Moratoria sui mutui, informazioni più chiare dalle banche dopo l’intervento dell’Antitrust

Ha avuto esito positivo la “moral suasion” condotta dall’Antitrust su 12 banche e società finanziarie in relazione all’attuazione di misure riguardanti la sospensione dei mutui prima casa e i finanziamenti alle imprese.

L’Autorità aveva riscontrato una serie di criticità alla misure previste dai due decreti, poiché le banche e società finanziarie interessate tenevano condotte che potevano essere di ostacolo, per i consumatori e per le microimprese, all’accesso agli interventi di sostegno.

Le misure riguardavano in particolare la sospensione delle rate dei mutui prima casa e l’accesso ai fondi di garanzia per i finanziamenti alle imprese, misure previste dal Decreto Cura Italia e dal Decreto Liquidità. Le banche e società finanziarie coinvolte sono BNL; Banco BPM, UBI, Crédit Agricole, Credem, MPS; Banca Popolare Sondrio, Creval, BCC Pisa, Compass, Agos e Fiditalia.

Le problematicità più ricorrenti riguardavano l’assenza di informazioni sulla tempistica per avere accesso alla sospensione delle rate dei mutui e dei finanziamenti alle imprese e ai nuovi finanziamenti garantiti. Inoltre, la mancanza di chiare indicazioni sugli oneri per la sospensione delle rate, particolarmente riguardo all’aumento degli interessi complessivi rispetto al totale originariamente previsto a fronte dell’allungamento dei piani di ammortamento.

All’esito degli interventi di moral suasion, tutte le banche hanno inserito in modo evidente sui siti/documenti informativi/moduli di richiesta sia la tempistica massima di risposta alle richieste di sospensione ed erogazione per le tre misure dei dl Cura Italia e Liquidità, che notizie sui maggiori costi per gli interessi maturati nel periodo di sospensione delle rate (con esemplificazioni).

Anche le società finanziarie hanno modificato e integrato l’informazione sui tempi e sui costi e due di queste hanno specificato l’assenza di costi aggiuntivi non conteggiando interessi durante il periodo di sospensione delle rate.

 La trasparenza così ottenuta, con informazioni complete e chiare – sulla tempistica e sulle condizioni economiche – può contribuire ad assicurare a consumatori e imprese il sostegno economico indispensabile per affrontare l’attuale emergenza.

La guida completa all’ecobonus 110 in pdf dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la guida completa in pdf sull’ecobonus 110%.  La guida sull’ecobonus 110 o superbonus fornisce tutte le informazioni utili su requisiti, regole e interventi ammessi. 

Il bonus 110 per cento è una detrazione del 110% delle spese sostenute dal 1º luglio 2020 al 31 dicembre 2021 per gli interventi che aumentano l’efficienza energetica degli edifici. La guida dell’Agenzia delle Entrate sull’ecobonus 110 fornisce tutta una serie di casi pratici utili a capire il funzionamento dell’agevolazione introdotta dal decreto rilancio, fornendo inoltre indicazioni sulla possibilità di cedere il credito o di richiedere uno sconto immediato in fattura.

Ecobonus 110 su quali immobili?

per interventi effettuati sulle parti comuni di edifici condominiali, sulle unità immobiliari indipendenti e sulle singole unità immobiliari (fino ad un massimo di due). Non può essere fruito, invece, per interventi effettuati su unità immobiliari residenziali appartenenti alle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli)

Gli interventi ammessi

L’ecobonus 110 per cento spetta prima di tutto per gli interventi volti a incrementare l’efficienza energetica degli edifici e le misure antisismiche. A queste tipologie di spese, dette “trainanti”, si aggiungono altri interventi, a condizione però che siano eseguiti congiuntamente (“trainati”) ad almeno un intervento trainante: rientrano in questa categoria, per esempio, l’installazione di impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica sugli edifici e di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici.

