Tassi mutui, le previsioni dopo la riunione Bce

Tassi di interesse ancora invariati. Lo ha deciso il presidente della Bce Mario Draghi comunicandolo nell’ultima conferenza stampa: fino all’estate 2019 la situazione, ha ribadito, dovrebbe restare stabile. Cosa significa questo per i tassi dei mutui?

Bce, tassi a zero fino all’estate 2019

I tassi di interesse Bce resteranno fermi a zero almeno fino all’estate 2019, e in ogni caso finchè l’inflazione non avrà raggiunto livelli stabili intorno al 2%. In più, pur essendo ormai concluso il Quantitative Easing, ovvero l’acquisto massiccio di titoli di Stato da parte della Bce per sostenere le economie nazionali, il presidente Draghi ha comunicato che in ogni caso i proventi dati dagli acquisti di titoli verranno reinvestiti nei mesi futuri.

La situazione di stabilità dei tassi di interesse Bce suggerisce una certa calma futura, almeno per i prossimi sei mesi, anche sul fronte mutui, come peraltro gli esperti già consultati da idealista/news si attendevano.

Previsioni per il tasso Euribor

Per quanto riguarda i mutui a tasso variabile, legati all’Euribor a tre mesi, si può notare un lieve aumento verificatosi nel tasso di riferimento passato dal minimo storico di -0,33 registrato fino a maggio 2018, al -0,31 dello scorso dicembre, da cui ancora non ci si è mossi. La scadenza a 12 mesi, invece (influente per i mutui a tasso variabile in Spagna) ha registrato un rialzo più netto aumentando da agosto ad oggi di 0,06 punti, da -0,18 a -0,12.

Quanto alle previsioni, afferma Stefano Tempera su Cercamutuo.com, “i tassi futures mostrano che l’Euribor salirà. Come abbiamo visto, un lento aumento è già in corso. Attualmente i tassi futures prevedono l’Euribor a 3 mesi sopra la soglia psicologica dello zero solo dal 2020. Sempre secondo i futures, la scadenza trimestrale dell’Euribor dovrebbe cominciare una costante crescita portandosi a quota 0,50 nel 2021 e raggiungere l’1% nel 2022”.

Previsioni per il tasso Eurirs

Il riferimento dei mutui a tasso fisso, ovvero l’Eurirs, è rimasto invece pressoché stabileper tutto il 2018: dal 15 febbraio scorso tutte le scadenze hanno registrato rialzi, in particolare un livello di 1,70 per le durate 25 e 30 anni, 1,67 per i 20 anni e 1,53 per i 15 anni. Le scadenze 20, 25 e 30 anni oscillano attualmente tra l’1,36 e l’1,56.

Al contrario dell’Euribor, l’Eurirs nel 2019 potrebbe subire più velocemente un rialzo per le aspettative di crescita dell’inflazione nell’Eurozona”, è il parere di Tempera.

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Cedolare secca per gli immobili commerciali, cosa cambia nel 2019

La legge di Bilancio ha esteso a partire dal 1º gennaio 2019 la cedolare secca 2019 anche agli immobili commerciali e i capannoni. Vediamo quali sono le novità previste dalla nuova normativa, anche grazie all’utile vademecum elaborato da Confedilizia.

Cedolare secca 2019 locali commerciali

A partire da quest’anno sarà possibile usufruire della cedolare secca 2019 anche per gli affitti commerciali dei negozi. All’affitto dei locali commerciali si applicherà la tassazione sostitutiva Irpef del 21%, sempre e quando si rispettino determinati requisiti riassunti dall’utile vademecum di Confedilizia.

  • I contratti di locazione devono essere stipulati nel corso dell’anno 2019.
  • La cedolare secca per gli immobili commerciali potrà essere applicata per l’intera durata del contratto.
  • Il nuovo regime fiscale interessa le unità immobiliari di categoria catastale C/1 e le relative pertinenze locate congiuntamente.
  • La cedolare secca per i negozi può applicarsi agli immobili di superficie massima di 600 metri quadri; nel calcolo della superficie, le pertinenze non vanno considerate.
  • Possono usufruire della cedolare i locatori persone fisiche, mentre nessun requisito è previsto in capo ai conduttori.
  • L’aliquota della cedolare è pari al 21%.
  • Non ci si può avvalere del nuovo regime fiscale in caso di contratti stipulati nell’anno 2019 se alla data del 15 ottobre 2018 “risulti in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale”.
  • L’Agenzia delle entrate ha precisato che, poiché i software di compilazione relativi al Modello RLI sono in corso di aggiornamento, attualmente è possibile registrare i nuovi contratti esclusivamente recandosi presso gli uffici territoriali dell’Agenzia stessa, e non in via telematica.

