La casa di proprietà equivale a 17,4 anni di affitti

Acquisto o affitto, cosa conviene? È la domanda alla quale ognuno cerca di dare riposta, ma spesso la valutazione può rivelarsi del tutto soggettiva. Basandosi sui dati elaborati dal proprio ufficio studi, relativi ai prezzi al metro quadro degli immobili in vendita e in affitto – dati riferiti al 4 trim. 2018 -, idealista ha calcolato quante annualità di locazione occorrerebbero per acquistare casa agli attuali valori di mercato. Dalla simulazione è emerso che in Italia servono mediamente 17,4 anni di affitti per comprare casa, contro i 18,7 di due anni fa, risultato di uno studio analogo.

Nello specifico, Salerno (24,3 annualità) è la città dove occorrono più anni di affitto per acquistare casa, di contro Biella (12,1 anni) è la città dove si compra nel minor tempo di locazione. Interessante soffermarsi sul capoluogo meneghino: a Milano, infatti, sono necessari 15,4 anni di locazione per l’acquisto di una abitazione. Ciò è certamente correlato al boom degli affitti, anche a fronte di un incremento dei prezzi tendenziali dopo EXPO. Roma si trova leggermente sopra la media nazionale, con un numero di annualità pari a 19,3. Molto più alto, invece, il numero di anni che occorrono per comprare casa a Napoli, ben 22,4 anni per gli acquirenti campani.

Per chi investe nel mattone, le piazze con i rendimenti più elevati, almeno sulla carta, sono Biella (8,1%) e Taranto (8%). Fanno da contraltare, i rendimenti a basso indice di attrattività di Salerno (4.1%), seguita da Venezia, Caserta e Siena con il 4.2%. Tra i principali centri, Milano e Torino, con il 6,5% e il 6,2%, fruttano le rendite più interessanti; investimenti meno profittevoli a Roma (5,2%) e Napoli (4,5%).

Secondo Vincenzo De Tommaso, responsabile dell’Ufficio Studi di idealista, “questa analisi non ha la pretesa di dire se comprare casa convenga o meno rispetto all’affitto. Troppi sono i fattori che influiscono sulle decisioni d’acquisto, molti dei quali soggettivi, e poi andrebbero sempre tenuti in considerazione i costi iniziali e gli interessi su un eventuale mutuo che gonfiano ulteriormente il prezzo finale. A ogni modo questo indice può servire a orientare le scelte degli utenti nel perenne duello tra l’affitto e l’acquisto, dove è difficile stabilire un vincitore, e forse non c’è”.

“Vale la pena notare come, agli estremi della tabella, i mercati caratterizzati da minore dinamismo sono quelli dove c’è più squilibrio tra prezzi e canoni d’affitto – spiega De Tommaso -. Più le annualità per l’acquisto della casa si avvicinano alla media nazionale, più il mercato di riferimento è dinamico e meno rischioso sotto il profilo dell’investimento”.

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Sostituzione infissi, ecobonus o ristrutturazione?

Sostituzione di infissi, si ha diritto all’ecobonus o al bonus ristrutturazione? A spiegarlo è l’Enea nelle faq relative al bonus casa

Sostituzione infissi, detrazione ristrutturazione edilizia
Per la sostituzione degli infissi si ha diritto alla detrazione per la ristrutturazione edilizia, sempre e quando si rispettino determinati requisiti tecnici.

I requisiti tecnici da rispettare sono quelli previsti dal DM 26 giugno 2015 “Requisiti Minimi” o dalla legge regionale sostitutiva e riguardano sia l’involucro che gli impianti.

Ecobonus per la sostituzione finestre
Se si vuol avere diritto all’ecobonus per la sostituzione delle finestre, si devono rispettare requisiti tecnici che sono più stringenti rispetto a quelli per le ristrutturazioni edilizie. Sono infatti quelli previsti dal DM 11 marzo 2008 come modificato dal decreto 14 marzo 2010 e il decreto 19 febbraio 2007 e successive modificazioni. Segnaliamo qui di seguito i principali

l’intervento deve configurarsi come sostituzione o modifica di elementi già esistenti (e non come nuova installazione);
deve delimitare un volume riscaldato verso l’esterno o verso vani non riscaldati;
deve assicurare un valore di trasmittanza termica (Uw) inferiore o uguale al valore di trasmittanza limite riportato in tabella 2 del D.M. 26 gennaio 2010

Agevolazioni prima casa e vendita prima dei 5 anni, sì con l’accordo di separazione

Con l’ordinanza n. 7966 del 21 marzo 2019, la Corte di cassazione ha stabilito che le agevolazioni prima casa non si perdono in caso di vendita prima dei 5 anni in virtù di un accordo di separazione tra coniugi. Vediamo quanto spiegato.