I beneficiari dell’ecobonus 110%

possono accedere al Superbonus le persone fisiche che possiedono o detengono l’immobile (per esempio proprietari, nudi proprietari, usufruttuari, affittuari e loro familiari), i condomini, gli Istituti autonomi case popolari (IACP), le cooperative di abitazione a proprietà indivisa, le Onlus e le associazioni e società sportive dilettantistiche registrate, per i soli lavori dedicati agli spogliatoi. La guida chiarisce che i soggetti Ires (e, in generale i titolari di reddito d’impresa o professionale) possono accedere al Superbonus solo per la partecipazione alle spese per interventi trainanti, effettuati sulle parti comuni di edifici

Cessione del credito o sconto in fattura

l Dl Rilancio ha anche introdotto la possibilità per i contribuenti di scegliere, in alternativa alla fruizione diretta della detrazione prevista, di ottenere uno sconto dai fornitori dei beni o servizi (cd. sconto in fattura) o di cedere il credito corrispondente alla detrazione spettante. Questa possibilità riguarda le spese sostenute nel 2020 e nel 2021 per gli interventi ai quali si applica il Superbonus ma anche per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, di recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti (cd. bonus facciate) e per l’installazione di impianti solari fotovoltaici e di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici e prevede la possibilità di successive cessioni da parte del cessionario. 

Ecobonus 110, la guida dell’Agenzia delle Entrate

Qui è possibile scaricare la guida dell’Agenzia delle Entrate sull’ecobonus 110PDF iconhttps://st1.idealista.it/news/system/temporary/filefield_paths/guida_superbonus110_0.pdf

Quando avviene la perdita delle agevolazioni prima casa in caso di vendita

Con l’ordinanza n. 11221 dell’11 giugno 2020, la Cassazione ha ricordato quando avviene la perdita delle agevolazioni prima casa in caso di vendita. Vediamo a cosa bisogna stare attenti per conservare il beneficio.

Come chiarito, in caso di acquisto dell’immobile usufruendo delle agevolazioni prima casa, qualora l’abitazione venga trasferita prima del decorso del termine di cinque anni dalla data di acquisto, il contribuente perde il beneficio e deve versare le imposte non assolte nella misura ordinaria e la sovrattassa. La perdita delle agevolazioni prima casa in caso di vendita non si verifica se il contribuente procede all’acquisto di un altro immobile da adibire a propria abitazione principale entro un anno dall’alienazione.

Nello specifico, l’ordinanza della Cassazione ha ricordato quanto stabilito, in tema di agevolazioni prima casa, dall’art. 1, 4 comma, della nota 2-bis, della tariffa allegata al DPR n. 131 del 1986. 

Tale norma prevede la perdita delle agevolazioni prima casa, “con obbligo del contribuente di versare le imposte non assolte nella misura ordinaria, nonché la relativa sovrattassa, anche in caso di trasferimento dell’immobile acquistato prima del decorso del termine di cinque anni dalla data di acquisto, a meno che, entro un anno dall’alienazione, il contribuente abbia proceduto all’acquisto di un altro immobile da adibire a propria abitazione principale”. 

Secondo quanto sottolineato, “al fine di consentire al contribuente di evitare la decadenza dalle suddette agevolazioni sono, dunque, previste, con riferimento all’acquisto del secondo immobile, condizioni diverse rispetto a quelle stabilite, per la concessione delle agevolazioni medesime per l’acquisto del primo immobile. In particolare, mentre il riconoscimento del beneficio è subordinato al trasferimento della residenza del contribuente nel comune ove è ubicato l’immobile acquistato, il mantenimento dello stesso in caso di alienazione dell’immobile acquistato è subordinato alla più restrittiva condizione dell’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale”.

Quali sono le agevolazioni fiscali prima casa

Se il venditore è un privato o un’impresa che vende in esenzione Iva, le imposte da versare con i benefici prima casa sono:

  • imposta di registro proporzionale nella misura del 2% (invece che 9%);
  • imposta ipotecaria fissa di 50 euro;
  • imposta catastale fissa di 50 euro.

Se si acquista da un’impresa, con vendita soggetta a Iva, le imposte da versare con i benefici prima casa sono:

  • Iva ridotta al 4% (invece che 10%);
  • imposta di registro fissa di 200 euro;
  • imposta ipotecaria fissa di 200 euro;
  • imposta catastale fissa di 200 euro.

Investimenti immobiliari, i settori in crescita nonostante il covid

Come il coronavirus ha impattato sugli investimenti immobiliari del primo semestre 2020? I dati e le previsioni secondo Cbre.