Cedolare secca 2019 per le società

Si ricorda che non possono optare per la cedolare secca 2019 le società di persone, società di capitali, imprenditori e lavoratori autonomi.

Affitto casa 2018, un viaggio nel mondo delle locazioni

Gtres

L’affitto è in decisa crescita. Secondo i dati emersi nel corso del convegno “Una casa da vivere – Offerte innovative per nuovi modi di abitare” organizzato da Sidief e Banca d’Italia, c’è una domanda residenziale aggregata di giovani, studenti e lavoratori immigrati che oscilla tra 2,4 e 2,8 milioni di persone e la metà di queste è in grado di pagare un affitto di circa 500 euro al mese. Ma non solo. Il mercato della locazione è di circa 670.000 case l’anno, a cui se ne aggiungono altre 730.000 usate per la locazione breve. Si tratta di oltre il doppio delle compravendite (560.000). La locazione residenziale sta diventando sempre più importante nella realtà delle città italiane e dei comportamenti delle famiglie e degli operatori economici.

Ma cosa è successo in 10 anni – dal 2007 al 2017 – sul fronte degli affitti? Secondo quanto evidenziato dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasanel 2008 i canoni di locazione hanno registrato un ribasso generalizzato e i potenziali inquilini si sono rivelati sempre più attenti alla qualità dell’immobile da affittare; tali tendenze sono proseguite nel 2009nel 2010 in alcune grandi città l’aumento della domanda si è fatta sentire sui valori, stabilizzandoli, un trend registrato anche nel 2011 e nel 2012nel 2013 i canoni di locazione si sono abbassati ulteriormente diminuendo del 4,0% ed è aumentata la rigidità da parte dei proprietari ad affittare l’immobile; nel 2014 è stata registrata un’ulteriore discesa dei canoni di locazione, così come nel 2015nel 2016 i canoni di locazioni nelle grandi città hanno cominciato a far registrare un aumento, stesso discorso nel 2017.

Queste sono le tendenze passate. Cosa attendersi dal futuro? Se ne è parlato in occasione dell’evento “Quo Vadis, casa?”, a margine del quale esperti del settore hanno illustrato a idealista/news la loro personale visione sul futuro del mercato immobiliare per capire se è davvero l’affitto il trend su cui scommettere.

Secondo Fabrizio Segalerba, segretario nazionale della Fiaip, oggi la locazione rappresenta un comparto interessante, soprattutto per le nuove generazioni spinte a una crescente mobilità per ragioni di studio e di lavoro, serve però un cambiamento nella cultura dell’italiano medio, perché metta sul mercato appartamenti decorosi e di qualità.

Rosa Cioffi, project manager di Milano Abitare, l’Agenzia sociale per la locazione del Comune di Milano, considera che le logiche della sharing economy hanno ormai cambiato il paradigma dell’abitare, con la casa vista ora come un “servizio” e non più come “un bene”.

Secondo Vito Lops, giornalista del Sole 24 Orel’affitto avrà più margini di crescita nei prossimi anni rispetto alla compravendita, per ragioni imputabili da un lato a una società sempre più liquida, e dall’altro alle difficoltà di accendere un mutuo che costringeranno molte famiglie a “ripiegare” sull’affitto.

Rendimento affitto

Ma quanto rendono gli affitti nelle principali città italiane? Secondo un’analisi di Tecnocasail rendimento medio lordo si attesta intorno al 5%, con una leggera crescita rispetto alla rilevazione precedente, dovuta al fatto che i canoni di locazione nel primo semestre 2018 sono cresciuti più dei prezzi.

I rendimenti lordi, comunque interessanti, secondo Tecnocasa stanno sostenendo gli acquisti per investimento che, nel primo semestre 2018, hanno rappresentato il 17,9% del totale delle compravendite realizzate attraverso le nostre agenzie.

Affitti in nero

Ma quando si parla di locazioni non si può dimenticare una piaga, quella rappresentata dall’affitto in neroL’affitto in nero è una realtà difficile da sradicare. Ma se il proprietario di casa non dichiara il contratto di locazione al fisco cosa accade? Quali rischi corre l’inquilino?