Il caso fa riferimento a una donna che, in virtù degli accordi sulla separazione, ha venduto la casa prima dei 5 anni dall’acquisto e si è vista notificare dall’ufficio del registro il recupero della maggiore imposta. La donna ha impugnato l’accertamento, ma invano. E’ stato quindi fatto ricorso alla Suprema Corte, che lo ha accolto.

Motivando la decisione, la Cassazione ha spiegato che in tema di agevolazioni prima casa il trasferimento dell’immobile prima del decorso del termine di 5 anni dall’acquisto, se effettuato in favore del coniuge in virtù di una modifica delle condizioni di separazione, pur non essendo riconducibile alla forza maggiore, non comporta la decadenza dai benefici fiscali, attesa la “ratio” dell’articolo 19 della legge n. 74 del 1987, che è quella di favorire la complessiva sistemazione dei rapporti patrimoniali tra i coniugi in occasione della crisi, escludendo che derivino ripercussioni fiscali sfavorevoli dagli accordi intervenuti in tale sede.

Tale principio è stato esteso dalla Cassazione al trasferimento immobiliare avvenuto non nell’ambito familiare, ma all’esterno. E’ stato quindi spiegato che l’atto stipulato dai coniugi in sede di separazione personale (o anche divorzio) e comportante la vendita a terzi di un immobile in comproprietà e la successiva divisione del ricavato, pur non facendo parte delle condizioni essenziali di separazione, rientra sicuramente nella negoziazione globale dei rapporti tra i coniugi ed è, pertanto, meritevole di tutela, risiedendo la propria causa – contrariamente a quanto ritenuto dall’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 27/E del 21 giugno 2012 – nello “spirito di sistemazione, in occasione dell’evento di separazione consensuale, dei rapporti patrimoniali dei coniugi, sia pure maturati nel corso della convivenza matrimoniale”.

Rinegoziare il mutuo quando i tassi sono migliori: come fare?

I tassi dei mutui oggi sono molto più convenienti di quelli di qualche mese fa. Come fare a rinegoziare le condizioni del proprio mutuo?

Come cambiare le condizioni del mutuo
Cambiare le condizioni del proprio mutuo durante il periodo di ammortamento si può. Trattandosi di un contratto di diritto privato, in caso di accordo da entrambe le parte (banca e mutuatario), si possono modificare i parametri dell’accordo stesso. Una eventualità che torna comoda nel momento in cui, come al presente, i tassi di interesse del finanziamento per l’acquisto di casa, sono calati notevolmente rispetto alla data originaria di stipula del contratto.

Tassi di interesse dei mutui in calo negli ultimi 12 mesi
Chi per esempio abbia stipulato un mutuo prima degli anni della crisi si è ritrovato un contratto a tassi anche oltre il 5% mentre oggi solo in rarissimi casi si supera il 2%. Ciò grazie alle politiche monetarie espansive della Bce e ai tassi Irs ed Euribor (riferimento per i mutui a tasso fisso e variabile, rispettivamente) che da mesi viaggiano intorno ai minimi storici, anche al di sotto dello zero.

Rinegoziare, surrogare o sostituire il mutuo?
Che fare, quindi, quando le condizioni generali per un mutuo migliorano così tanto? È possibile, appunto, surrogare, sostituire o rinegoziare il mutuo. Mentre nei primi due casi il finanziamento viene trasferito presso un’altra banca, che lo acquista occupandosi dell’estinzione del mutuo originario presso la banca precedente, nel caso della rinegoziazione il mutuatario resta presso lo stesso istituto di credito, ma ridefinisce le condizioni del mutuo.

Rinegoziare significa, ad esempio, rivedere i tassi di interesse, la tipologia di mutuo (da tasso fisso a variabile o viceversa), le garanzie fornite o l’importo della rata, che potrebbe essere abbassato in caso di insostenibilità per il reddito familiare, o innalzato se le possibilità economiche della famiglia sono migliorate e si vuole ridurre il tempo di ammortamento, risparmiando interessi.