Il volume degli investimenti nel Commercial Real Estate in Italia, stando a quanto rilevato da Cbre, nel primo semestre del 2020 si è attestato a quota 3,9 miliardi di euro, in calo del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando la cifra si era attestata a 5,2 miliardi di euro.

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La tendenza è quella al “flight to quality”: l’interesse degli investitori è cioè concentrato più sui prodotti core che su quelli value-add. Inoltre, rispetto alla media osservata dal 2015 a oggi, è in calo la quota di mercato detenuta dagli investitori stranieri, che passa dal 70% circa al 45%: la componente domestica ha giocato, in questo semestre, un ruolo chiave (55%), soprattutto per il peso di alcune grandi operazioni legate alle asset class uffici e retail.

Trend 2020 del settore uffici

Buoni i risultati del settore uffici, che chiude il trimestre a 1,2 miliardi di euro investiti. L’asset class raggiunge quindi, al primo semestre 2020, un volume pari a 1,8 miliardi, in crescita dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2019 quando la cifra aveva raggiunto gli 1,7 miliardi.

Protagonista assoluta degli investimenti è ancora Milano, che detiene il 72% del totale con 1,7 miliardi investiti (l’anno scorso erano 1,6 miliardi), mentre la capitale è stata interessata da investimenti per 380 milioni (contro gli 820 milioni dello scorso anno).

Si osserva poi un momentaneo rallentamento delle ricerche da parte degli occupier che, unito ai ritardi dovuti al periodo di lockdown, ha portato nella prima metà dell’anno a una riduzione dei volumi di assorbimento del 31% a Milano e del 70% a Roma rispetto allo stesso periodo del 2019.

Andamento del settore retail nel 2020

Anche il settore retail mostra una buona performance complessiva, per un totale di oltre 920 milioni investiti nel primo semestre. Nel comparto prevale in questo momento un atteggiamento cauto da parte degli investitori, in attesa di un assestamento degli impatti dell’emergenza Covid-19 in termini di riaperture e performance delle attività commerciali. Le aspettative per i prossimi mesi rimangono comunque positive, in particolare grazie all’avanzamento dei processi di ristrutturazione di grosse catene operanti nella grande distribuzione organizzata.

Il settore alberghiero ai tempi del covid

Il settore hotel ha raggiunto nel primo semestre 2020  quota 450 milioni investiti contro i 2,3 miliardi del 2019. Il settore alberghiero è stato colpito duramente dalla crisi legata alla COVID-19 in un momento di forte crescita, tuttavia l’interesse nei suoi confronti rimane ancora molto elevato. La stagione estiva sarà di certo fondamentale per comprendere come il settore sta rispondendo alla fase post-emergenza, ma gli operatori stanno già riscontrando segnali positivi relativamente alla componente domestica del turismo leisure, tuttavia fatta da prenotazioni last-minute.

Trend del real estate residenziale nel 2020

Nel corso di questo semestre si sono osservati anche i primi grandi investimenti istituzionali nel comparto residenziale in Italia, per un totale di circa 270 milioni di euro da inizio anno. Questa asset class, già da diversi anni interessata da una significativa crescita su scala globale, viene attualmente percepita dagli investitori come uno degli ambiti di investimento più sicuri in un contesto di generalizzata incertezza legato alla situazione Covid-19.

La mancanza di prodotto stabilizzato, caratteristica tipica del mercato italiano, viene in questo momento compensata da investimenti di natura value-add concentrati prevalentemente negli ambiti di trasformazione urbana della città metropolitana di Milano, a cui si aggiungono deal di portafoglio riguardanti iniziative di sviluppo in parte già completate.

Settore logistico nel 2020

Per la logistica semestre in crescita con 270 milioni di investimenti da inizio anno contro i 230 del 2019. Si conferma il forte interesse degli investitori per questa asset class, percepita in questo momento, assieme al residenziale, come uno dei settori più sicuri su cui investire. Sono state infatti avviate nuove operazioni di investimento anche durante il periodo di lockdown, che ampliano ulteriormente la già consistente pipeline attesa per la seconda metà dell’anno in corso.

Ecobonus 110 corsa al via: da seconde case a cessione del credito, i punti da chiarire

Ecobonus 110 corsa al via dal 1º luglio 2020.  Il bonus 110 per gli interventi di ristrutturazione che comportino un efficientamento energetico dell’immobile entra nel vivo. Ma sull’ecobonus 110 per cento sono ancora molti i punti da chiarire, dalle seconde case al mercato della cessione del credito.