Il contratto di locazione non registrato all’Agenzia delle Entrate è nullo, ma la responsabilità per il mancato versamento dell’imposta di registro è solidale, questo significa che è sia del locatore che del conduttore. L’inquilino dunque è corresponsabile per l’evasione dell’imposta di registro e l’Agenzia delle Entrate può richiederne il pagamento notificando una cartella esattoriale.

Affitti brevi

Affrontando il tema locazioni, poi, non si possono non menzionare gli affitti brevi. Su questo fronte sono state registrate alcune novità. Con l’approvazione del decreto sicurezza, è diventata obbligatoria la comunicazione in Questura, entro le 24 ore successive all’arrivo, delle generalità delle persone che alloggiate negli appartamenti affittati per brevi periodi.

Mutui a tasso variabile: nuovo Euribor e arriva Ester. Cosa cambia?

mutuo casa

E’ ormai ufficiale: dalla fine del 2019 entrerà in vigore il nuovo Euribor. Il tasso al quale sono indicizzati i mutui a tasso variabile vedrà cambiare l’algoritmo di calcolo. Quali le conseguenze per chi desidera stipulare un nuovo mutuo?

Che cos’è l’Euribor

Il tasso Euribor è un indicatore medio dei tassi di interesse sulle transazioni finanziarie interbancarie. In altre parole, si tratta di una sorta di media degli interessi che le banche europee si chiedono l’un l’altra per prestarsi denaro a  vicenda. Tale tasso è utilizzato come base per determinare gli interessi di finanziamenti e mutui: in particolare, il tasso a 12 mesi è la base per il calcolo dei mutui a tasso variabile in Spagna, mentre quello a tre mesi è il fondamento del calcolo per i mutui a tasso variabile italiani.

Come cambia l’Euribor

Entro la fine del 2019 entrerà in vigore una nuova versione dell’Euribor. Il calcolo del tasso, finora appunto basato su una sorta di media dei tassi richiesti da un campione composto da una ventina di istituti bancari sparsi per l’Europa, sarà modificato per garantire una maggiore trasparenza e aderenza alla situazione dei mercati. Lo European Money markets Institute ha quindi annunciato che il calcolo del nuovo Euribor sarà basato sulle effettive transazioni avvenute a seconda delle diverse scadenze, con l’inserimento di meccanismi correttivi per limitare la volatilità del nuovo indice. In altre parole, per evitare che il nuovo Euribor sia troppo condizionato dall’andamento, proverbialmente altalenante e potenzialmente pericoloso, dei mercati, verranno inseriti dei meccanismi di calcolo che conferiranno all’indice maggiore stabilità, per la sicurezza finanziaria dei clienti che stipuleranno mutui e prestiti ad esso indicizzati.

Cosa cambia con il nuovo Euribor per i mutui

Ma cosa cambierà, nel concreto, per chi desideri stipulare un nuovo mutuo con l’entrata in vigore del nuovo Euribor? Stando alle simulazioni, lo scarto tra il nuovo e il vecchio Euribor era di meno di cinque punti base, un’entità che poco dovrebbe preoccupare i mutuatari.

“ Dalle informazioni che abbiamo – risponde Stefano Tempera, consulente e fondatore di Cercamutuo.com (ex Euribor.it), –  il nuovo Euribor, essendo determinato dagli effettivi scambi di mercato, sarà probabilmente più soggetto a volatilità, ma non credo che si discosterà di molto dall’attuale rilevazione”.

Se da un lato infatti l’indice nuovo, maggiormente soggetto all’andamento delle transazioni di mercato, potrebbe rivelarsi più volatile, presentando maggiori oscillazioni che al presente, è anche vero che i meccanismi di calcolo ideati per stabilizzarlo dovrebbero garantire una certa tranquillità.

“D’altro canto – precisa Tempera, – è altrettanto probabile che chi dovrà sottoscrivere un mutuo poco dopo l’entrata in vigore del nuovo parametro mostrerà una certa diffidenza verso un indice di cui non si hanno dati storici e prevedibilmente ci sarà un’impennata dei mutui a tasso fisso”.