Come rinegoziare il mutuo
Come procedere per la rinegoziazione? Occorre presentare domanda alla banca, corredandola dalle motivazioni e dalla documentazione richiesta. La domanda si può presentare in qualsiasi momento (a volte la banca richiede che trascorra un periodo minimo prima di poterlo fare) e senza costi aggiuntivi nè spese notarili. Non esiste obbligo da parte della banca di accettare tale richiesta, ma l’eventualità di una surroga presso un’altra banca, che farebbe perdere un cliente, potrebbe giocare a favore.

Rod Stewart vende la sua villa nella campagna inglese per 4,7 milioni di sterline

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Rod Stewart ha trovato un compratore per la sua villa di campagna da 4,7 milioni di sterline (5,5 milioni di euro). La proprietà si trova in Inghilterra, e più precisamente a Epping, nell’Essex. Secondo i registri comunali, infatti, la casa è stata venduta recentemente.

Il cantante di “Da Ya Think I’m Sexy?” inizialmente aveva fissato a 7,5 milioni di sterline il prezzo di vendita della villa, nota come The Wood House. Il cartello “vendesi” era stato messo nel 2016, prima di abbassare gradualmente il prezzo fino ai 4,7 milioni di sterline che hanno fatto decollare la trattativa.

La casa principale ha sei camere da letto ed è stata costruita nel 1800 in stile giacobino, con tanto di montanti in rovere massello, finestre a bovindo a tutta altezza e intonaci decorati con motivi tipici delle contee di Suffolk ed Essex dell’Inghilterra orientale.

Il complesso è stato progettato dagli architetti Walter Ernest Tower e Charles Eamer Kempe, un designer di vetrate vittoriane. The Wood House presenta diversi esempi di opere di Kempe, insieme ad altri dettagli d’epoca come pannelli di legno, intonaci ornamentali e camini in pietra, come si legge nella descrizione che ne fa Savills.

Insieme con le sue caratteristiche decorative, la casa ha anche un bar, una sala giochi, una sala multimediale e una biblioteca. Sul terreno, di quasi 7 ettari, c’è un lago navigabile con il suo molo, roseti, un campo da tennis e un campo da calcio a grandezza naturale.

I registri delle proprietà dimostrano che Rod Stewart acquistò la casa nel 1986 usando il suo nome completo, Roderick David Stewart, anche se non specificano quanto gli fosse costata.

“I tassi dei mutui calano ancora nonostante l’aumento degli spread”

Gli spread sui mutui sono in aumento, ma il 2019 è ancora l’anno giusto per stipulare un mutuo. Il perché lo spiega a idealista/news Stefano Rossini, ad di Mutuisupermarket.

Tassi di interesse dei mutui ancora in calo nel 2019
Dallo scorso ottobre, le banche principali hanno messo mano agli spread bancari sui mutui, con ritocchi di 10-20 punti base. Eppure il temuto aumento dei tassi dei mutui è ancora di là da venire. Come mai?

“Bisogna considerare due aspetti, – spiega Stefano Rossini: – una cosa sono gli spread bancari, un’altra i tassi finiti sui mutui. Da un lato cioè ci sono i ricarichi delle banche, dall’altro quel che il consumatore materialmente paga. Se si guardano i migliori spread su un’offerta di mutuo ventennale da 140 mila euro, con valore immobile 220 mila euro, in effetti nel quarto trimestre 2018 e nella metà del primo trimestre 2019 gli spread sui mutui a tasso fisso e variabile sono saliti di circa 20 punti base. Le medie trimestrali parlano di un 2018 con spread sui tassi fissi prossimi allo 0%, oggi allo 0,25. Per i tassi variabili si parla di un passaggio da 0,75% a 0,95% circa. Di fatto quindi l’aumento degli spread bancari è innegabile”.

