Guerrieri, Omise: “I prezzi sono un elemento, ma non l’unico che definisce un mercato”

Quello immobiliare è un mercato complesso, costituito da molteplici fattori che ne determinano l’andamento. A margine della presentazione del Rapporto immobiliare residenziale 2019, Gianni Guerrieri, direttore centrale dell’Omise, l’Osservatorio sul mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, ha spiegato a idealista/news qual è l’attuale fase in cui si trova il mercato immobiliare residenziale italiano e cosa ne determina l’andamento.

Il mercato immobiliare si può suddividere in cicli. Qual è l’attuale?

“A partire dal 2015 il mercato immobiliare è sostanzialmente in fase di ripresa dal lato della domanda e delle compravendite realizzate. Rispetto alla fase di ascesa del ciclo precedente, non c’è la benzina dei prezzi in crescita. Secondo l’Istat, tra il 2015 e il 2018 i prezzi sono diminuiti complessivamente dell’1,4%. Scomponendo il dato per anno, significa una situazione piuttosto stazionaria. Si tratta di variazioni percentuali veramente minime. C’è quindi una condizione di stazionarietà dei prezzi, che tra l’altro è una delle componenti che ha indotto la crescita delle transazioni.

Adesso direi che il mercato è in ripresa. Quello che conta alla fine di tutto non è tanto l’andamento del prezzo, ma tutti gli operatori che operano all’interno di questo mercato – quindi non tanto acquirenti e venditori, ma tutti i profili professionali –, l’ammontare monetario, che è in buona crescita rispetto all’anno precedente e rispetto a tutti questi anni dal 2015, raggiungendo ormai livelli del 2010/2011, soprattutto nei capoluoghi. Quindi è un mercato abbastanza in salute.

Certo, è un mercato caratterizzato da prezzi stazionari. Guardando l’aspetto negativo, questo può portare a un depauperamento dei valori che hanno le banche a garanzia dei mutui prestati e quindi può produrre delle difficoltà. Per le famiglie invece dipende da quando hanno acquistato, perché se hanno acquistato nel 2000, in termini reali hanno avuto ancora un incremento forte di ricchezza; se hanno acquistato nel 2006, al picco dei prezzi, sicuramente hanno avuto un peggioramento del loro valore.

Bisogna però valutare le diverse situazioni: un conto è la situazione di chi acquista un immobile come abitazione principale e vuole comprare un’altra casa sempre come abitazione principale in sostituzione di quella che ha e un conto è la situazione di chi ha acquistato una seconda casa per tempo libero o acquista per investimento. Nel primo caso, l’aumento/riduzione di ricchezza conta poco, perché si vende male, ma si compra bene, e poi la ricchezza contenuta nelle abitazioni principali è una ricchezza che non si accumula perché si vuole accumulare risparmio, ma perché si vuole un tetto sopra la testa, quindi l’effetto ricchezza su questa componente è minimo. Nel secondo caso, chi acquista oggi per investimento ha rendimenti migliori del 2006, perché i valori sono più bassi e i canoni non sono scesi come i valori; chi ha acquistato una casa per tempo libero e vuole vendere perché ha bisogno ha invece una minus valenza”.

La presentazione del Rapporto immobiliare residenziale 2019
Presentazione del Rapporto immobiliare residenziale 2019

Da quando il mercato si è rimesso in moto abbiamo assistito a un aumento delle compravendite e a un calo e poi a una stabilizzazione dei prezzi. Questa situazione è destinata a protrarsi?

“I fattori esogeni sono quelli che determinano principalmente la domanda immobiliare. Quindi redditi disponibili, tassi di interesse, capacità delle banche di erogare credito e non di mettere limiti. E’ importante anche il tipo di offerta che si ha. Veniamo da un periodo in cui, possiamo dire dal 2012, il mercato delle costruzioni si è fermato. Non si costruiscono più nuovi progetti di sviluppo immobiliare, questo vuol dire che le case in offerta sono sostanzialmente quelle esistenti. Normalmente, se dovesse verificarsi una ulteriore spinta della domanda potrebbero generarsi, a fronte di un’offerta scarsa, effetti di aumento dei prezzi, che però poi possono avere risvolti sulla domanda che viene a ridursi. Questo è un effetto endogeno all’interno del mercato immobiliare.

Il mercato italiano ha già avuto una correzione endogena prima della crisi, con una lieve flessione nel 2007, poi tutto quello che è venuto dopo sul mercato immobiliare è frutto delle condizioni esogene dell’economia e della macroeconomia nazionali e internazionali.

