Mercato immobiliare, statistiche Omi: nel terzo trimestre +5% per le compravendite

Anche nel terzo trimestre del 2019 si conferma la tendenza espansiva dei volumi delle compravendite nel settore residenziale, in atto, sostanzialmente, dal 2014; il tasso tendenziale, +5%, risulta superiore a quello registrato nel trimestre precedente (+3,9%). Anche il dato destagionalizzato del NTN risulta in crescita, confermandosi il più alto dell’intera serie storica (2011-2019).Transazioni residenziali terzo trimestre 2019Values46.61428.09028.00122.50111.893137.099Nord -OvestNord -EstCentroSudIsoleItalia025k50k75k100k125k150kOMI/Agenzia delle EntrateCondividi

Disaggregando per macroaree territoriali, i tassi di crescita più elevati si sono registrati al Nord, rispettivamente con il +6,9% del Nord Ovest, dove si concentra il 34% dell’intero mercato nazionale, e con il +5,7 % del Nord Est (che, in termini di volumi assoluti scambiati, ha superato la macroarea Centro); il tasso di crescita più basso è quello delle Isole (+2,2%). In questo trimestre sono stati i comuni capoluogo a presentare una tendenza espansiva più marcata (+5,9% alla scala nazionale, contro il +4,5% dei comuni minori), per effetto soprattutto delle dinamiche registrate nel Nord Ovest (dove il tasso di crescita dei capoluoghi è quasi doppio); in ogni caso, in nessuna disaggregazione territoriale si hanno tassi negativi.

Sostanzialmente analoghi sono i dati relativi alle superfici compravendute, dove il tasso più alto si è registrato, tuttavia, nel Nord Est, anche per effetto di un significativo incremento della superficie media degli immobili scambiati (+1,6 m2 , che portano il dato medio a 116,2 m2 , il valore più alto tra i cinque rilevati). I dati nazionali mostrano una maggiore tendenza espansiva per le due classi estreme (rispettivamente +7,3% fino a 50 m2 , +7% oltre 145 m2 ).

Compravendite immobiliari in Italia: per grandi città

I dati relativi alle otto principali città italiane confermano una generale tendenza all’espansione dei volumi delle compravendite: particolarmente rilevante, in considerazione delle dimensioni del relativo mercato, il tasso registrato a Milano (+11,4%), inferiore soltanto a quello di Genova (+11,9%). Roma rimane, in termini assoluti, la città con il maggior numero di compravendite (NTN 7.481); a Firenze si è avuto l’unico tasso negativo tra gli otto rilevati (-5,3%), per quanto più contenuto rispetto al -9,1% del trimestre precedente.

La serie storica del NTN dal 2011 mostra la generale tendenza positiva delle otto città a partire dal 2014, con poche eccezioni limitate a singoli dati trimestrali; si può osservare come Bologna sia l’unica città ad aver presentato, in questo trimestre, un tasso inferiore a quello del trimestre precedente, seppure ancora positivo. In termini di superficie compravenduta, per il complesso delle 8 grandi città il tasso di variazione tendenziale è lievemente più basso del tasso in termini di NTN (+5,3% contro +5,8%). Ciò avviene perché nelle tre città con i maggiori volumi di mercato (Roma, Milano e Torino) gli scambi di abitazioni hanno riguardato, mediamente, unità di taglio dimensionale più piccolo rispetto allo stesso trimestre del 2018. Si conferma un’espansione più solida per le compravendite di abitazioni più piccole (+10,3% fino a 50m2 , +8% da 50m2 ).

Andamento dei prezzi delle abitazioni in Italia

Gli ultimi dati disponibili dell’Eurostat relativamente ai prezzi nominali delle abitazioni riguardano il II trimestre 2019 e mostrano per la Ue, in termini di variazioni tendenziali annue (II trimestre 2019 rispetto al II trimestre 2018), un aumento di circa il 4,2% nell’area euro. Al contrario, l’Italia mostra nel II trimestre del 2019 un tasso tendenziale ancora negativo (-0,2%, secondo l’Istat); in particolare, la flessione tendenziale è da attribuire unicamente ai prezzi delle abitazioni esistenti che registrano una variazione negativa pari a -0,4% (in attenuazione dal -1,3% nel trimestre precedente). I prezzi delle abitazioni nuove, invece, aumentano su base tendenziale dello 0,1%, rallentando, quindi, rispetto al +1,5% del primo trimestre del 2019. Per l’Italia, infine, il clima del mercato immobiliare residenziale del III trimestre 2019 secondo il sentiment e alcuni fatti registrati dal Sondaggio congiunturale del mercato delle abitazioni in Italia è sintetizzabile in questi punti: 

  • la quota di operatori che segnalano pressioni al ribasso sulle quotazioni degli immobili sale al 34% e resta largamente superiore a quella di coloro che indicano un aumento delle quotazioni (salita al 7,4%); 
  • la quota di agenzie che hanno venduto almeno un’abitazione nel terzo trimestre del 2019 subisce di nuovo un calo (78,7%; era 81,7% nella precedente rilevazione); 
  • il 17,1% delle agenzie indica un aumento degli incarichi a vendere, dall’8% della precedente rilevazione; 
  • la mancanza di proposte di acquisto a causa di prezzi ritenuti troppo elevati dai potenziali compratori si conferma il principale motivo di cessazione dell’incarico a vendere, anche se la percentuale scende al 58,7% (era il 65% nella precedente rilevazione) e ad essa si affianca (al 57%, era il 48,8%) la presenza di proposte di acquisto ritenute insoddisfacenti perché a prezzi troppo bassi per il venditore; 
  • il margine medio di sconto sui prezzi di vendita rispetto alle richieste iniziali del venditore sale al 12,6% dal 9,8% della precedente rilevazione; 
  • tempi medi di vendita tornano ad aumentare, 7,5 mesi rispetto ai 6,3 mesi rilevati nel secondo trimestre; 
  • il mutuo ipotecario continua a finanziare la maggior parte degli acquisti (il 73,6%) e copre il 76,2% del valore dell’immobile; 
  • le attese degli agenti sul proprio mercato di riferimento peggiorano, con il saldo tra giudizi favorevoli e sfavorevoli sulle condizioni del proprio mercato di riferimento nel terzo trimestre che rimane in territorio negativo e scende al -6,5 per cento; 
  • le aspettative sull’evoluzione del mercato immobiliare nazionale nel trimestre in corso sono improntate a una maggiore cautela, con il 71,7% delle agenzie che si attende una situazione invariata, ma restano positive le prospettive nel medio termine (2 anni).

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