Previsto dal decreto rilancio, l’ecobonus 110 per cento è una detrazione Irpef e Ires del 110% nell’ambito di tre grandi interventi trainanti, ovvero la “sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti” “sugli edifici unifamiliari” o sulle “parti comuni degli edifici”; “la sostituzione di impianti a pompa di calore, inclusi gli impianti ibridi o geoterminici; “il cappotto termico”, e infine “gli interventi antisismici”.

Se viene effettuato uno di questi interventi denominati “trainanti” l’ecobonus 110 viene esteso anche ai lavori tradizionali per il risparmio energetico, all’installazione di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici, e anche all’installazione di impianti fotovoltaici e sistemi id accumulo. Possono beneficiare del bonus 110% tutti i condomini e in caso di lavori su edifici di un unico proprietario solo se questo è una persona fisica.

Contenuto nel decreto rilancio, in corso di approvazione al Parlamento, la norma sull’ecobonus al 110 per cento, potrà subire ancora ulteriori modifiche. In particolare c’è un emendamento al vaglio della Commissione Bilancio che riguarda l‘ecobonus 110% per le seconde case.  Nell’emendamento al dl rilancio viene previsto l’allargamento dell’ecobonus anche alle seconde case unifamiliari, come le villette a schiera (mentre vengono escluse le case signorili, le ville e i castelli) e al terzo settore.  L’estensione dell’ecobonus 110% alle seconde case è consentito su un massimo di due unità immobiliari.

Un altro punto ancora incerto riguarda i decreti attuativi dell’Agenzia delle Entrate per l’ecobonus 110. Secondo quando previsto dalla norma, le modalità attuative per la detrazione o in alternativa per lo sconto in fattura o la cessione del credito devono essere stabilite da decreti attuativi dell’Agenzia delle Entrate, che a questo punto dovrebbero arrivare non prima della conversione definitiva del decreto rilancio.

Inoltre anche per quanto riguarda la cessione del credito d’imposta, alternativa allo sconto in fattura, per l’ecobonus 110, manca una “borsa” delle cessioni con soggetti accreditati per evitare le speculazioni di preventivi troppo gonfiati.

Per quanto riguarda i massimali di spesa del bonus 110, questi saranno rimodulati in base alla tipologia dell’edificio. Mentre la tanta anelata estensione dell’ecobonus 110 fino al 30 giugno 2022 avverrà, con ogni probabilità solo per gli interventi di efficienza energetica per le case di edilizia popolare.

Ecobonus al 110 per cento per la sostituzione degli infissi, le regole

E’ possibile sfruttare l’ecobonus 110 per cento per la sostituzione degli infissi. Ma come? Vediamo cosa dice la normativa.

L’ecobonus 110 per cento è stato previsto dal decreto rilancio (Dl 34/2020). L’ecobonus 110 per cento è una detrazione fiscale del 110% delle spese sostenute per gli interventi di efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico. Il beneficio è valido a partire dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021. La detrazione 110 si può recuperare in 5 rate annuali di pari importo.

Ma l’ecobonus 110 per cento può essere utilizzato anche per la sostituzione degli infissi? Come sottolineato dal Sole 24 Ore, che ha risposto a uno specifico quesito, se viene eseguito uno degli interventi agevolati, è possibile sfruttare l’ecobonus 110 per cento anche per la sostituzione degli infissi.

In base a quanto previsto, l’ecobonus 110 per cento spetta per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 in relazione a determinati interventi. Nello specifico: isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio con una incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo; interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento a condensazione o a pompa di calore; sugli edifici unifamiliari, solo se destinati ad abitazione principale, per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore.

Nel caso vengano effettuati tali interventi, è possibile usufruire dell’ecobonus 110 per cento anche per l’acquisto e la posa in opera di finestre comprensive di infissi e di schermature solari.

Come effettuare nel 2020 la detrazione della provvigione pagata all’agenzia immobiliare

Quest’anno i contribuenti avranno più tempo per presentare la dichiarazione dei redditi 2020 relativa all’anno di imposta 2019. La scadenza è infatti fissata per il 30 settembre. Tra le spese che è possibile detrarre dal modello 730 ci sono le provvigioni pagate all’agenzia immobiliare.