D’altra parte, la struttura finanziaria delle famiglie è robusta rispetto a tanti altri Paesi e lo era anche nel momento di massimo del mercato immobiliare. Il nostro mercato immobiliare non era una maionese impazzita, non registrava come in altri Paesi crescite smisurate del credito rispetto alle disponibilità strutturali delle famiglie. Non era in una condizione di potenziale crisi, ci sarebbe stato un normale gioco di riadeguamento tra prezzi e domanda. Invece, l’intervento della crisi internazionale ha prodotto una devastazione e questo chiaramente è quello che può sempre accadere nel mercato immobiliare se ci sono degli shock esogeni”.

Proprio a livello internazionale, l’Italia è il fanalino di coda sul fronte prezzi…

“L’Italia è il fanalino di coda sui prezzi. Ma bisogna sempre fare attenzione. Noi vediamo indici di variazione dei prezzi, poi bisogna vedere i livelli assoluti. Quello che conta è il livello dei prezzi sui redditi, lì è il problema di qual è la capacità della famiglia di accedere a quei prezzi.

I prezzi sono un elemento, ma non è l’unica componente che definisce un mercato. C’è la moltiplicazione prezzo per superficie che dà il fatturato, che è importantissimo perché dice quant’è l’ammontare monetario in gioco; ci sono le quantità, che stabiliscono meglio la domanda fisica che c’è di spazio; ci sono altri fattori di rapporti relativi tra alcune variabili come prezzi e redditi, come andamento dei prezzi e andamento dei tassi di interesse. Insomma, ci sono altre cose che bisogna valutare per dire che il mercato è debole.

Un mercato non si può valutare su un’unica dimensione, occorrono tutte e due le dimensioni, sia prezzi che quantità. Il fatto che aumentino o diminuiscano i prezzi di per sé non significa niente, non significa positivo o negativo in assoluto, è una cosa che va vista in relativo. Invece, l’aumento o la diminuzione delle quantità vendute, quello sì che dice se si sta andando bene o male”.

In merito alle compravendite, i dati segnalano un aumento più significativo in città come Bologna, Palermo e Napoli. Bene le grandi Roma e Milano, ma meno. Come mai? Cosa significa?

“Questi sono fattori locali dettati da condizioni locali in cui intervengono anche le condizioni, per esempio, di storia pregressa, riguardo ai permessi di costruire, quindi alla capacità di espandere l’offerta, che può avere poi un’influenza sul fatto che si possano trovare alloggi nuovi, in zone ben servite, capaci di attirare per esempio giovani coppie. Le diverse crescite dipendono da condizioni locali che andrebbero esaminate una per una. E’ invece importante il dato di Roma relativo al 2018, perché negli anni precedenti aveva faticato un po’”.

Si dice sempre che se riparte il settore immobiliare riparte l’economia. Alla luce dei dati esposti, è così?

“Bisogna stare attenti. Quando si parla di settore immobiliare si parla in particolare dell’insieme del settore, compreso soprattutto il settore delle costruzioni. E il settore delle costruzioni non sta andando bene. Il mercato immobiliare è una cosa diversa. Nel mercato immobiliare non è che c’è crescita di valore aggiunto, perché si scambiano valori esistenti e non si crea un nuovo bene: nel mercato immobiliare c’è uno scambio di ricchezza tra un soggetto e l’altro.

La crescita della ricchezza del Paese viene agevolata se il mercato immobiliare ha un’espansione in termini di transazioni forte che si riverbera sull’acquisto di nuove costruzioni, allora lì sì che c’è un virtuoso momento tra industria delle costruzioni, mercato immobiliare che assorbe e crescita quindi della ricchezza.

Il problema è che si può avere un mercato immobiliare che va bene e un’industria delle costruzioni che non va bene. E attenzione, settore delle costruzioni non significa necessariamente espansione del costruito, dell’edificato, delle infrastrutture, ci sono tanti interventi che possono essere fatti anche per migliorare il patrimonio esistente.

Una delle grandi differenze tra noi e gli altri Paesi è proprio che da noi il settore delle costruzioni ha avuto una crisi molto forte e non si è ripreso, determinando un venir meno di un contributo significativo alla crescita del Pil”.

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Cedolare secca immobili commerciali, i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Con la risoluzione n. 50/E del 17 maggio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti in merito all’applicazione del regime della cedolare secca alle locazioni di immobili commerciali. Vediamo quanto chiarito.

E’ possibile avvalersi del regime sostitutivo della cedolare secca per la locazione di un immobile di categoria catastale C1 anche quando il conduttore agisce nell’esercizio di attività di impresa.

Nel dettaglio, l’Agenzia delle Entrate ha sottolineato che possono accedere al regime della cedolare secca anche le locazioni di immobili di categoria catastale C/1 stipulati con conduttori, sia persone fisiche che soggetti societari, che svolgono attività commerciale. Resta ferma, invece, per quanto attiene alla figura del locatore, titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento sugli immobili, che lo stesso sia una persona fisica che non agisce nell’esercizio dell’attività d’impresa o di arti e professioni.