Via Eonia, arriva Ester

Oltre al cambiamento dell’Euribor, dall’autunno 2019 è prevista la sostituzione del tasso Eonia (l’attuale Euro overnight index average) con il tasso Ester, l’Euro short-term rate. In altre parole, il tasso che ad oggi è utilizzato per valutare il costo degli scambi “overnight”, ovvero da un giorno all’altro, dei finanziamenti, sarà sostituito da un nuovo indicatore a breve termine. Ester, appunto. Che dovrebbe fungere da “paracadute” in caso di mancata rilevazione dell’Euribor, garantendo  un agevole passaggio dal vecchio al nuovo calcolo.

Un gruppo di consulenti è già al lavoro per il nuovo Ester, ed entro il prossimo febbraio sottoporrà le proprie osservazioni preliminari, di natura prettamente tecnica.Occorrerà fissare le scadenze di rilevazione (una settimana, un mese, tre, sei e 12 mesi), oltre che correggerne i valori, che al momento risultano inferiori a quelli dell’Eonia, cosa che potrebbe avere effetti sui finanziamenti. Sulle aspettative relative all’andamento dell’Eonia (attualmente) si basano infatti, tra le altre cose, le politiche in termini di spread bancari relativi a mutui e prestiti erogati.

Fisco e immobili, così le nuove regole in vista del 2019

Quando si parla delle misure relative alla fiscalità immobiliare la richiesta avanzata da più fronti è quella di renderle strutturali per garantirne il successo. Di fatto, però, la parola d’ordine su questo fronte è “proroga”. Così, dopo averne beneficiato nel 2018, sarà possibile sfruttarle anche nel 2019.

Diverse, infatti, sono le misure relative alla fiscalità immobiliare entrate nella manovra economica 2019. Si va dalla proroga del bonus ristrutturazioni, del bonus mobili e delle detrazioni per il risparmio energetico, all’estensione della cedolare secca per gli affitti dei locali commerciali.

Bonus ristrutturazioni proroga 2019

La nuova legge di Bilancio ha prorogato il bonus ristrutturazioni per il 2019, ovvero la detrazione fiscale Irpef del 50% per le spese sostenute dal contribuente per interventi di restauro, manutenzione, messa in sicurezza dell’immobile.

I contribuenti potranno godere della detrazione del 50% delle spese sostenute e pagate con bonifici, effettuate dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2019 con un limite massimo di 96mila euro per ciascuna unità immobiliare.

Per poter usufruire del bonus ristrutturazioni per il 2019 i contribuenti dovranno indicare nella dichiarazione dei redditi (da utilizzare il modello 730 o il modello Unico) i dati catastali identificativi dell’immobili, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce il titolo di possesso. Inoltre, il contribuente deve conservare ed esibire, a richiesta degli uffici, i documenti indicati nel provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 novembre 2011.

Ecobonus 2019

La legge di Bilancio ha introdotto la proroga dell’ecobonus anche nel 2019. Si tratta di una detrazione Irpef, in caso di contribuenti privati, e Ires, in caso di società, sulle spese sostenute per interventi di risparmio energetico. L’ecobonus 2019 seguirà le stesse modalità e regole di applicazione dell’ecobonus 2018.

Bonus mobili ed elettrodomestici 2019

La legge di Bilancio 2019 ha prorogato anche per il prossimo anno il bonus mobili ed elettrodomestici. Si tratta di una detrazione del 50% per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici in classe A o A+ per un importo massimo di 10.000 euro.

Il bonus mobili ed elettrodomestici 2019 sarà legato al bonus ristrutturazioni e spetterà solo se i lavori di ristrutturazione sono iniziati a partire dal 1º gennaio 2018 in poi.

Bonus verde 2019

Per il bonus verde, introdotto lo scorso anno, è prevista la proroga al 2019 così come stabilito dalla nuova manovra economica. Si tratta di un’agevolazione che prevede una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute per gli interventi di cura, ristrutturazione e irrigazione del verde privato.

Gli interventi per i quali si può usufruire del bonus verde 2019 sono:

  • sistemazione del verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi;
  • realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili.

Sismabonus

E’ stato poi confermato per il 2019 il sismabonus. La detrazione del sismabonus 2019 riguarda i costi sostenuti a partire dal 1º gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2021 ed è uguale al 70% delle spese sostenute: nel caso in cui gli interventi effettuati portino a una riduzione di una classe di rischio sismico. Nel caso in cui l’intervento porti alla riduzione di due classi di rischio, la detrazione è elevata all’80%.