I compensi pagati a soggetti di intermediazione immobiliare per l’acquisto di un immobile da adibire ad abitazione principale sono detraibili nella misura del 19%, su un importo massimo di 1000 euro. Si può usufruire della detrazione se l’acquisto dell’immobile è effettivamente concluso. In caso di stipula del contratto preliminare, per poter usufruire della detrazione è necessario aver regolarmente registrato il compromesso.

La detrazione spetta a condizione che l’immobile acquistato sia adibito ad abitazione principale. In particolare:

  • per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente;
  • l’unità immobiliare deve essere adibita ad abitazione principale entro i termini previsti dalla lett. b) dell’art. 15 del TUIR, concernente la detrazione spettante per gli interessi passivi pagati per i mutui contratti per l’acquisto dell’abitazione principale e, quindi, ordinariamente entro un anno dall’acquisto, salvi i diversi termini per le eccezioni ivi previste

Considerato l’esplicito riferimento della legge all’acquisto dell’abitazione principale, la detrazione spetta esclusivamente all’acquirente dell’immobile; il venditore, pertanto, non può beneficiare della detrazione in esame anche se ha corrisposto la relativa provvigione all’intermediario immobiliare. La detrazione non spetta se le spese sono sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico. 

Se l’unità immobiliare è acquistata da più persone, la detrazione, nel limite di 1000 euro, va ripartita tra i comproprietari in base alla percentuale di proprietà. Il beneficio, pertanto, può essere attribuito al proprietario dell’immobile, in percentuale, qualora la fattura risulti intestata almeno a uno dei proprietari. Nell’ipotesi di

  • Fattura intestata a un solo proprietario, ma immobile in comproprietà, al fine di consentire la detrazione pro-quota anche al comproprietario che non è indicato nella fattura, sarà necessario integrare il documento annotandovi i dati di quest’ultimo
  • Immobile intestato a un solo proprietario, ma fattura cointestata al proprietario e a un’altra persona, al fine di consentire la detrazione dell’intero importo all’unico proprietario sarà necessario integrare la fattura, annotando che l’onere per l’intermediazione è stato sostenuto interamente da quest’ultimo
  • Fattura intestata esclusivametne a una persona che non sia prorietaria dell’immobile, le spese per l’intermediazione non potranno essere detratte neanche dal proprietario.

Requisiti agenti immobiliari

Per poter usufruire delle detrazioni gli immobiliari devono essere iscritti come agenti immobiliari in base alla legge n. 39 del 1989 che ne disciplina anche le modalità e funzioni.

Documenti da conservare

Documentazione da controllare e conservare. Con la Circolare 13.05.2011 n. 20, risposta 5.8 è stato precisato che:

  • la detrazione non spetta se la fattura rilasciata dall’intermediario immobiliare è intestata ad un soggetto non proprietario;
  • nel caso in cui la fattura è intestata ad un solo proprietario ma l’immobile è in comproprietà, è necessario integrarla con i dati anagrafici del comproprietario mancante;
  • se la fattura è intestata al proprietario dell’immobile e ad un altro soggetto non proprietario, è necessario che in fattura venga specificato (o integrato) che l’onere è stato sostenuto solo dal proprietario.

Cedolare secca, le scadenze e le info utili per il 2020

A giugno scade il termine per il pagamento del saldo

Giugno è anche il mese in cui effettuare il pagamento della cedolare secca 2020. Vediamo quali sono le date delle scadenze da segnare sul calendario e come pagare.

La cedolare secca è un regime facoltativo, che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali (per la parte derivante dal reddito dell’immobile). In più, per i contratti sotto cedolare secca non andranno pagate l’imposta di registro e l’imposta di bollo, ordinariamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione. La cedolare secca non sostituisce l’imposta di registro per la cessione del contratto di locazione.

La scelta per la cedolare secca implica la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente.

Scadenze cedolare secca

Se si opta per la cedolare secca, come detto, alla registrazione del contratto non vanno versate l’imposta di registro e l’imposta di bollo. Successivamente, per l’imposta sostitutiva, scadenze e modalità per acconto saldo sono le stesse dell’Irpef. A cambiare, però, è la somma dell’acconto, pari al 95% dell’imposta dovuta per l’anno precedente (dal 2021 passerà al 100%).