Rispondendo a un quesito presentato da un contribuente, l’Agenzia delle Entrate ha ricordato che “l’articolo 1, comma 59, prevede che il canone di locazione relativo ai contratti stipulati nell’anno 2019, aventi ad oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1, di superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze, e le relative pertinenze locate congiuntamente, può, in alternativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini dell’imposta sul  reddito delle persone  fisiche, essere assoggettato al  regime della cedolare secca, di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, con l’aliquota del 21 per cento. Tale regime non è applicabile ai contratti stipulati nell’anno 2019, qualora alla data del 15 ottobre 2018 risulti in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale”.

L’Agenzia delle Entrate ha quindi sottolineato che “la norma in esame estende la disciplina di cui all’articolo 3 del D.lgs. n. 23 del 2011, che ha istituito il regime della ‘cedolare secca’, con l’aliquota del 21 per cento, anche ai canoni derivanti dalla stipula dei contratti di locazione, effettuata nel 2019, aventi ad oggetto immobili destinati all’uso commerciale classificati nella categoria catastale C/1 (Negozi e botteghe) e relative pertinenze (locate congiuntamente alle unità immobiliari C/1). Per usufruire di tale regime opzionale, l’unità immobiliare C/1, oggetto della locazione, deve avere una superficie complessiva, al netto delle pertinenze, non superiore a 600 metri quadrati. Per effetto delle citate previsioni, ai canoni derivanti dalla stipula dei contratti di locazione in argomento, trovano applicazione, ove compatibili, le disposizioni contenute nel D.lgs.  n. 23 del 2011”.

Aggiungendo: “Si rammenta che il regime previsto dall’articolo 3 del D.lgs. n. 23 del 2011, introdotto a partire dal 2011, è un regime opzionale di tassazione dei contratti di locazione degli immobili ad uso abitativo e delle relative pertinenze, la cui applicazione sostituisce l’Irpef e le relative addizionali, nonché le imposte di registro e di bollo, dovute per il contratto di locazione di immobili abitativi locati con finalità abitative da persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di imprese o arti e professioni”.

E precisando: “Come ha avuto modo di chiarire questa amministrazione con la circolare 1° giugno 2011, n. 26/E, per l’applicazione della ‘cedolare secca’ occorre porre rilievo anche all’attività del conduttore, restando esclusi dal regime i contratti aventi ad oggetto immobili abitativi conclusi con conduttori che agiscono nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni. Al riguardo, si precisa che tale ultima condizione non deve, invece, essere soddisfatta nel caso di locazione di immobili rientranti nella categoria C/1, oggetto del presente quesito, tenuto conto che tali contratti hanno ad oggetto proprio immobili da destinare ad attività commerciale. Nelle schede di lettura alla legge di bilancio 2019 (AS 981 del 10 dicembre 2018) viene, infatti, chiarito che la previsione normativa introdotta con l’articolo 1, comma 59, della legge in commento interessa la locazione di immobili di categoria catastale C/1, quali negozi e botteghe ovvero locali per attività commerciale di vendita o rivendita di prodotti, restando escluse, ad esempio, le locazioni di immobili ad uso uffici o studi privati (categoria catastale A/10)”.

L’Agenzia delle Entrate ha dunque così concluso: “Possono, pertanto, accedere al regime della ‘cedolare secca’ anche le locazioni di immobili di categoria catastale C/1 stipulati con conduttori, sia persone fisiche che soggetti societari, che svolgono attività commerciale. Resta ferma, invece, per quanto attiene alla figura del locatore, titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento sugli immobili, che lo stesso sia una persona fisica che non agisce nell’esercizio dell’attività d’impresa o di arti e professioni, così come chiarito con la citata circolare n. 26/E del 2011”.

Agente immobiliare e amministratore di condominio, le conseguenze della legge europea 2018

Incompatibilità tra agente immobiliare e amministratore di condominio. Quali sono le conseguenze della nuova legge europea 2018. A spiegarlo sono i nostri collaboratori di condominioweb

Articolo scritto dall’avv Giuliana Bartiromo

Difatti, neppure la neo approvata Legge Europea 2018 per l’intermediazione immobiliare, pare abbia veramente chiarito le specifiche incompatibilità degli Agenti Immobiliari con l’Amministrazione Condominiale, seppure i Presidenti di FIMAA – FIAIP e ANAMA abbiano acclamato con grande entusiasmo la legge, dichiarando che finalmente “si aprono ora nuove opportunità per gli agenti e si assicura a chi svolge l’attività di mediazione la possibilità di erogare nuovi servizi collaterali alla propria attività, a vantaggio dei clienti-consumatori”.