Mutui a tasso fisso, il calo dell’Irs li rende convenienti
E dal punto di vista dei tassi finiti? “Il fenomeno interessante – risponde Rossini, – è che l’interesse totale che paga il consumatore, ovvero gli spread aggiunti a Irs per i mutui a tasso fisso e Euribor per i tassi variabili, in realtà resta basso. Per quanto riguarda i mutui a tasso variabile, essendo l’Euribor intorno a quota 0,30% da mesi ormai, il tasso totale è in effetti leggermente aumentato. Ma per quanto riguarda i mutui a tasso fisso, l’Irs a 20 anni a ottobre era 1,50%, oggi è a 1,10%. Quindi in definitiva se anche le banche hanno aumentato di 20 punti base lo spread, il tasso fisso finito risulta addirittura più conveniente rispetto a 12 mesi fa”.

Cosa significa questo? Risponde Rossini: ”Se ne deduce che le banche hanno “approfittato” di questo calo dell’Irs (di 40 punti base) per aumentare gli spread esattamente della metà di questo calo (20 punti base) per recuperare in parte in ricarico senza però danneggiare la clientela, che si trova comunque a pagare meno di qualche mese fa. Rispetto a 12 mesi fa si parla di un calo di addirittura 50 punti base. Quindi in questo momento siamo in una posizione win-win. E i tassi fissi diventano ancora più convenienti”.

Tassi mutui, previsioni 2019
Quindi in conclusione è vero che gli spread stano aumentando, ma è vero anche che i tassi finiti in realtà sono ancora più convenienti rispetto ad un anno fa. Cosa ci si aspetta per i prossimi mesi? “Dopo gli aumenti degli scorsi trimestri – spiega l’ad di Mutuisupermarket, – non abbiamo sentore di una revisione del pricing dei prodotti per i prossimi mesi. Il che è coerente con la politica stagionale, che solitamente vede da parte delle banche prezzi più forti nei mesi primaverili, quando statisticamente c’è maggiore domanda di mutui. Che i prezzi saliranno è indubbio perché è difficile credere che andranno ancora più in basso. Ma va detto che veniamo da sei-sette anni di contrazione degli spread che daranno luogo se non altro a rimbalzi tecnici, come quello di fine 2018. Nei prossimi mesi tuttavia mi aspetto tranquillità”.

TLTRO e tassi dei mutui
Come influiscono le politiche monetarie della Bce?“Il Qe è finito, ma ora iniziano i prestiti TLTRO che continueranno a sostenere una politica espansiva che garantirà accesso alla liquidità a prezzi contenuti. Quindi la tensione che si è avuta a fine 2018 in previsione della fine del QE è svanita: se gli aumenti ci saranno, al dinamica sarà molto tranquilla”.

Surrogare il mutuo, il 2019 è ancora un buon momento
E’ quindi ancora un buon momento per stipulare un mutuo? “Assolutamente sì, – risponde Rossini, – perché il numero di compravendite residenziali è aumentato nel 2018, quindi c’è da aspettarsi prima o poi un aumento dei prezzi a seguire. Al momento però siamo ancora su livelli molto bassi di prezzo al metro quadro, quindi va colto l’attimo visti anche i tassi estremamente favorevoli sui mutui”.

E per quanto riguarda invece le surroghe? “Il momento della surroga non è ancora passato, dato il calo dell’Irs che rende i tassi finiti in definitiva più convenienti di 12 mesi fa, – spiega Rossini. – Nel 2018 il miglior mutuo fisso a 20 anni aveva un tasso dell’1,6%, oggi all’1,3%. Se la domanda di surroga cala è a causa dell’esaurimento fisiologico del bacino di coloro che erano interessati a farla. Ad ogni modo parliamo pur sempre di erogazioni da surroga che rappresentano oggi il 30-35% del totale (contro il 60% di un paio d’anni fa), che resta un numero di tutto rispetto. A fine 2018 c’è stata anzi un’accelerazione delle erogazioni di surroghe appunto perché si credeva in una ripartenza dei tassi dopo la fine del Qe. Volendo, però, ci sarebbe spazio anche oggi per ulteriore miglioramento delle condizioni di mutuo, migrando ad esempio da un tasso variabile verso un tasso fisso”.

Le 10 spiagge più belle del mondo (e c’è anche Lampedusa)

Wikipedia

L’estate è ancora lontana, è vero, ma sognare non costa nulla. Per questo oggi vi regaliamo un viaggio tra le 10 spiagge più belle del mondo, nelle quali figura anche Lampedusa.