In generale, l’acconto non si paga nel primo anno di esercizio dell’opzione per la cedolare secca, poiché manca la base imponibile di riferimento, cioè l’imposta sostitutiva dovuta per il periodo precedente. Il pagamento dell’acconto, da eseguire se la cedolare secca per l’anno precedente supera i 51,65 euro, va effettuato:

  • in un’unica soluzione, entro il 30 novembre, se l’importo è inferiore a 257,52 euro;
  • in due rate, se l’importo è superiore a 257,52 euro (la prima, pari al 40% dell’acconto complessivamente dovuto, entro il 30 giugno e la seconda, il restante 60%, entro il 30 novembre).

Tuttavia, le due rate di acconto sono uguali, cioè entrambe del 50%, per i contribuenti che, contestualmente, esercitano attività per le quali sono stati approvati gli ISA, prescindendo dal fatto che li applichino o meno, e dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito dal decreto ministeriale di approvazione.

Il saldo si versa entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello cui si riferisce, o entro il 31 luglio, con la maggiorazione dello 0,40%. Per il versamento della cedolare secca, con F24, vanno utilizzati i codici:

  • 1840: Cedolare secca locazioni – Acconto prima rata;
  • 1841: Cedolare secca locazioni – Acconto seconda rata o unica soluzione;
  • 1842: Cedolare secca locazioni – Saldo.

Si avvicina la scadenza dell’acconto Imu, le criticità e i punti da chiarire

Mancano ormai pochi giorni al 16 giugno, data in cui è previsto il pagamento dell’acconto Imu 2020. Ma cosa sta accadendo e quali sono le criticità? idealista/news ne ha parlato con il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa.

Qualche giorno fa, nell’ambito dell’esame in Commissione Bilancio del disegno di legge C. 2500 Governo, di conversione del decreto legge 19 maggio 2020 n. 34 (decreto Rilancio), si è svolta l’audizione di Confedilizia. Tra le altre cose, il presidente Spaziani Testa ha affermato che “c’è un tema generale di Imu”. E ha messo in luce le problematiche. idealista/news lo ha contattato e ha chiesto un approfondimento in merito alle criticità legate proprio al pagamento dell’acconto Imu 2020 nel post emergenza Covid-19.

Si avvicina la scadenza per il pagamento dell’acconto Imu 2020 e ai Comuni è stata data la possibilità di differire i termini di versamento dei tributi locali di propria competenza. Proprio su questo punto il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato la risoluzione n. 5/DF, con la quale “viene precisato che è possibile il ricorso alla delibera di Giunta, sicuramente giustificato dalla situazione emergenziale in atto, con la precisazione però che tale provvedimento dovrà essere successivamente oggetto di espressa ratifica da parte del Consiglio Comunale. Viene altresì evidenziato che la quota Imu riservata allo Stato è sottratta alla disponibilità dei Comuni”.

Nel dettaglio, la risoluzione n. 5/DF – menzionando il comma 762 dell’art. 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 e il comma 777, lett. b) del medesimo art. 1 – ha specificato che il versamento dell’imposta deve essere effettuato in due rate, il 16 giugno e il 16 dicembre, oppure in un’unica soluzione entro il 16 giugno; è tuttavia data facoltà ai Comuni “stabilire differimenti di termini per i versamenti, per situazioni particolari”, tra i quali chiaramente rientra l’emergenza coronavirus. Ma attenzione. Secondo quanto sottolineato dalla risoluzione, non possono “essere deliberati dai Comuni interventi – anche di semplice differimento dei versamenti – aventi ad oggetto la quota Imu di competenza statale, relativa agli immobili a destinazione produttiva”.

Ma vediamo ora cosa ha detto a idealista/news il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, in merito all’imminente appuntamento con la scadenza per il versamento dell’acconto Imu 2020.

Il 16 giugno si deve versare l’acconto Imu. Nel corso dell’audizione per la conversione del decreto Rilancio ha posto l’accento sul fatto che era ed è necessario pensare almeno a un rinvio. Quali sono, a suo giudizio, i problemi che si presenteranno il 16 giugno?