Certamente con la Legge Europea 2018 il ruolo degli Agenti Immobiliari si apre anche alle attività imprenditoriali, prima negate, tuttavia, in merito alla compatibilità con la professione di amministratore condominiale c’è da fare qualche riflessione in più.

La responsabilità civile, penale, fiscale e deontologica dell’amministratore

Per ben comprendere l’evoluzione della compatibilità/incompatibilità delle due professioni, dobbiamo necessariamente fare un passo indietro, partendo da un dato normativo rilevante, ossia dalla legge 3 febbraio 1989, n. 39, il cui art. 5, comma 3, fissava il principio dell’incompatibilità tra l’iscrizione al ruolo degli agenti immobiliari e qualunque impiego pubblico o privato, l’iscrizione in altri ruoli o albi e l’esercizio in proprio del commercio d’immobili.

L’art. 18, l. 5 marzo 2001, n. 57 introduceva successivamente il regime di incompatibilità tra attività imprenditoriale e attività di mediatore: l’esercizio dell’attività di mediazione è incompatibile: a) con l’attività svolta in qualità di dipendente da persone, società o enti, privati e pubblici, ad esclusione delle imprese di mediazione; b) con l’esercizio di attività imprenditoriali e professionali, escluse quelle di mediazione comunque esercitate.

Con riguardo all’attività di Amministrazione Condominiale, il Ministero per le Attività Produttive, con lettera circolare del 4 luglio 2003, stabiliva che “non rientrando l’attività di amministratore di condominio tra quelle descritte al comma 3 dell’art. 5 della legge n. 39/89, come modificato dall’art. 18 della legge n. 57/01, non sembra sussistere incompatibilità con l’attività di mediazione”.

Pertanto, veniva affermata la compatibilità della figura dell’agente immobiliare con quella dell’amministratore di condominio basandosi sul rapporto di mandato che lega il condominio e l’amministratore e non di dipendenza/subordinazione.

Detto indirizzo trovava conferma nella decisione del 14 giugno 2007, con la quale il Ministero dello Sviluppo economico accoglieva il ricorso presentato da una società che svolgeva attività di mediazione e che era stata cancellata dal Ruolo di agenti di affari in mediazione, tenuto dalla Camera di Commercio di Torino, in esecuzione di un provvedimento camerale con il quale era stata rilevata l’incompatibilità fra l’esercizio dell’attività di mediatore e quella di amministratore condominiale.

Con la circolare del 24 settembre 2013, il Ministero dello Sviluppo Economico richiamava, in primo luogo, quanto già affermato nella lettera circolare del 4 luglio 2003, e ribadiva che, determinandosi tra condominio e amministratore un contratto generalmente inquadrato nello schema del mandato, gli obblighi contrattuali a carico di quest’ultimo sono tali da escludere, per il medesimo soggetto, “la configurazione di un’attività professionale assimilabile a quelle previste e disciplinate dal codice civile”.

E aggiungeva che, se l’attività di amministrazione condominiale viene svolta “saltuariamente o a titolo di passatempo”, la stessa non può ricadere nell’ambito di controllo e regolamentazione delle Camere, non potendosi in alcun modo definire un’attività imprenditoriale.

Se invece, sentenziava il Ministero, l’attività di amministratore di condomini è “svolta con organizzazione anche minima di mezzi (quali attrezzature informatiche, eventuale personale, linee telefoniche dedicate, ecc.), al fine di trame un utile e secondo criteri di professionalità” ciò può far rientrare gli estremi della incompatibilità.

Il tutto perché questo secondo caso configura “attività in forma di impresa che determina un conseguente obbligo di iscrizione al Registro delle Imprese da realizzarsi in sede di autodenuncia da parte dell’amministratore”.

Pertanto, il Ministero fugando ogni dubbio, dichiarava che “tenuto conto che l’amministratore di condomini ha una qualificazione pluridimensionale a seconda delle fattispecie, laddove venisse accertato l’esercizio dell’attività in modo professionale ed abituale, ovvero imprenditorialmente, questa sarebbe incompatibile con l’esercizio dell’attività di agenti di affari in mediazione”.

Viene dichiarata, dunque, inequivocabilmente, l’incompatibilità tra l’attività di intermediazione e l’attività di amministrazione condominiale, quando quest’ultima venga esercitata in forma di impresa.

Con il protocollo 2447 del 12 gennaio 2015 arriva l’ultima interpretazione del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), che giunge ad una sintesi delle due precedenti posizioni, affermando che “il mediatore immobiliare può svolgere l’attività di amministratore condominiale, anche in maniera abituale, purché non si tratti di vera e propria attività d’impresa”.