A stilare la classifica dei luoghi da sogno per l’estate 2019 ci ha pensato TripAdvisor. E ce n’è davvero per tutti i gusti, dai mari caraibici a quelli sudamericani, passando per qualche perla europea come la nostrana Spiaggia dei Conigli in Sicilia. Ecco il ranking completo delle 10 spiagge più belle del mondo:

Cedolare secca affitti commerciali 2019, 7 vincoli da considerare

A partire dal 1º gennaio 2019 è entrata in vigore la cedolare secca sui negozi e capannoniMa per i proprietari ci sono diversi vincoli per l’applicazione della flat tax. Vediamo quali sono i sette requisiti da considerare per la cedolare secca sugli affitti commerciali 2019.

Cedolare secca limiti di applicazione

La legge di bilancio 2019 ha approvato l’estensione della cedolare secca anche agli affitti commerciali. Ma ci sono dei limiti da considerare e che rendono perlomeno dubbia l’efficacia di questa norma tanto da spingere spinto varie associazione di proprietari, tra cui Confedilizia, a chiedere una revisione della norma. Vediamo quali

1) Cedolare secca sugli affitti commerciali anche per le società?

Mentre per quanto riguarda le locazioni abitative l’Agenzia delle Entrare ha escluso gli inquilini-società, la norma che istituisce la flat tax per gli affitti commerciali non contiene questo limite

2) Canone a scaletta per gli affitti commerciali

E’ esclusa la possibilità, in maniera analoga agli affitti abitativi, di chiedere l’aggiornamento del canone di locazione. Ma questo vincolo non vale per i cosiddetti “canoni a scaletta” che dovrebbero essere compatibili con la cedolare.

3) Cedolare secca affitti commerciali, esclusione dei vecchi contratti

Esclusi dall’applicazione della cedolare secca i contratti stipulati a fine 2018 nache se con decorrenza a partire dal 1º gennaio 2019. Compresi i contratti stipulati nel 2019, con decorrenza dal 2020.

4) Cedolare secca negozi e capannoni, limite superficie

La cedolare secca per i negozi e i capannoni è applicabile solo a spazi con una superficie non superiore a 600 metri quadrati. Anche se non viene specificato a quale superficie ci si riferisca, probabilmente si tratta della superficie calpestabile.

5) Recessi anticipati esclusi dalla cedolare secca affitti commerciali

Esclusi dalla cedolare secca per gli affitti commerciali i contratti già in corso al 15 ottobre e interrotti in anticipo rispetto alla naturale scadenza. Si tratta delle risoluzioni e dei recessi anticipati.

6) Contratti cedolare secca per diversi soggetti

Esclusi dalla cedolare secca i contratti in essere alla data del 15 ottobre tra gli stessi soggetti e per lo stesso immobile se interrotti in anticipo sulla sua scadenza naturale. Se cambiano i soggetti giuridici, la cedolare secca dovrebbe essere possibile.

7) Cedolare secca affitti commerciali per le pertinenze

Sembra che ad essere ammesse siano anche le pertinenze dei negozi e che la superficie non debba essere considerata per il raggiungimento della soglia di 600 m2. La norma non dice nulla sul numero né sulla categoria catastale delle suddette pertinenze.

A febbraio stabili i prezzi delle case, -3% in un anno

Senza variazioni i prezzi delle abitazioni usate in Italia a febbraio, a una media di 1.752 euro/m, come nel mese precedente. Su base annuale invece l’indice dei prezzi di idealista segna un calo del 3%.

Regioni
In un quadro generale stabile c’è ancora una prevalenza di segni meno, con 13 regioni in terreno negativo. Le svalutazioni maggiori del periodo si sono registrate in Veneto (-1,4%), Molise e Calabria, entrambe in calo dell’1%. Le migliori performance sono quelle della Valle d’Aosta (4,5%), Basilicata (1,8%) e Piemonte (1,2%).

La Liguria (2.483 euro/m2) traina la classifica dei prezzi delle case davanti a Valle D’Aosta (2.453 euro/m2) e Trentino Alto Adige (2.404 euro/m2).
Le richieste più basse si trovano in Calabria, con 865 euro al metro quadro, seguita da Molise (1.006 euro/m²) e Sicilia (1.086 euro/m2).