Cedolare secca negozi

Prevista la cedolare secca per le locazioni a uso commerciale. Per poter usufruire della cedolare secca, i contratti per i locali commerciali dovranno rispondere a una serie di requisiti: i contratti dovranno essere stipulati nell’anno 2019, oggetto del contratto dovranno essere gli immobili classificati nella categoria catastale C/1 (negozi e botteghe) e delle relative pertinenze e i negozi dovranno avere una superficie fino a 600 m2, al netto delle pertinenze.

In merito, Confedilizia – che da tempo si batte per l’introduzione della cedolare secca anche per le locazioni a uso commerciale – ha richiesto alcune modifiche. In particolare, di sostituire le parole “nell’anno 2019” con le parole “dall’anno 2019”, di eliminare le parole “di superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze”, di escludere esplicitamente l’applicazione alla “nuova” cedolare del comma 11 dell’articolo 3 del d.lgs. n. 23 del 2011 (divieto di aggiornamento del canone).

Tributi locali

Si è poi molto discusso dei tributi locali. A tal proposito, ha fatto molto parlare l’ipotesi che prevedeva la nascita della cosiddetta nuova Imu. L’idea era quella di accorpare Imu e Tasi, ma l’emendamento in questione è stato messo temporaneamente in stand-by, in attesa di calibrarne gli effetti finanziari.

Sempre sul fronte dei tributi locali, inoltre, è stato previsto lo sblocco delle aliquote Imu e Tasi. In questo modo, i Comuni avranno la possibilità deliberare aumenti sulle aliquote Imu e Tasi rispetto a quelle stabilite per il 2015.

Tempistica legge di Bilancio 2019: quando entreranno in vigore le diverse misure

L’approvazione della legge di Bilancio 2019, negli ultimi giorni di dicembre, ha fatto già partire alcune misure come la flat tax al 15%. Ma la tempistica non è la stessa per tutti i provvedimenti, per pensioni quota 100 e reddito di cittadinanza, infatti, bisognerà attendere qualche settimana. Ecco le principali misure e la tempistica della legge di Bilancio 2019.

Riduzione del deficit

Tra gli effetti più immediati della legge di Bilancio c’è il tanto dibattuto rapporto deficit/pil che dopo una lunga trattativa con Bruxelles è sceso dal 2,4 al 2,04% per evitare l’avvio della procedura di infrazione. Nonostante la correzione da 10,2 miliardi (9 miliardi di riduzioni di spesa rispetto ai programmi e 1,2 miliardi di maggiori entrate), i conti italiani torneranno sotto l’esame Ue già da gennaio.

Pensioni quota 100

La riduzione del deficit ha ridimensionato la quota per il prossimo anno destinata a finanziare le pensioni anticipate con quota 100. Per il 2019 si è scesi dagli iniziali 6,7 miliardi a circa 4. Mentre per il biennio successivo si è saliti dagli originari 7 miliardi l’anno a 8,3 miliardi e 8,6 miliardi rispettivamente nel 2020 e nel 2021. Il provvedimento verrà inserito nel prossimo decreto legge (la cui bozza è datata 4 gennaio).

Reddito di cittadinanza

Discorso simile anche per il reddito di cittadinanza. Sono previsti 7,1 miliardi per il 2019, poco più di 8 miliardi per il 2020 e 8,3 miliardi per il 2021 (inizialmente erano preventivati 9 miliardi a partire dal 2019). Il reddito di cittadinanza dovrebbe partire ad aprile e sarà contenuto nello stesso decreto legge delle pensioni quota 100.

Fondo indennizzi risparmiatori

Nei prossimi mesi partirà anche il Fondo indennizzi risparmiatori (Fir), che stanzia 525 milioni di euro ogni anno per il triennio 2019-2021 per tutti coloro che abbiano subìto un danno ingiusto per investimenti in azioni di banche poste in liquidazione coatta amministrativa nell’ultimo biennio. L’erogazione dell’indennizzo diventa diretta senza più l’accertamento del danno da parte del giudice o dell’arbitro finanziario.

Taglio alle tariffe Inail

È già effettiva, e lo sarà fino al 31 dicembre 2021, la revisione delle tariffe per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro. Prevede un abbattimento dei tassi medi per le imprese del 32,72%. La riduzione parte da 410 milioni nel 2019 per poi salire a 525 nel 2020, fino ad arrivare a 600 a decorrere dal 2021.