Il 12 marzo scorso, la Camera ha approvato il Disegno di legge Europea 2018 che segna un profondo cambiamento per la categoria degli agenti immobiliari, introducendo importanti novità sull’incompatibilità professionale tra la figura di agente immobiliare e altre posizioni lavorative.

La prima versione del testo di legge prevedeva la totale apertura del settore, con la possibilità per qualsiasi lavoratore dipendente o iscritto a un ordine professionale a stretto contatto con il settore immobiliare di abbinare l’attività di agente alla sua professione.

Le associazioni di categoria hanno seguito con attenzione il provvedimento e lavorato per far approvare un emendamento più favorevole, che vieta di essere contemporaneamente agenti, professionisti contigui all’immobiliare e lavoratori dipendenti, specialmente se delle banche.

Il testo definitivo della Legge Europea 2018 è stato approvato ufficialmente dal Senato il 16 Aprile 2019 ed in particolare prevede che: Art. 2. Art. 2. (Disposizioni in materia di professione di agente d’affari in mediazione – Procedura di infrazione n. 2018/2175) (Disposizioni in materia di professione di agente d’affari in mediazione – Procedura di infrazione n. 2018/2175) 1.

All’articolo 5 della legge 3 febbraio 1989, n. 39, il comma 3 è sostituito dal seguente: « 3.

L’esercizio dell’attività di mediazione è incompatibile con l’esercizio di attività imprenditoriali di produzione, vendita, rappresentanza o promozione dei beni afferenti al medesimo settore merceologico per il quale si esercita l’attività di mediazione, nonché con l’attività svolta in qualità di dipendente di ente pubblico o privato, o di dipendente di istituto bancario, finanziario o assicurativo ad esclusione delle imprese di mediazione, o con l’esercizio di professioni intellettuali afferenti al medesimo settore merceologico per cui si esercita l’attività di mediazione e comunque in situazioni di conflitto di interessi”.

Ebbene, dato che non vi è alcun riferimento specifico alla compatibilità o meno della professione di agenti con quella di amministratore di condominio, cosa che la legge avrebbe dovuto finalmente chiarire, ci si interroga ancora, leggendo la nuova Legge Europea, se vi sia o meno l’incompatibilità.

Prima di poter rispondere, bisognerà ben comprendere il significato di “professione intellettuale” citato nella Legge Europea 2018. La disciplina delle professioni intellettuali è collocata nel libro V del Codice Civile, all’interno del Capo II del Titolo III dedicato al lavoro autonomo, che si articola in due soli Capi: il primo rubricato “Disposizioni generali” e il secondo rubricato “Delle professioni intellettuali”.

La libera professione intellettuale può essere definita come un’attività di carattere non manuale, volta al soddisfacimento di fini di rilevanza sociale, svolta in modo continuativo e personale in conformità alla regolamentazione apprestata autonomamente dai rispettivi organi professionali.

Difatti, molto spesso è richiesta l’iscrizione ad appositi albi o elenchi, come precisa il comma 1 dell’art. 2229 c.c., secondo il quale “la legge determina le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi”.

Pensiamo ad esempio alla c.d. professioni protette (avvocati, notai, medici, consulenti del lavoro, geometri, periti agrari, giornalisti, etc.) la cui “protezione” consiste, soprattutto, nell’assoggettamento degli iscritti al potere disciplinare dei rispettivi Ordini professionali.
In Italia esistono numerosissimi albi, in numero superiore rispetto al resto dell’Unione Europea.
L’albo è un registro pubblico all’interno del quale sono identificati tutti i soggetti abilitati ad esercitare una professione regolamentata dalla legge e l’iscrizione all’albo è generalmente subordinata all’ottenimento di uno specifico titolo di studio, oppure ad un periodo di praticantato, al superamento di un esame di stato, ma per alcune professioni è sufficiente il superamento di un esame o il possesso di un titolo di studio.

Caratteristica imprescindibile è invece il carattere intellettuale della prestazione che, da sempre, si contrappone a quello manuale: l’attività del professionista intellettuale è di conoscenza e applicazione, mentre non richiede l’utilizzo della forza fisica e/o della manualità, ma specifica e distintiva preparazione culturale, scientifica e tecnica in un determinato settore. Sono caratterizzate dall’autonomia decisionale che implica la possibilità di scelta delle modalità di intervento, con conseguente assunzione di responsabilità giuridica sul proprio operato.

Oltre ai professionisti iscritti e regolati dagli Ordini, vi possono essere professioni intellettuali che non richiedono l’iscrizione in Albi o Elenchi.

In Italia, infatti, esiste un doppio binario delle professioni: professioni ordinistiche e professioni non regolamentate, come appunto l’amministratore di condominio e tantissime altre professioni (fisioterapisti o osteopati, cinofili o anche grafici e sociologi, tributaristi, consulenti fiscali etc), che ricadono sotto la disciplina della L. 4/2013 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate”, rivolta a tutte quelle professioni esercitate abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale.