Province
Nonostante i prezzi si siano stabilizzati a febbraio, i cali interessano una provincia su tre; oltre la metà delle variazioni del periodo sono contenute tra il -1% e l’1%.
Agli estremi troviamo Brindisi (-6,1%), Agrigento (-5,5%) e Asti (-3,4%) con le percentuali di ribasso maggiori. Dall’altro lato, Aosta (4,5%), Belluno (4%) e Matera (3,2%) segnano i maggiori rimbalzi.

Per la prima volta da quando è in attivo questo report Bolzano (3.203 euro/m2) diventa la provincia più cara d’Italia, scalzando dal primo gradino del podio Savona (3.176 euro/m2), che precede Firenze (2.735 euro/m2). Nella parte opposta del ranking, la provincia più economica è sempre Biella (653 euro/m2) mentre salgono a 21 le macroaree dove i prezzi di richiesta non superano i mille euro al metro quadro.

Capoluoghi
I centri capoluogo ricalcano quasi fedelmente l’andamento provinciale, con una prevalenza di città in terreno negativo (62 questo mese) su quelle che hanno registrato incrementi nel corso del mese di febbraio.

Sono sempre i centri più piccoli a segnare le oscillazioni maggiori, come attestano i risultati di Asti e Ravenna, entrambe con un calo del 3,3%, seguite da Siracusa e Forlì, appaiate con una percentuale di ribasso del 3,1%. Dall’altro lato del ranking, i mercati più dinamici sul fronte dei prezzi sono Pordenone (4,8%), frosinone (4,7%) e Sondrio (3,4%).

Tra i grandi mercati spicca Torino (2%) per l’incremento maggiore, mentre i proprietari hanno fatto retromarcia a Napoli (-2,8%) rivedendo a ribasso le loro pretese. Per il resto delle principali piazze immobiliari, le variazioni sono contenute tra lo 0,9% di Firenze e il -0,6% di Venezia. Rispetto a un mese fa stabili i valori a Roma (0,2%) e Milano (-0,1%)

Venezia (4.439 euro/m²) rimane la piazza con i metri quadri più cari, davanti a Firenze (3.779 euro/m²) e Milano (3.604 euro/m²). Nella parte bassa della graduatoria stilata dal portale idealista troviamo Caltanissetta (676 euro/m²), davanti a Biella (745 euro/m²) e Agrigento (825 euro/m²).

L’indice dei prezzi degli immobili di idealista
Il portale immobiliare idealista è attualmente una delle pagine web più utilizzate in Italia da privati e professionisti immobiliari per la vendita, l’acquisto e l’affitto di immobili. Con una base dati di oltre 1 milione di immobili, l’ufficio studi idealista realizza analisi relative al prezzo delle abitazioni nel nostro Paese dal 2007.

Per la realizzazione di quest’indice sono stati analizzati 481.195 annunci immobiliari pubblicati su idealista nel mese di febbraio del 2019; questi immobili hanno superato il controllo di qualità basato su informazioni come prezzo, dimensione, distribuzione e non duplicazione.

Per permettere una sufficiente standardizzazione dei risultati sono analizzati soltanto i comuni che hanno mantenuto una media costante di 50 o più annunci di case di seconda mano in vendita, nel corso del periodo di studio. I comuni che non hanno raggiunto questa media sono stati esclusi dal campione di analisi, al pari di quelli che hanno registrato una variazione di più del 30% del numero di annunci nel periodo dato.

Il metodo statistico utilizzato è quello della deviazione standard che consente di eliminare le variazioni di prezzo agli estremi della scala dei valori.

Nuovo Euribor in vigore dal 2022. Cosa cambia per i mutui a tasso variabile?

Due anni in più per adottare il nuovo Euribor. Lo ha deciso la Commissione Europea: la conversione potrà avvenire entro il 2021. Quali conseguenze sui mutui?

Due anni in più per adottare il nuovo Euribor

Con una mossa a sorpresa, la Commissione Europea ha stabilito di concedere due anni in più all’effettiva adozione del nuovo Euribor ed Eonia. “The EU institutions agreed to grant providers of “critical benchmarks” — interest rates such as Euribor or EONIA — two extra years until 31 December 2021 – si legge nello statement della Commissione Europea– to comply with the new Benchmark Regulation requirements.  Given the crucial importance of third-country benchmarks for EU companies, the extra two years for benchmarks produced outside the EU was also introduced to provide additional time for work with non-EU regulators on how these benchmarks can be recognised as equivalent or otherwise endorsed for use in the EU”.

