma 3-bis, Tuir).

Plusvalenza immobiliare, tassazione

La plusvalenza nella vendita di immobili è tassata quando l’immobile venduto è stato acquistato da meno di 5 anni; quando l’immobile non è pervenuto al venditore in seguito a una successione; quando l’immobile non è stato adibito a residenza del venditore o di un suo familiare nel tempo intercorso fra l’acquisto e la vendita che ha realizzato la plusvalenza.

Plusvalenza immobiliare, come si calcola

Il contribuente che deve pagare l’imposta sulla plusvalenza immobiliare può calcolare la plusvalenza e inserire la stessa sotto la voce “altri redditi” della dichiarazione dei redditi, per poi pagare la relativa aliquota Irpef di riferimento; oppure può chiedere in sede di rogito di applicare un’imposta sostitutiva del 20%, che va pagata contestualmente al rogito e che il notaio pagherà una volta che l’atto sarà registrato per via telematica.

Esenzione plusvalenza immobiliare

Le cessioni a titolo gratuito non costituiscono plusvalenza, mentre non c’è tassazione per le plusvalenze relative a immobili acquistati per successione e a fabbricato abitativo adibito dal cedente, per la maggior parte del periodo di possesso, ad abitazione principale propria o dei propri familiari.

Quando non si paga la plusvalenza immobiliare

Come detto, se si acquista un immobile e lo si rivende prima di 5 anni a un prezzo maggiorato si deve pagare sulla plusvalenza generata una tassa pari al 20%. Non si paga la plusvalenza immobiliare quando:

  • si riceve un immobile in eredità e si decide di metterlo in vendita;
  • si acquista un immobile e lo si vende dopo un periodo di 5 anni;
  • si acquista un immobile con agevolazione di prima casa e per la maggior parte del periodo tra acquisto e vendita l’alloggio viene utilizzato come abitazione principale.