Ricordiamo infatti che secondo una stima dell’ufficio studi di Confcommercio, tra il 2008 e il 2014 c’è stata una crescita del lavoro autonomo che ha portato alla nascita di circa 130mila professionisti con partita IVA e se il 15% di questi appartiene ad un albo professionale riconosciuto dal nostro ordinamento, il restante 85% ha intrapreso una professione non regolamentata vista la mancanza di un Ordine di riferimento.

L’articolo 1 comma 2 della L. 4/2013 ha definito la professione non regolamentata come: “l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in Albi o elenchi ai sensi dell’articolo 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative”.

A queste figure professionali viene imposto di evidenziare, in ogni documento e rapporto scritto con il cliente, il riferimento alla legge 4/2013, che risulta applicabile proprio per la tutela della clientela e della fiducia che essa ripone nel professionista.

Qualora questa disposizione non venga rispettata, il professionista è sanzionabile ai sensi del Codice del consumo, Dlgs 206/2005, in quanto «responsabile» di una pratica commerciale scorretta nei confronti del consumatore, con una sanzione amministrativa pecuniaria.

Con la L.4/2013 le Associazioni hanno ricevuto un riconoscimento legislativo e chi ne entra a far parte è tenuto a seguire alcune regole di condotta volte a favorire la tutela degli utenti e il rispetto della concorrenza.

I cittadini che vogliono usufruire della prestazione di un qualsiasi professionista non iscritto ad un albo, hanno la possibilità di consultare l’elenco delle associazioni pubblicato sul sito internet del Ministero dello Sviluppo Economico.

Ebbene, la figura dell’Amministratore di Condominio, rientra a pieno titolo nella disciplina della L.4/2013 e pertanto, si configura interamente come una professione intellettuale.

Se, quindi, siamo d’accordo nell’identificare la professione di amministratore di condominio come professione intellettuale e, per tutto quanto sopra detto, allora, leggendo il testo della Nuova Legge Europea 2018, dobbiamo necessariamente escludere la compatibilità dell’Agente Immobiliare con la professione di Amministratore di Condominio.

Certamente, la Legge Europea avrebbe potuto chiarire, una volta per tutte, il rapporto tra le due professioni, tuttavia, è anche necessario ammettere che occorre definire una volta per tutte la categoria degli Amministratori di Condominio, atteso che la sola L.4/0213 non è sufficiente.

Andando ancor più a fondo, occorrerebbe innanzitutto definire “il condominio” e attribuirgli nozione e disciplina più degna e specifica, così come avviene nel resto d’Europa, così come è necessario definire tariffari per l’attività di amministratore e l’eventuale Albo di carattere nazionale.

Tutte riforme che le Associazioni di Categoria degli Amministratori di condominio stanno chiedendo oramai a gran voce, in modo da ottenere pieno e legittimo riconoscimento di questa importante seppur complessa professione.

A parer di chi scrive, non è necessario creare delle barriere, delle esclusioni e forzate incompatibilità tra le professioni, eccetto i casi di conflitto di interesse o di manifesta incompatibilità, atteso che ciascun professionista esperto nel proprio settore può apportare prestigio e competenza nello svolgimento anche della professione di amministratore condominiale.

Il discrimine va fatto semplicemente nella modalità e nella qualità dello svolgimento della professione di amministratore di condominio, tant’è che è ben possibile che un professionista iscritto ad un Ordine o Collegio, che sia anche amministratore di condominio, svolga con competenza e precisione entrambe le professioni e che, invece, un amministratore di condominio, che svolga soltanto la sua professione, non sia in grado di esercitarla con competenza, professionalità e qualità.

“Tassi dei mutui, il momento è ancora magico per comprare casa”

“Tassi dei mutui, il momento è ancora magico per comprare casa” — idealista/news

La lunga discesa dei tassi dei mutui è ancora in atto, rendendo sempre più conveniente stipulare un finanziamento per comprare casa. Ecco la fotografia di Stefano Rossini, ad di Mutuisupermarket.