In altre parole, i rappresentanti dei Paesi Ue hanno votato la decisione che permette al panel che partecipa alla compilazione degli indici “critici” per la definizione dei tassi dei finanziamenti più tempo per adeguarsi. Decisione che è stata estesa anche ai tassi meno critici, che potranno così avere più tempo per ottenere l’autorizzazione della Ue per l’utilizzo dei nuovi indici presso la clientela, per il pricing di prodotti quali mutui casa, carte di credito ed altri. Di conseguenza, l’adozione dei nuovi indici Euribor ed Eonia, prevista entro la fine del 2019, sarà invece prorogata alla fine del 2021.

Mutui a tasso variabile, 109 mila miliardi di contratti legati all’Euribor

Il motivo di tale decisione è stato quello di evitare eventuali difficoltà di accesso ai nuovi parametri – pensati per garantire una maggiore trasparenza presso la clientela data la loro costruzione più aderente al mercato – che potrebbero creare difficoltà ai mercati finanziari e anche alle aziende. Un passaggio graduale potrebbe invece garantire maggiore stabilità ai 22 mila miliardi di euro in contratti derivati legati all’Eonia e ai 109 mila miliardi legati all’Euribor in tutta la Ue.

Tassi dei mutui, cosa succede con il nuovo Euribor

Quali conseguenze, quindi, per i tassi dei mutui? “Non ci si aspettava che sarebbe successo niente di sconvolgente, – risponde Stefano Tempera, founder di Cercamutuo.com – ma tutto sommato per chi ha un mutuo a tasso variabile è una buona notizia, quanto meno perché oggi l’Euribor è sotto zero e a maggior ragione non dovrebbero esserci ripercussioni nel prossimo periodo. Infatti, il nuovo parametro sarebbe dovuto essere più esposto ai mercati e quindi più altalenante”.

“Lo slittamento della riforma dell’Euribor comporta sicuramente un impatto neutro – aggiunge Renato Landoni, Presidente Kìron Partner, – si continuerà a indicizzare i mutui variabili all’attuale parametro Euribor e quindi nulla cambia rispetto alla situazione attuale. Uno slittamento di due anni, a meno di ulteriori proroghe, nei quali le banche e gli organi preposti avranno maggiore tempo per individuare e valutare quali strumenti adottare per rendere il passaggio al nuovo meccanismo di calcolo il meno impattante possibile per i clienti che già hanno sottoscritto un finanziamento a tasso variabile. Oltre che ai tempi di applicazione, non sono ancora ben chiare nè le regole di calcolo del nuovo parametro Euribor, nè le regole di ingaggio ed entrata in vigore del meccanismo sui prodotti di mutuo già in circolazione. In attesa di chiarimenti in tal senso è quindi difficile fare oggi una stima di quali potrebbero essere gli impatti sulle rate dei mutuatari”.

“Le modifiche all’Euribor non avrebbero comunque avuto un grande impatto su un mercato che continua ad essere estremamente favorevole per chi può acquistare casa con un mutuo, – dichiara Riccardo Bernardi, Chief Development Officer 24MAX. – Siamo e continueremo ad essere nel 2019 in una situazione di tassi che hanno toccato i valori più bassi  di sempre e prezzi degli immobili ai minimi dal 2004. Qualche centesimo o decimo percentuale non avrebbe mutato la situazione. Comunque uno slittamento significa più tempo per tutti per adeguarsi ai nuovi parametri di calcolo”.

“La novità del tasso di riferimento – osserva Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it – avrà di sicuro delle conseguenze, sia per chi ha già stipulato un mutuo che oggi poggia sull’Euribor, sia per tutti i risparmiatori che hanno in mente di chiedere un nuovo mutuo. Quello che è davvero difficile, però, è riuscire a stabilire come e in che misura. In base a simulazioni dello European Money Markets Institute, se si applicasse alla realtà odierna il modello ibrido che si sta perfezionando come sostituto dell’ Euribor, ci si ritroverebbe con un tasso che differisce da quello oggi applicato in una misura minima; fra 1 e 5 punti base. Se non si è propensi ad accollarsi questo rischio, comunque, si può ricorrere ad un mutuo a tasso fisso che, con l’attuale congiuntura di mercato, è ancora molto vantaggioso”.