“Sono essenzialmente problemi di disponibilità di risorse, di liquidità. Poiché si tratta di un’imposta di tipo patrimoniale, per essere pagata non può che avere come fonte o il bene stesso quando viene dato in affitto – e in questi casi ci sono grandissime difficoltà ad avere il pagamento dei canoni – o quando il bene non produce niente – si pensi ad esempio alla casa di villeggiatura oppure alla casa ereditata che si ha a disposizione anche involontariamente – redditi di altro tipo, da lavoro ad esempio. Se vengono a mancare i redditi da lavoro e i redditi da locazione, non c’è modo di pagare.

Non sarà per tutti così, ma temo che ci saranno degli incassi inferiori dovuti al fatto che molta gente non riuscirà letteralmente ad avere le risorse per pagare, perché oltre all’Imu ci sono anche altre esigenze, magari rate di mutuo da versare o altre esigenze extra-immobili. Insomma, chi ha un reddito da locazione, magari come unica forma di entrata, e non sta ricevendo i canoni, poniamo che si tratti di un locale commerciale, non si vede come possa trovare le risorse. Per chi ha altre difficoltà di lavoro, il problema è lo stesso.

Come minimo sarebbe stato necessario un rinvio generalizzato, ma non c’è stato neanche quello. Servirebbe però molto di più. Servirebbe una riduzione. Una rata in meno sarebbe stata la soluzione ideale, ma sappiamo che le risorse sono state utilizzate diversamente”.

Delegare ai Comuni la scelta di differire il pagamento cosa può comportare?

“Il governo ha ritenuto di non assumersi questa responsabilità e quindi oltre al problema sostanziale c’è anche un problema di chiarezza e di certezza del diritto. Perché comunque ogni contribuente, ogni proprietario, ha necessità di informarsi sulle eventuali scelte di differimento fatte dal Comune nel quale si trova l’immobile, che non è detto sia il Comune dove risiede, anzi molto spesso – per gli immobili pressati dall’Imu – si tratta di un Comune diverso da quello di residenza.

Non tutti hanno gli strumenti per informarsi, quindi possono esserci difficoltà a capire. Magari se il contribuente ha grandi difficoltà economiche aspetta l’ultimo secondo per sapere se il proprio Comune sceglie o non sceglie di spostare il pagamento.

Si alimenta quindi confusione e anche una differenziazione tra zone e parti di Italia che non ha senso per un problema così generale come quello che si è verificato in questo periodo. Rifugiarsi dietro all’autonomia dei Comuni mi sembra un formalismo di cui non c’era proprio necessità. Qui c’era un’esigenza generale, lo Stato – e quindi il governo in questo caso – si doveva assumere l’onere di prendere una decisione, caricandosi eventuali oneri dei Comuni”.

Nel corso dell’audizione, ha parlato tra le altre cose dell’importanza di facilitare l’utilizzo dei crediti d’imposta anche con riferimento alla possibilità di compensare il debito Imu…

“Per quando riguarda il problema relativo alla facilitazione dell’utilizzo dei crediti d’imposta, anche con riferimento alla possibilità di compensare il debito Imu, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare n. 14/E del 6 giugno 2020 sul credito d’imposta in cui ha interpretato la legge nel modo con il quale noi avevamo chiesto si intervenisse normativamente. Noi avevamo chiesto che si facilitasse la cessione del credito al proprietario. L’Agenzia delle Entrate dice che quel meccanismo che noi avevamo proposto di fare per legge – cioè che la cessione del credito potesse essere fatta in luogo del pagamento del canone, altrimenti il meccanismo non funzionava – si potrà fare. Il meccanismo sarà però attuabile, riteniamo, solo dopo che verrà varato il previsto provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate”.

Si ricorda che con la circolare n. 14/E del 6 giugno 2020, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che “il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa; o, in alternativa può essere ceduto. La cessione può avvenire a favore del locatore o del concedente, oppure di altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito per questi ultimi. Nell’ipotesi in cui il credito d’imposta sia oggetto di cessione al locatore o concedente il versamento del canone è da considerarsi avvenuto contestualmente al momento di efficacia della cessione, nei confronti dell’amministrazione finanziaria. In altri termini, in questa particolare ipotesi è possibile fruire del credito anche in assenza di pagamento, fermo restando, però, che deve intervenire il pagamento della differenza dovuta rispetto all’importo della cessione pattuita”.