Articolo scritto da Stefano Rossini, ad di Mutuisupermarket

Secondo quanto risulta a Mutuisupermarket, l’andamento dei migliori spread (bancari, ndr) per mutui a tasso fisso e tasso variabile mostra una inversione di tendenza da fine 2018 e inizio 2019. Dal grafico dei migliori tassi finiti sempre per mutui a tasso fisso e tasso variabile, ad oggi risulta addirittura che i tassi finiti, quindi i veri tassi di interesse pagati dai consumatori, in altre parole la spesa per interessi in soldoni, non sono mai stati così bassi come in questo trimestre.Migliori spread fissi e variabili in percentualeCreated with Highcharts 4.2.7ValuesChart context menuMigliore spread fissoMigliore spread variabileI TRIM 2012II TRIM 2012III TRIM 2012IV TRIM 2012I TRIM 2013II TRIM 2013III TRIM 2013IV TRIM 2013I TRIM 2014II TRIM 2014III TRIM 2014IV TRIM 2014I TRIM 2015II TRIM 2015III TRIM 2015IV TRIM 2015I TRIM 2016II TRIM 2016III TRIM 2016IV TRIM 2016I TRIM 2017II TRIM 2017III TRIM 2017IV TRIM 2017I TRIM 2018II TRIM 2018III TRIM 2018IV TRIM 2018I TRIM 201901234I TRIM 2016● Migliore spread variabile: 1,5MutuisupermarketMutuisupermarketCondividiCondividi

Copia

Paradossalmente conviene più fare una surroga oggi che 12 mesi fa, 24 mesi fa o 36 mesi fa, proprio quando la surroga poteva iniziare ad essere percepita come un qualcosa del passato. Faccio due considerazioni: stiamo guardando solamente le migliori offerte di mercato (per tasso fisso e tasso variabile) per ogni giorno del mese e facciamo poi una media trimestrale, e quindi ci sono alcune banche (come Credem o altre) che spesso si posizionano come particolarmente competitive e tengono le medie basse.

Un secondo punto da sottolineare è che questa grande convenienza dei tassi fissi, nonostante un aumento degli spread di circa 20 punti base fra fine e inizio 2019, è compensata da un “tracollo” degli indici IRS che da ottobre 2018 ad oggi, così come da marzo 2018 a oggi, hanno perso circa 40 punti base (IRS 20 anni è passato da 1,5% a 1,1%). Per cui se IRS scendono di 40 punti base e gli spread migliori offerte salgono di 20 punti base, il risultato è facile: le banche riescono ad aumentare gli spread, i consumatori hanno sempre la migliore offerta e tutti vivono “felici”.

Come si evince dalla media trimestrale delle migliori offerte per operazione di mutuo, oggi un mutuo a tasso fisso di 140.000 euro a 20 anni,  con un valore dell’immobile di 220.000, ha un Tan dell’1,24%, mai così basso dal primo trimestre 2012, e se si fa il plotting, davvero si vede come a marzo del 2019 siamo ai minimi dei tassi finiti di sempre. Per i variabili invece il punto di minimo dei Tan (di appena 3 punti base più basso) è del secondo trimestre 2018, 0,57% contro uno 0,60% di oggi;  quindi anche qui i prezzi sono ai minimi storici.I dati sono inconfutabili, ossia a marzo 2019, tassi alla mano, siamo ai minimi e da qui non si può che salire. Miglior Tan fisso e variabilein percentualeCreated with Highcharts 4.2.7ValuesChart context menuMiglior Tan FissoMiglior Tan VariabileITRIM2012II TRIM 2012III TRIM 2012IV TRIM 2012I TRIM 2013II TRIM 2013III TRIM 2013IV TRIM 2013I TRIM 2014II TRIM 2014III TRIM 2014IV TRIM 2014I TRIM 2015II TRIM 2015III TRIM 2015IV TRIM 2015I TRIM 2016II TRIM 2016III TRIM 2016IV TRIM 2016I TRIM 2017II TRIM 2017III TRIM 2017IV TRIM 2017I TRIM 2018II TRIM 2018III TRIM 2018IV TRIM 2018I TRIM 201902468MutuisupermarketMutuisupermarketCondividiCondividi

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Tempi e modi, come dicevo, si delineeranno nei prossimi trimestri, con tutta calma, ma oggi è un momento davvero “magico” per chi voglia sottoscrivere un mutuo, sia di surroga che di acquisto. Fra l’altro, i nuovi dati dell’immobiliare dell’agenzia delle entrate sul IV trimestre 2018 segnano un aumento delle compravendite di +9,3% (dopo un aumento di +4,3% nel primo trimestre, +5,6 nel secondo e +6,7 nel terzo). Questo ci dice che il mercato appare in costante accelerazione e i prezzi degli immobili anche in questo caso sono destinati a crescere leggermente. E’ un motivo in più per prendere la palla al balzo e beneficiare di prezzi immobiliari ai minimi e tassi di interesse ai minimi.

“Tassi dei mutui, il momento è ancora magico per comprare casa”

La lunga discesa dei tassi dei mutui è ancora in atto, rendendo sempre più conveniente stipulare un finanziamento per comprare casa. Ecco la fotografia di Stefano Rossini, ad di Mutuisupermarket.