Sgravi per assunzioni di giovani eccellenze

È già in vigore l’agevolazione per l’assunzione di giovani “eccellenti”. Si tratta di uno sgravio di 12 mesi per un massimo di 8mila euro per i datori di lavoro che stabilizzano, nel 2019, laureati tra il 1° gennaio 2018 e il 30 giugno 2019 con 110 e lode (e una media ponderata di almeno 108/110) sotto i 30 anni e in regola con gli studi. L’incentivo scatta anche a chi stabilizza dottorati di ricerca tra il 1° gennaio 2018 e il 30 giugno 2019, entro i 34 anni (i titoli devono essere presi in università statali o non statali legalmente riconosciute).

La legge di Bilancio proroga, poi, per il 2019 e 2020, con 500 milioni l’anno per entrambi gli anni (fondi Ue), il bonus occupazione Sud, che consiste in un incentivo fino a 8060 euro su base annua per chi assume, nelle otto regioni meridionali, under 35 o lavoratori senior, purché disoccupati da almeno sei mesi.

Rivalutazione pensioni

La rivalutazione delle pensioni superiori ai 1522 euro mensili scatterà nel prossimo triennio e sarà articolata su sette nuove fasce di importo. Si parte dal 97% per la fascia di reddito compresa tra 3 e 4 volte il minimo e si riduce fino al 40% per le pensioni superiori a nove volte il minimo. Il taglio scatta sugli assegni superiori ai 100mila euro lordi annui.

Incentivi di impresa

La legge di Bilancio 2019 ha già modificato lli incentivi di impresa 4.0: non è stato prorogato il superammortamento per l’acquisto delle macchine tradizionali, mentre cambia l’iperammortamento fiscale per i beni digitali che viene prorogato nel 2019 (al posto della sola aliquota al 150% ne entrano 3 che premiano con maggiori sconti gli investimenti di taglia minore delle Pmi).

Anche il credito d’imposta per la formazione 4.0 viene esteso alle spese di formazione sostenute nel 2019 e gli sconti sono modulati in base alla dimensione delle imprese, favorendo le più piccole. Tutte le agevolazioni di impresa 4.0 non hanno bisogno di decreti attuativi e quindi sono già in vigore. Viene invece ridimensionato il credito di imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo e si rifinanzia la “Nuova Sabatini”.

Riduzione fondi per gli investimenti

Per il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia la riduzione di 2,2 miliardi del fondone Mef per le Pa centrali non avrà conseguenze perché le risorse saranno recuperate da fondi europei. Conferma l’apparato di nuove strutture pubbliche di progettazione che dovrebbero dare più solidità al rilancio.

Ecotassa auto

L’ecotassa 2019 verrà applicata alle auto di nuova immatricolazione, considerate particolarmente inquinanti, a partire dal primo marzo 2019 (e fino al 31 dicembre 2021). L’ecotassa ha l’obiettivo di disincentivare l’acquisto di veicoli con maggiori emissioni di Co2 in favore di quelli ibridi, macchine elettriche o a metano. I costi per il pagamento dell’ecotassa auto 2019 variano da un minimo di 1.100 a un massimo di 2.500 euro, a seconda di quanto sia inquinante il veicolo.

Flat tax

È già in vigore la cosiddetta mini flat tax. Si tratta della partita Iva con regime forfettario al 15% per chi abbia percepito compensi fino a un massimo di 65.000 euro durante l’anno precedente. Semplificati anche i criteri di accesso con l’eliminazione dei due limiti di spesa di 5.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, il tetto di 20mila euro al costo complessivo dei beni strumentali.

Saldo e stralcio delle cartelle

Il cosiddetto saldo e stralcio prevede una definizione agevolata dei debiti Irpef e Iva per chi ha un Isee fino a 20mila euro con modalità diverse a seconda della fascia. Per aderire occorre presentare apposita istanza entro il prossimo 30 aprile. Si salda in unica soluzione entro il 30 novembre 2019, o a rate: 35% (novembre 2019), 20% (marzo 2020), 15% (luglio 2020), 15% (marzo 2021) e 15% a luglio 2021. Alle rate si applicano interessi al 2% annuo.

Web tax

Si tratta di un’imposta del 3% che si applica alle imprese digitali che fatturino almeno 750 milioni di euro, di cui 5,5 milioni nel territorio italiano. È una tassa fatta “su misura” per i colossi del digitale come Google e Facebook ad esempio che grazie alle loro complesse strutture societarie riescono a fare figurare gran parte dei loro ricavi e dei loro profitti in società domiciliate in Paesi con fiscalità molto vantaggiose.

Affidamento diretto degli appalti

Le amministrazioni pubbliche possono già assegnare con affidamento diretto(quindi senza neanche una gara informale) lavoriforniture servizi di importo fino a 150mila euro. L’unico obbligo per le stazioni appaltanti sarà una consultazione con almeno tre operatori economici, senza che però ci siano vincoli di pubblicità e di rispetto di criteri predefiniti (come avviene appunto nelle gare informali). Operativa subito anche la norma che consente la procedura negoziata con consultazione di 10 operatori per la fascia fra 150mila e 350mila euro.

Turn over al 100%

Nei prossimi mesi il turn over ordinario crescerà del 100% anche nei ministeri e nel resto della Pubblica amministrazione centrale, permettendo di dedicare ai nuovi ingressi il totale dei risparmi determinati dalle uscite dell’anno precedente. Bisognerà aspettare il 15 novembre per la presa effettiva in servizio, con una sospensione che permette di risparmiare 100 milioni di euro sul 2019.

Tornano libere le aliquote locali

Gli enti locali potranno aumentare le aliquote dell’Imu, della Tasi e delle addizionali Irpef. La possibilità di aumentare le aliquote riguarda circa l’80% dei Comuni, ma lontano dalle grandi città dove sia l’Imu-Tasi sia l’addizionale Irpef sono già arrivate al livello massimo previsto dalla legge. Confermata invece la maggiorazione Tasi (fino a 0,8 per mille) nei Comuni che già l’hanno applicata in questi anni.

Previsioni sul mercato immobiliare nel 2019: cosa succederà al mattone?

L’instabilità politica e le difficoltà economiche aprono per il nostro Paese uno scenario alquanto incerto in questo anno che è appena cominciato. Nonostante ciò cerchiamo di capire cosa accadrà al mattone italiano in termini di prezzi, compravendite o tassi sui mutui. Quali sono le previsioni per il mercato immobiliare nel 2019?

Il 2018 del mattone italiano si è chiuso con un bilancio leggermente meno negativo rispetto all’anno prima, con prezzi in calo del 3,7%, contro il 4% del 2017. Tuttavia l’anno volto al termine ha evidenziato un andamento contrastasto del mercato,caratterizzato da svalutazioni nelle città del centro sud e in provincia, dove la domanda va a rilento, e dal rilancio delle grandi città del centro-nord, con un effetto-rimbalzo sui prezzi. Se non vi saranno scossoni quindi avremo ancora una moderata crescita delle transazioni (tra le 580 e le 600mila unità), mentre i prezzi tenderanno a stabilizzarsi in un numero sempre maggiore di zone.

In linea con la ripresa economica, sono saliti i canoni di locazione e rendimenti delle abitazioni perché le condizioni della sociertà e del mercato del lavoro hanno aumentato i casi di affitto per abitazione principale. Il 2019 vedrà una domanda abitativa sempre più orientata agli affitti, da parte dei giovani o di chi opta per un abitare più adatto alle condizioni di vita e di lavoro flessibilie imposti dal mercato del lavoro attuale (mobilità, servizi, riduzione costi).

Proprio queste condizioni renderanno alcune città particolarmente appetibili per l’investimento di carattere immobiliare, che si concentrerà in piazze come Torino, Bologna, Napoli e soprattutto Milano, con un’attenzione una maggiore attenzione verso zone prima considerate marginali.

Previsioni tassi mutui 2019

Per quanto riguarda il mercato del credito, sebbene a partire dal 1º gennaio sia finita l’era del Quantitative easing – il mega piano di acquisto del debito varato dalla Banca Centrale – la decisione di Draghi di lasciare invariato il costo del denaro dovrebbe mantenere bassi anche i tassi sui mutui. Per quanto riguarda il parametro di riferimento dei mutui a tasso variabile, l’Euribor, per lungo tempo si rimarrà in terreno negativo. Un movimento significativo si potrebbe verificare però nel primo semestre 2019 superando solo nel corso del 2020 la soglia dello zero (il che significa comunque tassi molto bassi), raggiungendo lo 0,5% nel 2021 e l’1% nel 2022. Per quanto riguarda i finanziamenti a tasso fisso, Irs con scadenze a 20, 25 e 30 anni oscilla tra l’1,34 e l’1,54: i suoi rialzi potrebbero essere più rapidi e più consistenti rispetto a quelli dell’Euribor.