Articolo scritto da Stefano Rossini, ad di Mutuisupermarket

Secondo quanto risulta a Mutuisupermarket, l’andamento dei migliori spread (bancari, ndr) per mutui a tasso fisso e tasso variabile mostra una inversione di tendenza da fine 2018 e inizio 2019. Dal grafico dei migliori tassi finiti sempre per mutui a tasso fisso e tasso variabile, ad oggi risulta addirittura che i tassi finiti, quindi i veri tassi di interesse pagati dai consumatori, in altre parole la spesa per interessi in soldoni, non sono mai stati così bassi come in questo trimestre.Migliori spread fissi e variabiliin percentualeValuesMigliore spread fissoMigliore spread variabileI TRIM 2012II TRIM 2012III TRIM 2012IV TRIM 2012I TRIM 2013II TRIM 2013III TRIM 2013IV TRIM 2013I TRIM 2014II TRIM 2014III TRIM 2014IV TRIM 2014I TRIM 2015II TRIM 2015III TRIM 2015IV TRIM 2015I TRIM 2016II TRIM 2016III TRIM 2016IV TRIM 2016I TRIM 2017II TRIM 2017III TRIM 2017IV TRIM 2017I TRIM 2018II TRIM 2018III TRIM 2018IV TRIM 2018I TRIM 201901234I TRIM 2016● Migliore spread fisso: 1,32MutuisupermarketCondividi

Paradossalmente conviene più fare una surroga oggi che 12 mesi fa, 24 mesi fa o 36 mesi fa, proprio quando la surroga poteva iniziare ad essere percepita come un qualcosa del passato. Faccio due considerazioni: stiamo guardando solamente le migliori offerte di mercato (per tasso fisso e tasso variabile) per ogni giorno del mese e facciamo poi una media trimestrale, e quindi ci sono alcune banche (come Credem o altre) che spesso si posizionano come particolarmente competitive e tengono le medie basse.

Un secondo punto da sottolineare è che questa grande convenienza dei tassi fissi,nonostante un aumento degli spread di circa 20 punti base fra fine e inizio 2019, è compensata da un “tracollo” degli indici IRS che da ottobre 2018 ad oggi, così come da marzo 2018 a oggi, hanno perso circa 40 punti base (IRS 20 anni è passato da 1,5% a 1,1%). Per cui se IRS scendono di 40 punti base e gli spread migliori offerte salgono di 20 punti base, il risultato è facile: le banche riescono ad aumentare gli spread, i consumatori hanno sempre la migliore offerta e tutti vivono “felici”.

Come si evince dalla media trimestrale delle migliori offerte per operazione di mutuo, oggi un mutuo a tasso fisso di 140.000 euro a 20 anni,  con un valore dell’immobile di 220.000, ha un Tan dell’1,24%, mai così basso dal primo trimestre 2012, e se si fa il plotting, davvero si vede come a marzo del 2019 siamo ai minimi dei tassi finiti di sempre. Per i variabili invece il punto di minimo dei Tan (di appena 3 punti base più basso) è del secondo trimestre 2018, 0,57% contro uno 0,60% di oggi;  quindi anche qui i prezzi sono ai minimi storici.I dati sono inconfutabili, ossia a marzo 2019, tassi alla mano, siamo ai minimi e da qui non si può che salire.Miglior Tan fisso e variabilein percentualeValuesMiglior Tan FissoMiglior Tan VariabileITRIM2012II TRIM 2012III TRIM 2012IV TRIM 2012I TRIM 2013II TRIM 2013III TRIM 2013IV TRIM 2013I TRIM 2014II TRIM 2014III TRIM 2014IV TRIM 2014I TRIM 2015II TRIM 2015III TRIM 2015IV TRIM 2015I TRIM 2016II TRIM 2016III TRIM 2016IV TRIM 2016I TRIM 2017II TRIM 2017III TRIM 2017IV TRIM 2017I TRIM 2018II TRIM 2018III TRIM 2018IV TRIM 2018I TRIM 201902468MutuisupermarketCondividi

Tempi e modi, come dicevo, si delineeranno nei prossimi trimestri, con tutta calma, ma oggi è un momento davvero “magico” per chi voglia sottoscrivere un mutuo, sia di surroga che di acquisto. Fra l’altro, i nuovi dati dell’immobiliare dell’agenzia delle entrate sul IV trimestre 2018 segnano un aumento delle compravendite di +9,3% (dopo un aumento di +4,3% nel primo trimestre, +5,6 nel secondo e +6,7 nel terzo). Questo ci dice che il mercato appare in costante accelerazione e i prezzi degli immobili anche in questo caso sono destinati a crescere leggermente. E’ un motivo in più per prendere la palla al balzo e beneficiare di prezzi immobiliari ai minimi e tassi di interesse ai minimi.